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Manifestazione Lega, Salvini ora ci ripensa per paura di assembramenti: “Meglio a luglio”

Di Redazione TPI
Pubblicato il 21 Mag. 2020 alle 13:15 Aggiornato il 21 Mag. 2020 alle 15:20
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Immagine di copertina
Credit: Facebook Salvini

Matteo Salvini ritorna sulla manifestazione del 2 giugno e spiega come non sarà una vera e propria “piazza”. Sarà più una serie di “presidi in ogni città capoluogo di regione con i parlamentari”. Con queste parole, in un’intervista rilasciata al Corriere della Sera, il leader della Lega comunica che “Una manifestazione di piazza vera ci sarà solo a inizio luglio. Del resto il 2 giugno cade nel periodo controllato e non c’erano dati epidemiologici sufficienti per far muovere le persone”.

Dalla grande piazza di centrodestra ai gazebo e sit-in in varie località italiane. Difficile contare sulla partecipazione di un intero popolo in un periodo simile, soprattutto quando vige il divieto di spostamento tra le regioni fino al 3 giugno. Questo Salvini lo sa bene e per questo motivo ha rimandato a luglio la data della manifestazione.

Sfumata la piazza del centrodestra unito il 2 giugno per dare “voce all’altra italia” quella che protesta contro il decreto rilancio e voleva farsi sentire. Così spiegava Salvini al termine dell’incontro con i vertici del centrodestra il 19 maggio: “Su richiesta dei tanti italiani che ci hanno scritto stiamo lavorando per trovarci insieme in piazza il 2 giugno a Roma, ovviamente con tutte le misure di sicurezza. Saremo senza bandiere ma a fianco degli italiani. Non è possibile che il decreto Rilancio ancora non sia stato pubblicato”.

Il 2 giugno itinerante del centrodestra era stato anticipato da Giorgia Meloni. La leader di Fratelli d’Italia aveva dichiarato: “Il 2 giugno, insieme come centrodestra vogliamo, dare voce al dissenso degli italiani. Vogliamo dare voce a quell’Italia che non crede più nelle promesse di questo Governo” per poi sottolineare che su un vero e proprio punto di incontro fisico i tre leader del centrodestra stavano lavorando: “In momenti come questo bisogna far trottare la fantasia” e dividerla in presidi più piccoli e sparsi per i capoluoghi di regione italiani.

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