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Una premier a Palazzo Chigi? Ci si ricorda delle donne solo quando la poltrona è scomoda per gli uomini

Di Maria Rosaria Miserendino
Pubblicato il 1 Feb. 2021 alle 12:01 Aggiornato il 1 Feb. 2021 alle 12:57
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Immagine di copertina
Credit: EPA/ETTORE FERRARI/POOL

“È arrivato il momento di una donna a Palazzo Chigi”, così impazzano i post sui social, subito dopo la crisi di governo che ha visto la resa di Conte. Ma siamo certi che una donna alla guida del governo, allo stato attuale, sia sinonimo di parità di genere e non anzi vittima del così detto fenomeno del “glass cliff” (in Italiano tradotto con “scogliera di cristallo”)?

Una delle difficoltà maggiori che le donne in carriera si trovano a dover fronteggiare è la “scogliera di cristallo”. L’espressione, coniata dai professori dell’Università di Exeter, Michelle K. Ryan and Alexander Haslam, indica quel fenomeno per cui in momenti di grave crisi – economica o politica – sembra che le donne abbiano una particolare probabilità di essere collocate in posizioni di leadership.

In questo modo, tali donne – che fino ad allora ricoprivano ruoli importanti, ma non apicali – sono poste in cima a una “scogliera di cristallo”, nel senso che le loro nomine di leadership sono particolarmente rischiose e qualsiasi errore potrebbe comprometterne definitivamente la carriera (diversamente da quanto accadrebbe ad uomo).

In Italia, come è evidente, la scena politica è decisamente governata dal sesso maschile. Non vi è mai stata una donna alla guida del governo, tantomeno della Presidenza della Repubblica. Le ministre, sebbene siano aumentate di numero negli ultimi anni, come hanno dimostrato i recenti avvenimenti, svolgono un ruolo ancillare.

Basta pensare al “ritiro” delle Ministre Bellanova e Bonetti da parte di Renzi. Sarebbe infatti errato parlate di dimissioni, visto che la loro capacità decisionale è apparsa assolutamente coartata da Matteo Renzi, malgrado rimanga ignota la base giuridica che ne legittima e conferisce il suddetto potere.

La capacità decisionale delle ministre è apparsa ancor più limitata durante la conferenza stampa del 13 gennaio, in cui l’unica vera prima donna – Matteo Renzi – ha monopolizzato la discussione, esprimendosi anche a nome delle ministre e consentendo loro di parlare quasi al termine della conferenza.

È doveroso ricordare che il governo Renzi è considerato il più virtuoso in termini di parità di genere. Bene, è chiaro che la strada da fare è ancora lunga.

Quindi, tornando alle scogliere di cristallo e l’ipotesi di una donna a Palazzo Chigi, è evidente che, in Italia, le donne siano assolutamente sotto rappresentate nei ruoli di leadership e al governo. 

È altrettanto evidente, che allo stato dell’arte, non vi sia alcuna ipotesi fattuale di una leadership femminile. Tuttavia è anche vero che affidare la guida del Paese ad una donna in questo momento significherebbe metterla su una scogliera di cristallo e restare a guardare – sperando che prima o poi caschi giù – portando con sé la responsabilità di un Paese in grave crisi politica, economica e sanitaria, nonché la responsabilità dinanzi alle istituzioni europee e internazionali.

Ciò non vuol dire che una donna a Palazzo Chigi non sarebbe capace di affrontare la sfida richiesta e portarla a termine con successo. Nella maggior parte dei casi infatti le donne che hanno assunto incarichi molto rischiosi si sono dimostrate assolutamente all’altezza dell’impegno richiesto ed hanno dato prova di una competenza al di sopra di ogni altro uomo.

Basti pensare a Christine Lagarde che nel 2011 fu la prima donna a guidare il Fondo Monetario Internazionale, nel momento di crisi peggiore dalla sua fondazione nel 1945, ovvero dopo la grande crisi dei subprime e lo scandalo Strauss-Kahn.

Il problema non è dunque la parità di genere, ma che ci si ricordi delle donne e delle competenze delle donne soltanto in momenti di crisi, quando nessun uomo vuole assumersi la responsabilità, tanto meno giocarsi la propria reputazione professionale.

Leggi anche: 1. Conflitto d’interenzi (di Giulio Gambino) / 2. Le ombrelline di Renzi: lui parla mentre le “sue” ministre dimissionarie tacciono (di Selvaggia Lucarelli)

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