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Il pericoloso rapporto della Lega con le armi: mentre Salvini tiene il mitra in mano, in Italia c’è un boom di licenze

Immagine di copertina
Il vicepremier e ministro dell'Interno Matteo Salvini imbraccia un fucile durante la sua visita alla Fiera Hit Show a Vicenza. Credit: ANSA/RAFFAELE CESARANO

Non c’è solo quello di cui tutti stanno parlando dietro al post ormai tristemente famoso di Salvini che impugna tutto concentrato un mitra, pronto a difendersi (così si legge dal tweet) dai suoi nemici. La Lega, fin dall’inizio della legislatura ha continuato, e continua, pericolosamente, a lisciare i produttori di armi con piccoli segnali che potrebbero passare inosservati e che invece si riflettono anche in una precisa strategia politica.

Un ministro dell’Interno con un mitra in mano dice molto di più di tanti discorsi di filosofia e nonostante Salvini insista nel tranquillizzare (male) i suoi elettori (ricordate la sua frase “non voglio nemmeno mezza pistola in più”? Sì, ciao) i suoi atti parlamentari dicono esattamente il contrario.

Questo governo (ne hanno parlato in pochi) ha dato la possibilità di raddoppiare le armi a disposizione: passano da 6 a 12 infatti le armi sportive. Ed è proprio la licenza sportiva quella che più di tutte sta registrando un preoccupante incremento passando dalle quasi 400.000 del 2014 fino alle 563.415 del 2017.

166.000 licenze in più nel giro di quattro anni sono un autentico boom che potrebbe al massimo essere giustificato dal fatto che siamo diventati un popolo di tiratori scelti da poligono senza nemmeno accorgersi e invece (lo dicono le statistiche ma basterebbe leggere con occhio lucido i fatti di cronaca) sono proprio le armi sportive quelle che ammazzano durante i femminicidi, i litigi e tutto il resto.

Poi c’è la famosa legge sulla legittima difesa (che anche un povero scemo capirebbe come possa spingere a una maggiore detenzione di armi) oltre alla proposta che giace in Parlamento che vorrebbe facilitare l’acquisto di pistole senza nemmeno licenza passando dagli attuali 7,5 joule come limite di potenza massima a 15 joule.

Il testo da marzo è in Commissione Affari Costituzionali ed è perfetto per fare apparire la pistola non più solo come un’arma ma piuttosto come un semplice oggetto di difesa per cui non serva una particolare regolamentazione. E non sono un caso nemmeno le foto delle numerose visite del ministro dell’interno nelle fabbriche di armi italiane in cui si mostra sornione, amichevole e sorridente.

Ciò che preoccupa di più è comunque il metodo dolce con cui si vuole far passare l’idea che un Paese più armato debba per forza essere un Paese più sicuro quando i dati dicono esattamente il contrario (per informazione citofonare agli USA) senza rendersi conto che il Paese, intanto diventa ogni giorno più pericoloso.

Auguri con il mitra: perché il post di Salvini non è golpista ma peggio, ridicolo (di Luca Telese)

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