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Nel Pd prende corpo il “modello Bologna”: via le minoranze, sì a sardine e M5s

Immagine di copertina
Mattia Santori ed Enrico Letta

AAA Candidati cercansi. Già perché a quanto pare non c’è tutta questa grande voglia di candidarsi per il seggio di “Primavalle”. Cominciò “Giuseppi” Conte con il “gran rifiuto” ma ora altri partiti lo stanno seguendo a ruota.

A ventiquattrore dalla scadenza dei termini – domani alle 12 – per presentare le firme a sostegno delle candidature per il collegio uninominale Roma 11, lasciato libero dalla 5 Stelle Emanuela Del Re (nominata rappresentante speciale della Ue per il Sahel), M5s e centrodestra non hanno ancora presentato un loro nome. E non è detto che alla fine non decidano di restare fuori alla contesa magari per fare convergere i propri voti su quelli di un altro partito come Palamara per il centrodestra (al di là delle smentite di rito, contatti sono in corso) o il candidato dem per i Cinqustelle. Staremo a vedere.

Intanto, a Bologna rischia di andare in onda l’anteprima di quello che potrebbe succedere nel Pd nei prossimi mesi. Qualcuno già parla di “modello Bologna”. Infatti nella città delle due torri, la lista dei democratici, con dentro la sardina Mattia Santori, non avrà come candidati Alberto Aitini, vice sindaco uscente e Virginia Gieri. I due hanno sostenuto alle primarie Isabella Conti, considerata la longa manus del “nemico” Renzi proprio nel capoluogo per eccellenza della ditta.

A nulla sono valse le intemerate dei giorni scorsi da parte dell’opposizione interna: a scendere in campo per Aitini erano scesi prima Andrea Marcucci e poi Alessandro Alfieri e Salvatore Margiotta. Il candidato sindaco Lepore, con il via libera di Letta, è andato avanti a muso duro, a costo di non far votare la lista all’unanimità dall’assemblea comunale del suo partito.

Il “modello bolognese” è chiaro: via le minoranze e avanti con la retorica delle sardine in alleanza con il M5S. È lo stesso destino che aspetta a Roma gli oppositori di Enrico Letta? Sono ormai in molti a chiederselo. E si avvicina sempre più il 1 settembre, giorno in cui, sempre a Bologna, il segretario del Pd presenterà la piattaforma Agorà, il cui vero obiettivo è quello di rinviare sine die il congresso dem cercando di rafforzare la figura dell’attuale segretario, soprattutto nel caso in cui le cose alle amministrative non dovessero andare per il verso giusto.

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