Covid ultime 24h
casi +21.994
deceduti +221
tamponi +174.398
terapie intensive +127

Il Mes fa emergere le fragili alleanze (sia tra i giallorossi sia a destra)

Di Carmelo Leo
Pubblicato il 29 Giu. 2020 alle 07:07
20
Immagine di copertina

Il Mes fa emergere le fragili alleanze (sia nel Governo, sia nel centrodestra)

Il Mes come strumento finanziario per far fronte alla crisi economica dovuta al Coronavirus fa litigare tutti: non solo il premier Giuseppe Conte e la cancelliera tedesca Angela Merkel, protagonisti ieri di un animato scambio di battute sul Fondo salva Stati, ma anche le varie anime della maggioranza di Governo e dell’opposizione. Tra chi spinge per l’utilizzo del Mes, che garantirebbe all’Italia circa 40 miliardi di euro, senza condizionalità, da usare per “spese sanitarie dirette e indirette” e chi invece continua a osteggiare la misura, temendo ingerenze future dell’Unione europea (attraverso l’intervento della Trojka) sulle politiche sociali dell’Italia. Ed è così che, in un Paese che ogni giorno continua a contare nuove vittime per il Coronavirus, che fatica a far rifiorire la propria economia e che teme l’arrivo di una seconda ondata di contagi in autunno, il dibattito sul Mes dimostra quanto siano fragili le alleanze, sia sul versante giallorosso che su quello dell’opposizione.

Gli equilibri nella maggioranza di Governo

Le posizioni delle due anime dell’esecutivo giallorosso sull’utilizzo del Fondo salva Stati sono ormai note. A spingere per il sì al pacchetto di misure da 40 miliardi è il Partito democratico, con Nicola Zingaretti che a questo proposito è stato molto chiaro: sarebbe sciocco – secondo il segretario dem – lasciarsi sfuggire dei fondi così ingenti, senza condizionalità, e perdere dunque una grandissima occasione di riformare la sanità italiana. Nel Movimento Cinque Stelle, invece, continua a essere forte il fronte del “no” al Meccanismo europeo di stabilità, guidato da uno scatenato Alessandro Di Battista. Il timore dei pentastellati, apparsi piuttosto uniti sul tema, è che subentrino delle condizionalità svantaggiose in un secondo momento, quando l’Italia ha già fatto ricorso ai fondi del Mes, comportando l’intervento della Trojka sulle nostre politiche sociali.

E il premier Conte? Il presidente del Consiglio dovrebbe essere la figura di raccordo dei due soggetti politici del suo Governo, ma al momento non si è sbilanciato molto sul tema del Mes. In una nota, pubblicata dal Corriere della Sera, Palazzo Chigi ha specificato che l’attuale posizione della maggioranza è per il “no” al Fondo salva Stati. Dichiarazione che ha mandato su tutte le furie il Pd. Il governatore della Toscana, Enrico Rossi, ha parlato di “linea demenziale” e di “sciocchezze antieuropeiste” del M5S sul Mes, mentre la sottosegretaria alla Salute Sandra Zampa ha aggiunto: “Il travaglio dei Cinque Stelle va rispettato, ma si diano una mossa, facciano subito una consultazione su Rousseau, perché il popolo italiano vuole i 36 miliardi del Mes”.

Conte ha anche assicurato che il tema del Mes verrà anche portato in Parlamento, per estendere la discussione a tutte le forze politiche. Sull’orientamento del Governo verso un “no” al Mes, in questa fase iniziale della trattativa, ha un peso specifico molto importante la volontà di attendere l’esito del dibattito sul Recovery Fund, ma anche di non essere il primo Paese a ricorrere al Fondo salva Stati, per motivi di immagine agli occhi degli altri Stati membri. E proprio su questo tema ieri si è consumato uno scontro a distanza tra Conte e Angela Merkel. “Il Recovery Fund – ha detto la cancelliera tedesca in un’intervista a La Stampa – non può risolvere tutti i problemi, ma non averlo rafforzerebbe il problema. Una disoccupazione troppo forte in un Paese può avere un effetto esplosivo. I pericoli per la democrazia sarebbero a quel punto maggiori. L’Italia pensi ad attivare il Mes”. Immediata la risposta del premier: “Rispetto le opinioni della Merkel, ma a far di conto per l’Italia è il sottoscritto con Gualtieri e i ragionieri dello Stato e con tutti i ministri. Ci stiamo predisponendo per un piano di Recovery plan italiano a settembre”.

Il dibattito sul Mes, però, dimostra come il Pd sia stufo della continua indecisione del premier, che non ha preso una posizione netta sull’argomento. Il motivo, secondo i dem, è che Conte è troppo legato al M5S, per cui non sa che strada prendere a proposito del dibattito interno ai pentastellati. Ciò che è certo è che la discussione sul Fondo salva Stati si unisce a quella sul decreto Semplificazione, annunciato giorni fa e slittato a metà luglio, sullo stesso Recovery Plan di settembre, sulle alleanze per le elezioni regionali che non prendono ancora forza e tutti i dossier ancora aperti (da Ilva a Alitalia, da Autostrade a Regeni).

Cosa pensa del Mes l’opposizione di centrodestra

Anche nel centrodestra però non c’è un fronte compatto sul Mes. Mentre Lega e Fratelli d’Italia continuano la loro campagna contro la possibilità che l’Italia abbia accesso al Pandemic Crisis Support (la linea di credito equivalente a massimo il 2 per cento del Pil di ogni Paese) prevista dal Meccanismo europeo di stabilità. “Al governo ci torniamo il prima possibile. Il Mes? Lo fermiamo”, ha detto il leader del Carroccio Matteo Salvini. “Quelli del Mes – ha aggiunto – sono i soldi del Monopoli. Quando giocavo da ragazzino ero ricchissimo, costruivo un sacco di alberghi, sono arrivato a 47 anni ma gli alberghi non li ho”.

“Lo stanno rifiutando tutti, dalla Grecia alla Spagna e alla Francia – ha detto la leader di Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni, a proposito del Mes – la Merkel si occupi di Germania che all’Italia ci pensiamo noi. In Parlamento vedremo chi sarà con noi e chi invece ci vuole consegnare alla troika. La posizione di Fratelli d’Italia è chiara: il Mes è una trappola, e l’Italia non deve caderci dentro”.

La sorpresa però è che Forza Italia prende decisamente le distanze dalla linea antieuropeista dei suoi due grandi alleati. Anna Maria Bernini, presidente del partito di Silvio Berlusconi, ha definito la Germania “il nostro principale alleato nella difficile trattativa sia per non ridurre i 750 miliardi del Recovery Fund, sia per anticiparne l’arrivo”. Sul Mes, Bernini ha detto che si tratta di “uno strumento subito disponibile, basterebbe avere pronti piani mirati di investimento per rafforzare ospedali e presidi territoriali, aumentare numero e stipendi di medici e infermieri e mettere in sicurezza aziende, uffici e scuole. Invece si resta sempre in mezzo al guado, tra litigi e rinvii”. “Se le risorse del Mes ci sono – ha aggiunto la capogruppo di Forza Italia alla Camera, Mariastella Gelmini – sono convenienti e senza condizioni, è un peccato non usarle. Noi abbiamo una posizione di buon senso, queste risorse vanno usate per prepararci nell’ipotesi, che ci auguriamo non accada mai, di una seconda ondata del virus”.

Leggi anche:

1. Il governo rischia di cadere sul Mes: il “no” di 7 senatori M5S fa tremare Conte / 2. Altro che Semplificazioni, il decreto contro la burocrazia rallenta (ancora) il governo / 3. Vitalizi, il Senato annulla il taglio: accolti i ricorsi degli ex parlamentari. La Lega vota contro

4. Il M5s perde pezzi. Ora la maggioranza al Senato è in bilico / 5. Fuga dal M5S: dopo Ermellino e Riccardi, altri parlamentari pronti all’addio / 6. L’Italia può farcela, ma la classe dirigente deve pensare alla storia e non ai propri interessi e carriere personali (di Goffredo Bettini)

20
Accesso

Se non ricordi la tua password o in precedenza usavi un account social (Facebook, Google) per accedere, richiedi una nuova password.