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Milano, candidato sindaco cercasi: ipotesi Albertini per trovare un accordo nel centrodestra

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Gabriele Albertini. Credit: Ansa

Chi sarà il candidato Sindaco di Milano per il centrodestra? L’annuncio, che doveva essere “imminente” già la scorsa estate, è ancora congelato oggi, a cinque mesi dalle elezioni rinviate a causa del Covid-19. Il nome più caldo delle ultime ore è quello di Gabriele Albertini, già primo cittadino di Milano per due mandati, dal 1997 al 2006, ma la definitiva quadratura del cerchio non è ancora stata raggiunta.

I rapporti tra Lega, Forza Italia e Fratelli d’Italia sono piuttosto difficili, anche e soprattutto per via delle vicende nazionali, che vedono il partito di Giorgia Meloni all’opposizione del Governo Draghi (al contrario dei due alleati) e piuttosto infastidito per la vicenda-Copasir. I pontieri sono all’opera, per cercare di limare le divergenze e placare quel fuoco di veti incrociati che non consente di uscire dallo stallo. Lo stesso fatto che Matteo Salvini abbia messo sul tavolo il nome di Albertini (mentre Silvio Berlusconi preferirebbe Maurizio Lupi) è indicativo di una certa instabilità del quadro.

Intendiamoci: Albertini è una persona veramente molto rispettata a Milano e come Sindaco ha lasciato un buon ricordo, al punto che i sondaggi dicono chiaramente che sarebbe lui l’unico dei nomi fin qui ipotizzati a potersela giocare con Beppe Sala. Certo, c’è chi in queste ore sta ironizzando ricordandolo in mutande alla sfilata di Valentino, performance che gli valse un’esilarante parodia di Teo Teocoli a “Mai dire gol”, ma identificarlo con quel singolo exploit sarebbe ingeneroso.

Sono altre le considerazioni che lasciano un po’ perplessi. In primo luogo il fatto che, lo scorso giugno lo stesso Albertini avesse risposto un cortese ma deciso rifiuto a chi gli chiedeva la disponibilità a correre per Palazzo Marino: “Con tutto il piacere di sentirselo chiedere, è fuori luogo. Avendola già fatta come esperienza, so che è un impegno psicofisico troppo rilevante per un anziano. E io non posso negare di essere ormai tale”.

Al momento delle elezioni, Albertini avrà infatti 71 anni: li compirà il prossimo 6 luglio. È pur vero che Joe Biden a 78 guida la più grande potenza del mondo, ma il tema non è meramente anagrafico: la questione è capire se un Sindaco che è stato protagonista di un’era completamente diversa della città (quella, appunto del glamour e delle sfilate di moda) possa interpretare al meglio i bisogni di un territorio letteralmente messo in ginocchio dal Covid-19. Milano va profondamente ripensata, come ha fatto capire lo stesso Sala nei giorni scorsi e non va dimenticato che, già prima della pandemia, l’attuale Sindaco aveva parlato della necessità di “discontinuità da se stesso” nel secondo mandato.

Guardare al futuro con la lente (e i protagonisti) del passato è particolarmente complicato, ma questo pareva averlo capito lo stesso Salvini, che non troppe settimane fa faceva questo identikit del candidato Sindaco da proporre ai milanesi: un giovane, sposato, impegnato nel sociale e proveniente non dalla politica, ma dal mondo delle professioni.

Albertini, forse non tutti lo ricordano, è stato anche parlamentare italiano ed europeo, nonché candidato non eletto nel 2013 alle regionali lombarde, con una lista a supporto di Roberto Maroni. Non casualmente, lo stesso Salvini aveva proposto al resto della coalizione Roberto Rasia Dal Polo, un profilo decisamente più vicino alle caratteristiche tracciate dal leader della Lega. Eppure, come il diretto interessato ci ha raccontato, la sua disponibilità è stata congelata senza spiegazioni.

Come si passi da un manager e imprenditore classe ’74 a un ex Sindaco classe ’50, con tappe intermedie parlando di pluralità di candidati e possibili primarie, sembra il frutto di un telefono senza fili. E, a differenza del popolare gioco, in questo caso emittente e destinatario coincidono. I milanesi continuano ad attendere.

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