De Magistris: “Oggi 330 arresti per Ndrangheta, 12 anni fa da pm indagai le stesse persone ma fui fermato dai poteri forti”

Il sindaco di Napoli, ex magistrato, parla della maxi-operazione della Procura di Catanzaro: "Anche se con ritardo, viene riconosciuta la correttezza delle mie indagini. Ma non dimentico che chi ha preso quelle inchieste le ha demolite"

Di Giulio Cavalli
Pubblicato il 19 Dic. 2019 alle 16:51
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Luigi De Magistris, sindaco di Napoli. Credit: Facebook

Ndrangheta, De Magistris: “Dodici anni fa i poteri forti fermarono le mie indagini”

C’è molto della famosa inchiesta Why Not nella maxi-operazione che oggi, giovedì 19 dicembre, ha portato a 330 arresti coordinati dal procuratore di Catanzaro Nicola Gratteri. Per questo Luigi De Magistris, oggi sindaco di Napoli, ha vissuto gli esiti dell’operazione come un risarcimento per il lavoro da lui svolto anni fa nella veste di magistrato. TPI lo ha intervistato.

Luigi De Magistris, oggi sono stati arrestati uomini che lei già 12 anni fa aveva individuato come anelli di congiunzione tra mafia e massoneria. È una rivincita?

Ma no, rivincita no. Quella partita, da un punto di vista formale, ormai è stata chiusa e quelli che avevano interesse hanno portato a casa il risultato. Però c’è la soddisfazione di vedere che quello che avevo fatto era una giusta intuizione e che era doveroso seguirla: se non mi avessero bloccato, questi arresti li avrebbero fatti 12 anni fa. La cosa più brutta della mia vicenda è che è stato proprio il Csm a trasferirmi, poi sul Csm si è saputo quello che si è saputo, come il caso Palamara. Noi avevamo individuato un sistema e si sono mossi i massimi livelli per fermarci.

Non rivincita ma soddisfazione, quindi…

Soddisfazione di vedere che, anche se con ritardo, viene riconosciuta la correttezza delle mie indagini. Ma non dimentico che chi ha preso quelle inchieste le ha demolite.

Questa operazione, però, dimostra allora che Gratteri è libero e slegato da quelle logiche: questa è una buona notizia?

Si tratta di un’inchiesta coraggiosa, molto importante. Non sottovaluterei il coinvolgimento di Nicola Adamo, che all’epoca era segretario regionale dei Ds, o l’allora comandante provinciale dei carabinieri, Giorgio Naselli. Si parla di massonerie, si parla di commistioni tra politica e istituzioni e mafia. Per questo l’inchiesta di Gratteri punta molto in alto.

Si aspetta delle scuse?

Non ci spero più. Hanno avuto tante occasioni. Ma al Csm, dove ci sono magistrati che stimo molto, come Nino Di Matteo, forse quelle pratiche dovrebbero avere il coraggio di rivederle. Altrimenti si ha la sensazione che non si voglia fare completamente chiarezza. Sarebbe una bella pagina. Ma non ci spero.

Si ha comunque la sensazione che il tema delle mafie, della massoneria e della criminalità organizzata sia scomparso dall’agenda della politica…

È proprio così: non è più un tema centrale e non parlo solo di Salvini con la sua fissazione per l’immigrazione. L’emergenza nazionale è la questione morale, una disaffezione non colposa ma dolosa. Ancor più grave perché è trasversale: ci sono di mezzo due politici di centrodestra e di centrosinistra che potevano essere arrestati 12 anni fa. Dodici anni sono un’era in politica e in questi anni la politica ha avvallato tutto questo. Forse aveva ragione il Csm: il virus ero io, io ero incompatibile con l’ambiente circostante.

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