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Minacce ai giornalisti, Lamorgese: “Fenomeno in crescita, coinvolgiamo le prefetture”

La ministra dell’Interno ha presieduto oggi una riunione sulle contromisure da adottare contro il preoccupante aumento degli atti intimidatori. Nel 2020 già 83 episodi, con un trend di crescita rispetto agli anni 2018 e 2019

Di Lorenzo Zacchetti
Pubblicato il 25 Giu. 2020 alle 14:55
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Immagine di copertina

La ministra dell’Interno Luciana Lamorgese oggi ha presieduto una riunione in videoconferenza del Centro di coordinamento delle attività di monitoraggio, analisi e scambio permanente di informazioni sul fenomeno degli atti intimidatori nei confronti dei giornalisti.

“Sulle minacce e le intimidazioni nei confronti dei giornalisti coinvolgeremo le prefetture con tavoli di analisi del fenomeno a cui parteciperanno l’ordine professionale e le associazioni di categoria, da convocare, in tempi brevi, anche da remoto. La libertà di stampa rappresenta un presidio fondante della nostra democrazia, che va preservato e difeso in tutti i territori”, ha detto la ministra.

All’incontro hanno partecipato il viceministro all’Interno, Matteo Mauri, il Capo di Gabinetto, Matteo Piantedosi, il Capo della Polizia, Franco Gabrielli, il Vice direttore generale della Pubblica Sicurezza – direttore centrale della Polizia Criminale, Vittorio Rizzi, la vicepresidente, e il segretario dell’Ordine nazionale dei giornalisti, Elisabetta Cosci e Guido D’Ubaldo, e il Presidente della Federazione nazionale della stampa italiana, Giuseppe Giulietti.

Lamorgese ha ribadito che gli episodi di intimidazione e minaccia verso i giornalisti sono oggetto di costante attenzione, ai fini della tempestiva adozione dei necessari interventi e delle più idonee misure di tutela ed, in tal senso, ha ricordato la direttiva ai prefetti del 24 gennaio scorso, con cui è stato avviato un monitoraggio strutturato semestrale per conoscere e analizzare i fattori e gli scenari di rischio in sede locale, nonché le iniziative assunte e le misure adottate a livello territoriale. Ha inoltre preannunciato che gli esiti del primo monitoraggio, relativo al semestre gennaio-giugno 2020, saranno disponibili entro il prossimo mese di luglio.

La ministra ha ringraziato per l’impegno di Prefetture, Forze di polizia e rappresentanti del mondo dell’informazione, che ha consentito di sviluppare una proficua e intensa collaborazione anche al fine di migliorare l’attività sia in termini di prevenzione e repressione degli episodi di minaccia ed intimidazione. Ha quindi richiamato lo specifico contributo offerto dall’Organismo permanente di supporto, istituito presso il dipartimento della Pubblica sicurezza e presieduto dal prefetto Rizzi, che, oltre ad effettuare il costante monitoraggio del fenomeno, è chiamato ad elaborare gli strumenti di intervento operativo.

In base ai dati ad oggi disponibili, al 16 giugno, si contano 83 episodi, con un trend di crescita rispetto agli anni 2018 e 2019, dove si sono registrati, rispettivamente, 73 e 87 atti intimidatori. Gli episodi sono riconducibili a matrici e motivazioni di diversa natura, inquadrabili in macro aree di riferimento: atti provenienti da ambienti della criminalità organizzata (10 episodi nel 2020), atti riconducibili a motivazioni socio-politiche (37 episodi nel 2020) ed atti provenienti da altri contesti (36 episodi nel 2020). Nel 2018 e 2019 circa un quarto delle intimidazioni è pervenuta via social network (24% per il 2018 e 23,5% per il
2019), mentre per il periodo considerato dell’anno in corso il dato è notevolmente aumentato, attestandosi al 43%. Dal punto di vista della collocazione territoriale, 70 episodi sul totale complessivo hanno interessato le regioni Lazio, Campania, Sicilia, Calabria e Lombardia.

Sulla base di tali dati, ai fini di intensificare l’attività di prevenzione e di repressione del fenomeno, è stato condiviso con i rappresentanti dei giornalisti:

– di potenziare l’attività operativa contro il fenomeno con l’attivazione di tavoli con i referenti locali delle associazioni di categoria nelle prefetture delle aree che registrano la maggiore incidenza, anche al fine di definire a livello locale gli interventi più idonei alla prevenzione;

– di avviare iniziative di formazione congiunta;

– di rafforzare lo scambio di informazioni tra i diversi soggetti interessati;

– di rivolgere una attenzione specifica agli atti intimidatori diffusi sulla rete social, in evidente crescita.

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