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Migranti, l’Italia dichiara i suoi porti “non sicuri” a causa del Coronavirus e chiude alle Ong

Di Anna Ditta
Pubblicato il 8 Apr. 2020 alle 14:37 Aggiornato il 8 Apr. 2020 alle 14:41
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Immagine di copertina
La nave Alan Kurdi Credit: Ansa

Migranti, l’Italia dichiara i suoi porti “non sicuri” a causa del Coronavirus e chiude alle Ong

A causa dell’epidemia di Coronavirus l’Italia ha deciso di dichiarare i suoi porti “non sicuri” e chiuderli alle navi delle Ong che soccorrono i migranti in mare. La misura è contenuta nella bozza di un decreto redatto dai ministeri degli Esteri, Trasporti, Interni e Salute, il cui contenuto è stato anticipato dall’Agi. “Per l’intero periodo di durata dell’emergenza sanitaria nazionale derivante dalla diffusione del virus Covid-19″, si legge nel testo, “i porti italiani non assicurano i necessari requisiti per la classificazione e definizione di Place of safety (‘luogo sicuro’), in virtù di quanto previsto dalla Convenzione di Amburgo, sulla ricerca e il salvataggio marittimo, per i casi di soccorso effettuati da parte di unità navali battenti bandiera straniera al di fuori dell’area Sar italiana”. La bozza di decreto è siglata dai quattro ministri interessati: Luigi Di Maio, Paola De Micheli, Luciana Lamorgese, Roberto Speranza.

Il decreto, che reca la data del 7 aprile 2020, arriva nel momento in cui la nave della ong Alan Kurdi, con a bordo 150 migranti, è in attesa dell’assegnazione di un porto di sbarco al largo di Lampedusa. Inoltre, secondo quanto riporta Alarm Phone, oltre 150 migranti sarebbero a rischio al largo della Libia. “Nella notte, siamo stati avvisati circa la presenza due barche in pericolo con 85 e 70 persone. Il contatto con entrambe è stato perso. Le autorità sono state informate, ma non rispondono adeguatamente. Non usare il Covid-19 come scusa per far morire le persone in mare!”, si legge in un tweet dell’organizzazione.

“Qualsiasi restrizione deve comunque assicurare che le persone che fuggono da guerre abbiano accesso alla possibilità di fare richiesta di domanda di asilo”, ha dichiarato Carlotta Sami, portavoce dell’Alto commissariato dell’Onu per i rifugiati (Unhcr) per il sud Europa. “Le misure sanitarie  sono comprensibili”, ha aggiunto, ma “non possono avere conseguenze gravi sulle persone che fuggono dalle guerre” e “impedire che si facciano domande di asilo”. La chiusura dei porti tuttavia di fatto impedirebbe la presentazione di queste domande. “Le persone continuano a fuggire dalla guerra in Libia, che l’epidemia da Coronavirus non ha fermato”, ricorda Sami, che sottolinea come oggi “la capacità di salvataggio nel Mediterraneo sia ridotta, e la Alan Kurdi sia “l’unica” nave ong nell’area”.

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