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Migranti, Di Maio e Lamorgese litigano sulla Tunisia. Ma il governo va verso una svolta securitaria

Di Luca Serafini
Pubblicato il 1 Ago. 2020 alle 09:14 Aggiornato il 1 Ago. 2020 alle 09:41
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Immagine di copertina

Il ministro degli Esteri che vuole bloccare i fondi per la cooperazione alla Tunisia, mentre quello degli Interni rivendica la necessità di aiutare economicamente Tunisi per ottenere in cambio procedure più rapide ed efficaci per i rimpatri. Il governo, ancora una volta, fatica a trovare una quadra sul tema dei migranti, assediato dalla propaganda salviniana e dalle pressioni di una buona parte del Pd, che chiede una svolta. E tuttavia, la linea sbandierata in queste ore da Di Maio e Lamorgese, pur nella diversità di vedute sugli aiuti alla Tunisia, sembra andare in senso opposto rispetto a quanto richiesto dai dem.

Intervistato da TPI, il deputato Pd Matteo Orfini aveva accusato la ministra degli Interni e il governo tutto di “non avere un piano”, di trasformare in emergenza una situazione gestibile e di perseguire la politica di finanziamento della guardia costiera libica. Ora che il fronte caldo sembra essersi spostato dalla Libia alla Tunisia, come spiegato in questa analisi dello Iai sul nostro giornale, le risposte dell’esecutivo sembrano andare ancora in ordine sparso.

Luigi Di Maio ha chiesto esplicitamente di rinviare la questione degli aiuti alla Tunisia con una lettera al comitato congiunto per la cooperazione allo Sviluppo della Farnesina. Lo stesso ministro degli Esteri, del resto, sul tema era già stato sibilino: “La questione degli sbarchi, unita al rischio sanitario con la pandemia è un tema di sicurezza nazionale. Noi non dobbiamo pensare a come fermare gli sbarchi, ma a come bloccare le partenze. Bisogna lavorare subito ad un accordo con le autorità tunisine affinchè sequestrino in loco e mettano fuori uso barchini e gommoni utilizzati per le traversate”.

Dal canto suo, Luciana Lamorgese si allinea sulla svolta securitaria e, in un’intervista al Corriere della Sera, afferma che verrà garantita “la tutela della salute pubblica delle nostre comunità locali” e che per i migranti economici “non c’è alcuna possibilità di regolarizzazione per chi è giunto in Italia dopo l’8 marzo 2020”.  “Lunedì scorso – prosegue Lamorgese nell’intervista a Fiorenza Sarzanini – ho incontrato a Tunisi il presidente della Repubblica Kais Saied e il presidente incaricato, il ministro dell’Interno Hichem Mechichi. Abbiamo concordato per agosto un incremento di rimpatri sui voli bisettimanali già riattivati lo scorso 16 luglio dopo lo stop imposto dal lockdown”.

Ma la linea del Viminale non è del tutto sovrapponibile a quella di Di Maio: per garantire i rimpatri per Lamorgese serve dare “opportunità economiche nelo loro paese” ai tunisini e, di conseguenza, un piano di aiuti economici può facilitare questo processo. Al di là della parziale differenza di vedute tra Di Maio e Lamorgese, chi difficilmente sarà soddisfatto delle strategie messe in campo dal governo è proprio quella parte di Partito Democratico che chiede di andare oltre un approccio meramente securitario sui flussi migratori, nonché di accelerare sulle modifiche ai decreti sicurezza, in un momento in cui gli sbarchi sono in costante aumento. Ma, come si sa, sui decreti Salvini l’esecutivo non si muoverà prima di settembre.

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