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Firmano contro il Mes, ma non sanno cosa sia: quegli italiani che hanno sempre bisogno di un Capitano

Di Fabio Salamida
Pubblicato il 9 Dic. 2019 alle 19:19 Aggiornato il 9 Dic. 2019 alle 19:45
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Immagine di copertina
Matteo Salvini e la raccolta firme contro il Mes Credit: Twitter

Firmano contro il Mes ai banchetti della Lega, ma non sanno cosa sia

Sta facendo molto discutere un servizio diventato virale prodotto dalla testata giornalistica alaNEWS, che ha intervistato alcune persone che nell’ultimo weekend hanno firmato “contro il Mes” ai banchetti organizzati in tutta Italia dalla Lega.

Le assurde risposte degli intervistati davanti agli stand della Lega

Il primo intervistato racconta di aver messo una firma senza sapere “per cosa bisognava votare”, la seconda liquida il giornalista con un “per me qualsiasi idea di Salvini va bene”.

Cosa è e a cosa serve il MES, Meccanismo Europeo di Stabilità, il cosiddetto Fondo salva-Stati

E ancora: “Se è un aiuto a Salvini firmo”, spiega un ragazzo visibilmente imbarazzato; “Ho firmato per il Mes” risponde sicuro un signore, ma alla domanda del giornalista che lo interroga su cosa sia il Mes indugia e alla fine ammette: “Non lo so però va bene”.

“Per la protesta di tutto” dice un altro dei firmatari. “Io firmo sempre, anche senza sapere, perché il concetto è quello giusto”, confessa invece una signora. C’è poi qualcuno che sembra avere le idee più chiare, o almeno ne è convinto, come un uomo che risponde sicuro: “Il Mes è uno dei tasselli per arrivare alla distruzione dello Stato italiano e quindi dei cittadini italiani” (eh la Madonna, ndr).

In chiusura di servizio, spazio alla genialità di una donna che si piazza davanti alla telecamera e spiega: “Io voglio dire che la Germania è un punto importantissimo per l’Europa, quindi mi raccomando, dobbiamo aiutarci tra di noi, facciamo parte dell’Europa, aiutiamoci!”. Non contenta, rincara la dose: “Sono per Salvini, perché io amo Salvini e so che è una persona in gamba e intelligente e capirà che la Germania deve essere sempre il punto centrale dell’Europa, perché è il punto forte. Poi noi abbiamo bisogno di aiutarci con i salva stati che poi non è che io me ne intenda… Però dobbiamo sempre aiutarci tra di noi”. Alla faccia del cosiddetto “sovranismo” insomma, però ha firmato convinta.

In quelle interviste emerge un inquietante spaccato del cosiddetto “paese reale”. Le persone firmano, non sanno per cosa, ma “se lo dice Salvini” per loro va bene tutto. Per loro la politica è tifo, rinuncia totale ad avere una propria idea per sottomettersi anima e corpo a degli slogan, a delle notizie false o parziali, alle improbabili promesse di chi sa bene che loro non sanno, ma eseguono ogni ordine.

Firme contro il Mes e pro Lega: a chi serve un Capitano

Sono le persone che l’altro ieri tifavano Berlusconi, ieri tifavano Grillo, oggi tifano Salvini, domani chissà. Persone che da decenni votano quei politici che non parlano dei bisogni della comunità, ma del bisogno particolare del singolo: un bisogno che va dal sussidio al condono, dal curriculum del figlio al migrante nero da usare come capro espiatorio di tutti i mali.

Il cosiddetto “paese reale” è anche questo: persone che non sanno e cedono i loro dati personali senza neanche leggere sul retro di quei questionari per quale causa stanno regalando il loro numero di telefono, il loro indirizzo mail, il loro domicilio, a un partito politico. Persone che non sanno e che domani regaleranno il loro voto a qualcuno che li farà stare peggio, per poi regalarlo in futuro a qualcun altro che li farà stare ancor peggio, sempre senza sapere perché.

È una vecchia storia, quella di un popolo che odia i politici ma che in fondo li ama, soprattutto quando quei politici sembrano somigliare al popolo. Un popolo che “piove governo ladro”, ma che secondo l’ultima statistica pubblicata da “The Tax Research LLP” è quello che posiziona l’Italia al primo posto al mondo per evasione fiscale, con 190miliardi di euro (quasi cinque volte l’ultima finanziaria) e con un rapporto tra tasse evase e gettito fiscale che vale il 23,29 per cento delle entrate fiscali dello Stato, il quarto più alto in UE dopo Romania, Grecia e Lituania.

In quei banchetti risuona anche un altro triste primato italiano, quello sulla quantità di analfabeti funzionali (28 per cento della popolazione secondo un’indagine Piaac), persone capaci di leggere e scrivere, ma che hanno difficoltà a comprendere testi semplici e sono spesso prive di svariate competenze fondamentali per la vita quotidiana.

Insomma non c’è molto da stupirsi per le risposte a quelle interviste, ci sarebbe da riflettere seriamente su come dovrebbe cambiare il rapporto tra molti italiani e i loro rappresentanti, un rapporto malsano, ancora fermo alle scarpe spaiate di Achille Lauro.

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