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Effetto Draghi: Salvini cambia rotta sui migranti e dice sì al Recovery Fund

Immagine di copertina
A sinistra Mario Draghi. A destra Matteo Salvini

Dopo il colloquio con il premier incaricato e il sì al governo di "larghe intese", Matteo Salvini sembra voler abbassare i toni. L'obiettivo? Non arrivare allo scontro con Pd e Leu prima che si formi il nuovo esecutivo. E ambire a un incarico governativo

Effetto Draghi: Salvini cambia rotta sui migranti e dice sì al Recovery

“Torna il bel tempo e, tra ieri notte e oggi, a Lampedusa sono sbarcati in 400. Per la Lega tornare a difendere i confini e la sicurezza degli Italiani è fondamentale. Anche su questo chiederemo che cosa ne pensi il professor Draghi”, il commento di Matteo Salvini all’approdo di 400 migranti sulle coste dell’isola siciliana lanciato sui social solo quattro giorni fa sembra già un ricordo lontano. È l’effetto Draghi: dopo il colloquio di sabato 6 febbraio con l’ex numero uno della Bce il leader del Carroccio accusato di “sequestro di persona” nell’estate del 2019 sembra aver cambiato linea.

Fa rumore il silenzio di ieri: Salvini non ha proferito parola sull’arrivo al porto di Augusta della Ocena Vikings, la nave operata da Medici Senza Frontiere e Sos Mediterraneé che al largo della Libia ha messo in salvo 422 migranti. E a chi, in un punto stampa a Milano, gli chiedeva se avesse cambiato rotta sull’immigrazione, l’ex ministro dell’Interno ha risposto: “Sul tema immigrazione proporremo l’adozione della legislazione europea. A noi va bene che l’immigrazione in Italia sia trattata com’è trattata in Francia e in Germania. Con le stesse regole”.

Significa adeguarsi al regolamento di Dublino, che molti stati vorrebbero riformare e che Salvini ha attaccato in passato perché al momento prevede che sia il Paese di approdo dei richiedenti asilo a doversi occupare della loro accoglienza. Ma il segretario del Carroccio evita abilmente il tema e scansa le polemiche che fino a quattro giorni fa erano al centro della sua propaganda, conscio che ogni passo falso dopo il Sì al governo di larghe intese potrebbe incendiare gli animi di Pd e Leu, già preoccupati della possibilità che l’ex inquilino del Viminale entri in maggioranza.

L’eco di Draghi a Bruxelles

A certificare il cambio di linea (almeno nei toni) è anche il deputato Garavaglia, che sull’immigrazione dice “no a posizione ideologiche”. Intanto a Bruxelles volano stracci tra il leader dei sovranisti europei del gruppo Identità e democrazia, il leghista Marco Zanni, e il suo vice tedesco di Afd Joerg Meuthen. È sempre l’effetto Draghi: dopo l’accusa al premier incaricato di essere “un brutto scherzo”, “maestro in materia di debiti che viene per far prendere agli italiani i miliardi del Recovery” mossa da Meuthen, Zanni ha difeso l’economista e gelato il suo vice.

“Se qualcuno all’estero critica il professor Draghi per aver difeso l’economia, il lavoro e la pace sociale europea, quindi anche italiana, e non solo gli interessi tedeschi, questa per noi non sarebbe un’accusa, ma un titolo di merito”, ha dichiarato. Al richiamo delle sirene europeiste ha risposto anche un altro eurodeputato del Carroccio, Gianantonio Da Re, il quale ha addirittura dichiarato che nel gruppo sovranista, i tedeschi “sono un’anomalia” e “dovrebbero andare tra i non iscritti, con i Cinque Stelle”.

Effetto Draghi su Salvini: oggi il possibile sì al Recovery

Ma la vera svolta potrebbe arrivare oggi nel voto in Parlamento Europeo sul regolamento sulla ‘Recovery and resilience facility’ che sblocca i fondi europei d’emergenza, su cui la Lega avrebbe già deciso di votare sì dopo che in quattro passaggi diversi ha votato contro o si è astenuta, l’ultima volta solo l’11 gennaio scorso. Ieri sera una nota diffusa dallo staff del partito ha fatto sapere che “parlamentari, economisti e tecnici della Lega sono al lavoro in queste ore in vista del voto”.

“La Lega, che si astenne sul documento in commissione ai tempi del governo Conte, attende l’incontro col professor Draghi previsto per domani prima di prendere la decisione definitiva. Se invece dell’Austerity praticata in passato si passasse ad una fase di investimenti, di crescita e di rilancio economico, senza aumento di tasse ma liberando energie e risorse in ambito pubblico e privato, lo scenario cambierebbe completamente”, si legge nel comunicato.

“Un conto era il silenzio del precedente governo, che non ha coinvolto nessuno nella stesura del Recovery, altro sarebbe un piano di investimenti”, ha aggiunto l’ufficio stampa di Via Bellerio. Il motivo dunque non sarebbe la strenua opposizione ai prestiti europei o la solidarietà al leader ungherese Victor Orbàn mostrata nel voto di dicembre insieme a Fratelli d’Italia, ma il cambio al vertice di Palazzo Chigi. E la possibilità di ricoprire un incarico governativo.

Entrare nell’esecutivo di larghe intese adesso significa ambire alla carica di ministro – quello dell’Agricoltura o della Difesa secondo i retroscena – e, come scrive Marco Antonellis su TPI, in futuro, a quella di premier, considerato anche che per Salvini il governo nascente dovrebbe essere “limitato nel tempo”. Ma intanto farne parte è un’opportunità unica per rimediare agli errori commessi nell’estate del Papeete. Così ghiotta da cambiare rotta su tutto.

Leggi anche:1. Borghi (Lega) a TPI: “Sostegno a Draghi è la scelta più sovranista che possiamo fare” 2. Lega, svolta europeista anche a Bruxelles: difende Draghi dai sovranisti tedeschi 3. Majorino (Pd): “Alleanza con la Lega? Salvini in maggioranza è un errore per l’azione di governo: di lui non ci si può fidare”

 

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