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M5S, Paragone: “Non voto la fiducia al governo con il Pd, forse torno a fare il giornalista, i Dem sono una sciagura”

Il senatore contro l'accordo con i Dem

Di Donato De Sena
Pubblicato il 28 Ago. 2019 alle 13:34 Aggiornato il 28 Ago. 2019 alle 13:42
Immagine di copertina
Foto dalla pagina Facebook di Gianluigi Paragone

M5S, Paragone: no al governo con il Pd

Quasi certamente il senatore M5S Gianluigi Paragone non voterà la fiducia al nascente governo con il Pd. Il parlamentare e giornalista, candidato per la prima volta dai pentastellati proprio alle Politiche 2018, lo sta ribadendo in continuazione, con interviste e interventi televisivi, confermando le divisioni interne al Movimento.

“Nel caso di intesa con la Lega resto nel gruppo parlamentare M5S. Nel caso di un accordo con il Pd vediamo…”, aveva detto ieri Paragone nel corso della trasmissione tv Agorà. “Per coerenza, il mio voto di fiducia non arriverà. Per il semplice motivo che questa sinistra è la peggiore sinistra possibile. Il Movimento 5 Stelle poteva e può essere l’anima socialista di questo Paese…”, sono state invece le parole pronunciate dal senatore oggi, nel corso di Omnibus.

Si tratta delle stesse perplessità espresse anche in un’intervista rilasciata al quotidiano La Stampa. A una domanda sul voto di fiducia il giornalista ha dichiarato: “No. Se il M5S riterrà che un’eresia di fondo ci possa stare e la tollererà, sarò contento. Se mi si dice che questo voto sarebbe contrario a tutte le regole me ne andrò al gruppo misto, fino all’approvazione della Legge di bilancio, che voglio vedere come sarà”.

Paragone: “I Dem sono una sciagura”

Paragone dice di non essere intenzionato a passare alla Lega di Matteo Salvini. Potrebbe però dimettersi da senatore per tornare a lavorare nel mondo dei media. “Il verbo ritornare non è riferito alla Lega ma al giornalismo. Tornerei a fare il mio mestiere, come Gruber, Santoro, Polito, Scalfari”, ha detto Paragone.

Che poi ha spiegato le sue condizioni: “Non voto la fiducia a questo governo a meno che non entrino Stefano Fassina o Emiliano Brancaccio al ministero dell’Economia. Dobbiamo dare il segnale di aver capito la lezione: al centro deve esserci il popolo e il lavoro, non l’Europa della finanza”.

Non sono mancate le accuse ai Dem: “Il Pd è il partito delle élite e i lavoratori lo hanno già detto, un anno fa. Quello è un partito dei fichetti che abitano in centro, non ha le periferie nei radar. Per questo il M5S ha preso una valanga di voti alle Politiche”. Per Paragone il partito di Nicola Zingaretti “è una sciagura”.

“Cosa accadrà adesso non lo so, a me interessa cosa succede nel Paese: abbiamo detto che le Politiche dei governi passati hanno raddoppiato i poveri a 5 milioni. Io ci credevo e per questo non posso allearmi con chi ha fatto politiche sciagurate. Il Pd è una sciagura”, ha affermato ancora parlando alla Stampa.