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Il piano di Di Maio per fermare Di Battista e Fico e conservare la guida del M5S

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Il piano di Di Maio per fermare Di Battista e Fico

Un piano per fermare Alessandro Di Battista e Roberto Fico e conservare la guida del M5S: il tatticismo di Luigi Di Maio nel corso della trattativa con il Pd per la formazione di una nuova alleanza di governo avrebbe anche un secondo fine. Stando a quanto descritto oggi, lunedì 26 agosto, dal quotidiano Repubblica il vicepremier e ministro del Lavoro avrebbe imposto al segretario Dem Nicola Zingaretti il nome di Giuseppe Conte come premier anche come soluzione per mantenere, in ogni caso, una posizione di vertice nel Movimento 5 Stelle.

Il Partito Democratico ha chiesto di non trattare a partire dai nomi, bensì dai contenuti, dai programmi, e ha chiesto per Palazzo Chigi la sostituzione di Conte come segno di “discontinuità” con il passato. Di Maio ha invece ribadito che l’unica ipotesi in campo è il Conte-bis. Una posizione, quella del capo politico del Movimento, che potrebbe avvantaggiarlo nella tenuta del partito, sia in caso di successo che di fallimento dei negoziati con i Dem.

In caso di voto in autunno, anche se il M5S andasse al voto con Conte candidato premier, a guidare il partito resterebbe Di Maio, forte di un patto di ferro con Davide Casaleggio. Il Movimento 5 Stelle, spiega Repubblica, si presenterebbe alle urne con meno voti e meno seggi, ma uguale potere. Se si considerano gli ultimi sondaggi, che segnalano una Lega in calo dopo la crisi di governo e i pentastellati che tengono, Di Maio immagina di poter mantenere centralità.

Di Maio attento a Di Battista e Fico

L’obiettivo di Di Maio sul fronte interno è quello di evitare che conquisti spazio Alessandro Di Battista, tra i big il più vicino alle posizioni delle destre e contrario a un’intesa con il Pd. In caso di ritorno all’accordo “gialloverde” l’ex deputato “Dibba” potrebbe anche chiedere un posto da ministro.

Per quanto riguarda invece Roberto Fico, il presidente della Camera non si sarebbe affatto sfilato dalla partita per eventuali ruoli di governo. Repubblica ricorda che la terza carica dello Stato, ala sinistra del Movimento, non ha alcun motivo per mettersi contro Conte in questa fase. La sua sintonia con il presidente del Consiglio è stata spesso migliore di quella con il capo del suo partito. E non intende tradire il suo ruolo istituzionale. È l’altra pedina che Di Maio deve controllare. Il veto su Conte e la linea dura che rischia di far saltare l’accordo con il Pd aiutano anche in questo caso.

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