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Lazio, l’assessore D’Amato a TPI: “Pronti a far produrre qui lo Sputnik. Dopo Pasqua scuole aperte”

Intervista all’assessore regionale alla Sanità: "Possibile il ritorno in zona arancione prima di Pasqua, dopo le feste possibile riapertura delle scuole. Sui vaccini siamo vicini alle 25mila somministrazioni al giorno, quando avremo abbastanza dosi potremo arrivare a 50mila. Sul criterio anagrafico Moratti mi guardava come un marziano ma ora tutte le Regioni lo seguiranno. Lo stop ad AstraZeneca? Come tirare il freno a mano in una macchina in corsa, Aifa poteva fare meglio. Sputnik? I dati dicono che è efficace, produrlo in Lazio ci darebbe un vantaggio strategico"

Di Andrea Lanzetta
Pubblicato il 24 Mar. 2021 alle 19:17 Aggiornato il 24 Mar. 2021 alle 20:06
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Alessio D'Amato, assessore alla Sanità della Regione Lazio. Credit: ANSA

Assessore D’Amato, il Lazio è in zona rossa ormai dal 15 marzo, quali sono le prospettive di evoluzione epidemica nella Regione? Al momento qual è l’indice Rt regionale?
“Siamo cautamente ottimisti, prevediamo un ulteriore e lieve miglioramento degli indicatori, in particolare domani la stima dell’indice Rt dovrebbe tornare sotto 1 nella nostra regione. Due settimane fa l’indicatore era a 1,31, la scorsa settimana eravamo a 1,09 e, secondo le nostre previsioni, domani dovremmo scendere intorno a 0,99, indicando un leggero miglioramento dell’incidenza e della curva epidemica”.

Prevede un cambio di “colore” a livello regionale?
“Il Lazio potrà passare in zona arancione, se i dati rispetteranno le previsioni, anche se solo per pochi giorni prima di Pasqua, quando tutta Italia tornerà in zona rossa”.

Oggi il premier Mario Draghi ha annunciato la possibile riapertura delle “scuole primarie e dell’infanzia dopo Pasqua anche nelle Regioni rosse, se la curva epidemiologica lo consentirà”, nel Lazio gli istituti potranno riaprire dopo le Feste? 
“Confido che, grazie a una positiva evoluzione degli indicatori che dimostrano un miglioramento dell’incidenza della curva dei contagi, dopo le feste le scuole potranno riaprire anche nel Lazio”.

Passando agli ospedali, secondo i dati dell’Agenzia per i servizi sanitari (Agenas) aggiornati al 23 marzo, la percentuale di posti letto in Terapia Intensiva occupata da Pazienti Covid−19 nel Lazio è di ben 7 punti al di sopra della soglia di allarme, in linea con i dati di dicembre. Crede che sarà necessaria una nuova stretta e fino a quando?
“Attualmente siamo un po’ in sofferenza rispetto alle ospedalizzazioni dei pazienti Covid−19 ma abbiamo potenziato molto le terapie intensive, su cui sussiste una certa pressione, sempre al di sotto di quanto sta avvenendo in altre Regioni. Siamo cautamente ottimisti anche su questo versante”.

Il Lazio ha superato ieri le 22mila dosi di somministrazioni vaccinali in un solo giorno, è possibile aumentare ancora il ritmo e come?
“Oggi supereremo sicuramente le 24mila e arriveremo vicini alla soglia delle 25mila. Non è un problema organizzativo ma meramente relativo all’approvvigionamento dei vaccini: se avessimo tutte le dosi necessarie potremmo tranquillamente organizzare anche 50mila somministrazioni al giorno. Nelle prossime settimane registreremo purtroppo una flessione importante degli arrivi di AstraZeneca a fronte di un incremento delle consegne dei vaccini Pfizer/BioNTech, che solo in parte compenseranno i ritardi della casa anglo-svedese”.

Cosa pensa della sospensione delle somministrazioni di vaccini AstraZeneca? Condivide la scelta del governo Draghi?
“Bloccare una campagna vaccinale è come tirare il freno a mano in una macchina in corsa, si rischia di perdere il controllo. Soprattutto AIFA poteva fare meglio sulla questione AstraZeneca. Purtroppo già in passato le altalenanti indicazioni su questo vaccino hanno disorientato l’opinione pubblica, ricordo ad esempio i cambi di valutazione riguardo le fascia d’età a cui era destinato. Ovviamente ogni possibile considerazione precauzionale rivolta ad aumentare la sicurezza è ben accetta ma ora è importante andare avanti”.

Che effetto ha avuto questa decisione sulla campagna vaccinale nel Lazio?
“Abbiamo già recuperato i quattro giorni di sospensione delle somministrazioni ma abbiamo bisogno di maggiori dosi. Non abbiamo rilevato differenze in termini di disaffezione del pubblico su questo vaccino, anzi saremo la prima Regione d’Italia ad aprire le prenotazioni agli under-70”.

Il presidente Nicola Zingaretti ha annunciato che da venerdì il Lazio comincerà a vaccinare anche di notte nel centro istituito presso l’aeroporto di Fiumicino: in quanti e quali siti sarà possibile vaccinarsi in notturna e da quando?
“Sin d’ora tutti i nostri centri vaccinali potrebbero lavorare anche di notte ma il problema riguarda sempre la mancanza delle dosi necessarie. Riusciamo a somministrare quasi il 90 per cento dei vaccini consegnati. In questa fase, a causa delle carenze nelle forniture, le somministrazioni saranno limitate solo a pochi hub, a partire da Fiumicino. Per il futuro, attendiamo di conoscere in dettaglio i tempi e le dimensioni delle consegne del vaccino mono-dose di Johnson & Johnson, che dovrebbe arrivare nella seconda metà di aprile”.

Ha rilevato cambiamenti tra la gestione commissariale Arcuri e quella attuale del generale Figliuolo?
“Come Regione abbiamo cooperato e continueremo sempre a collaborare con i commissari del governo. Rileviamo con piacere che il modello da noi adottato e basato sul criterio anagrafico delle fasce di età è oggi preso a punto di riferimento anche da Figliuolo e da Curcio (capo dipartimento della Protezione civile). La nostra unica richiesta riguarda l’arrivo e la distribuzione dei vaccini per far fronte alle attuali carenze”.

Ad Anagni, nello stabilimento della Catalent, sembra siano stoccate 29 milioni di dosi del vaccino AstraZeneca, oggetto di una disputa tra l’Unione europea e il Regno Unito. Come si pone la Regione in merito al comportamento della casa farmaceutica?
“La Regione non è in possesso di questo genere di informazioni. Rimarchiamo la necessità di una maggiore trasparenza nei rapporti contrattuali tra l’Unione europea e le compagnie di Big Pharma. Molti passaggi esulano dalle nostre competenze ma restiamo perplessi nel venire a conoscenza che a pochi chilometri da Roma sono disponibili grandi quantità di dosi di cui abbiamo urgente necessità. Chiediamo trasparenza e soluzioni rapide sia alle autorità che alle aziende perché dal 1 maggio il Lazio dovrà avviare le somministrazioni della seconda dose del vaccino AstraZeneca e la mancata regolarità nelle consegne crea inevitabilmente problemi alla campagna vaccinale”.

A proposito della disponibilità di vaccini, la Regione Lazio ha annunciato un accordo tra lo Spallanzani e il centro Gamaleya di Mosca, che ha sviluppato lo Sputnik V, a che punto sono le verifiche sul vaccino russo? Sarà inserito nella strategia vaccinale e quando?
“Tutti i vaccini efficaci e sicuri, approvati da EMA e AIFA, devono essere inseriti nella campagna vaccinale, indipendentemente dalle aree di provenienza. Dobbiamo unire le forze per aumentare e migliorare la capacità di vaccinare quante più persone possibile. Il più grande insegnamento che possiamo trarre dalla pandemia riguarda l’importanza del fattore tempo: è fondamentale anticipare le varianti del virus e ridurre le tempistiche necessarie all’immunizzazione. A questo proposito, l’approfondimento tecnico-scientifico tra due dei principali istituti d’Europa è molto importante. Peraltro, l’accordo vede la recente adesione anche del professor Galli e dell’ospedale Sacco di Milano, secondo cui lo Sputnik è ben progettato, basandosi su un doppio vettore adenovirale, e mostra un’elevata efficacia, stando ai dati divulgati dalla rivista Lancet”.

Il Lazio è pronto anche a favorire la produzione del vaccino russo all’interno della Regione?
“Perché no? Tutti i vaccini utili a sconfiggere il virus devono essere utilizzati senza preclusioni, compreso quello russo. Un errore strategico commesso dall’Europa riguarda senza dubbio la scelta di affidarsi per lo più a produttori situati al di fuori del contesto continentale. È importante raggiungere al più presto le 50mila somministrazioni al giorno e per questo servono altrettante dosi disponibili quotidianamente, che oggi non abbiamo. La campagna vaccinale non si concluderà con l’inoculazione della prima e della seconda dose del vaccino ma proseguirà anche nei prossimi anni finché tutti i Paesi non saranno ‘Covid-freee’.

Aumentare la produzione è importante soprattutto per contrastare l’emergere di nuove varianti. Come ha recentemente ricordato Romano Prodi, a fronte di un fabbisogno globale di oltre 12 miliardi di vaccini per mettere in sicurezza la popolazione mondiale, l’attuale produzione non soddisfa neanche un terzo della domanda. Dobbiamo allora raggiungere quanto prima l’autonomia produttiva sul territorio italiano e il Lazio, che ospita uno dei più importanti distretti farmaceutici a livello nazionale, è pronto a fare la sua parte. La produzione dello Sputnik all’interno della Regione, se si dimostrerà efficace, costituirebbe un indubbio vantaggio strategico. Bisogna garantire gli approvvigionamenti, anche attraverso produzioni localizzate”.

Oltre ad aumentare la produzione è anche importante non sprecare i vaccini. Come funziona il metodo di distribuzione nel Lazio delle cosiddette dosi di “riserva” avanzate da chi non si presenta all’appuntamento? E’ un modello “esportabile” in altre realtà?
“Il sistema funziona come l’overbooking delle prenotazioni aeree. Non l’abbiamo inventato noi ma ha dimostrato di funzionare in Israele e per questo abbiamo deciso di adottarlo. Nel Lazio registriamo una platea di prenotazioni che attualmente supera le 700mila unità per i mesi di marzo e aprile. Ogni pomeriggio le nostre strutture verificano eventuali assenze, che restano comunque casi rari. Una volta accertate, si procede a scorrere l’elenco dei prenotati, chiamando chi è in lista nei giorni successivi. Se la sera dovessero restare altre dosi non somministrate, queste vengono inoculate a domicilio dalle Uscar (Unità Speciali di Continuità Assistenziale Regionale), soprattutto a beneficio di anziani e persone non autosufficienti. Crediamo che sia sicuramente un modello esportabile, così come noi l’abbiamo mutuato dall’estero”. 

Ha parlato con la sua omologa Letizia Moratti? Cosa pensa della gestione Covid in Lombardia?
“Non ho avuto occasione di parlare con la signora Moratti. Ricordo solo che quando in Conferenza Regioni posi l’esigenza di seguire il criterio anagrafico per le somministrazioni dei vaccini fui visto un po’ come un marziano, anche dalla signora Moratti che non si dimostrò convinta da questa metodologia. Rileviamo con piacere che oggi altre amministrazioni stanno tornando sui propri passi, dimostrando come nel Lazio fossimo all’avanguardia. Non siamo in competizione con nessuno ma a disposizione di tutti. Quando il sistema sanitario lombardo fu travolto dalla pandemia, ospitammo diversi pazienti provenienti dalle terapie intensive di Brescia, Milano e Como, agendo sempre con spirito di solidarietà. Non vogliamo dare lezioni a nessuno ma notiamo come le Regioni uscite da situazioni complicate – il Lazio ha vissuto una lunga stagione di commissariamento – siano più abituate a lavorare nell’emergenza e con la rete territoriale. Credo la Lombardia su questo abbia avuto qualche problema”.

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