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Lamorgese: “Troppi sbarchi dalla Libia, l’Ue li fermi. Serve nuovo patto sui migranti”

Di Lara Tomasetta
Pubblicato il 24 Mar. 2021 alle 09:43
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Immagine di copertina
La ministra dell'Interno Luciana Lamorgese. Credit: Ansa

“Registriamo un aumento dei flussi migratori provenienti soprattutto dalla Libia dove, dopo un lungo periodo di instabilità, si è appena insediato un governo di unità nazionale con l’obiettivo di portare i libici alle elezioni il prossimo 24 dicembre. Ho già preso contatto con il mio omologo libico, Khaled Mazen, e conto quanto prima di incontrarlo. I dati evidenziano l’assoluta urgenza di un intervento concreto dell’Unione europea che preceda gli esiti del complesso negoziato sul patto sull’immigrazione e l’asilo”.

La ministra dell’Interno Luciana Lamorgese commenta a Repubblica il relativo aumento degli sbarchi avvenuto nei primi mesi del 2020, oltre 6.000, e chiede con forza un intervento europeo.

Il primo marzo, il ministero dell’Interno ha pubblicato i dati relativi agli sbarchi avvenuti tra il 1 gennaio 2021 e il primo marzo. Rispetto al 2020 e al 2019, nei primi tre mesi dell’anno si registra un aumento degli sbarchi.  

Numeri che ovviamente andranno ponderati sul resto dell’anno. Con la ripresa delle operazioni in mare delle Ong e con condizioni meteorologiche favorevoli, i tentativi di sbarco andranno moltiplicandosi e il governo dovrà decidere quali misure adottare, per evitare il riproporsi di spiacevoli stazionamenti di navi in rada nei mari italiani, con centinaia di persone stremate in attesa di un approdo.

Secondo Lamorgese si riparte dal Patto di Malta. “Prima che si concluda la trattativa sul Patto, dobbiamo ripartire dallo spirito di Malta che, da settembre del 2019, ha consentito di trasferire in Europa 987 richiedenti asilo, l’89 % degli sbarcati in Italia. Per la loro ricollocazione hanno dato la loro disponibilità alcuni Paesi a noi più vicini, come la Francia, la Germania, la Spagna e il Portogallo. L’Italia continua a chiedere in tutte le sedi europee un meccanismo operativo di solidarietà, sostenuto dai Paesi che condividono con noi i principi del rispetto dei diritti umani, in grado di partire dai prossimi mesi”.

“In Europa è necessario uno sforzo continuo per trovare il giusto punto di equilibrio tra il pilastro della responsabilità e quello della solidarietà nella gestione dei flussi dei migranti. L’autorevolezza di cui gode il presidente del Consiglio in tutte le sedi internazionali agevolerà questo difficile percorso”. Confida in Draghi la ministra Lamorgese per far sentire la voce italiana in Europa e incentrare nuovamente il dibattito sulla ridistribuzione dei migranti, linea peraltro perseguita da Matteo Salvini che proprio nelle ultime settimane ha orientato il proprio pensiero su una inedita rotta europeista.

E al leader leghista la ministra dell’Interno lancia una piccola sferzata: “Mi sembra che la Lega, da quando è al governo, abbia compiuto passi in avanti sui temi europei. Abbiamo bisogno di ogni sforzo possibile, anche esercitando una legittima pressione sui Paesi del “Patto di Visegrad”, per far passare a Bruxelles la linea che si basa su un giusto equilibrio tra responsabilità e solidarietà nella gestione dei flussi”.

Con la riconferma di Lamorgese al vertice del ministero degli Interni, si dà seguito alla linea Minniti, evidenze in questo senso si leggono anche sull’intenzione di fermare le partenze dei migranti: “Quello dei barchini fantasma è un fenomeno che c’è sempre stato ma è cresciuto nell’ultimo anno anche per la crisi economica che ha colpito Paesi come la Tunisia, determinando la partenza verso l’Europa anche di intere famiglie di un ceto medio impoverito dalla pandemia. Con il gruppo Med5 abbiamo chiesto alla Commissione di potenziare gli accordi di partenariato con i Paesi di origine e di transito dei flussi: in questo modo saremo in grado anche di prevenire la tratta di migranti, la perdita di vite umane e di promuovere rimpatri effettivi. Nei primi mesi del 2021 abbiamo fatto 776 rimpatri, 367 in Tunisia”.

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