La Russa: “Mai stati contro i giudici, forse non ci siamo spiegati bene. Santanché? Resterà una risorsa per il partito”
Le parole del presidente del Senato: "Si sta cercando di creare le condizioni per una ripartenza"
Dalla sconfitta al referendum alle dimissioni di Daniela Santanché: il presidente del Senato Ignazio La Russa ripercorre gli ultimi travagliati giorni del governo Meloni in un’intervista al Corriere della Sera. Sulla consultazione referendaria afferma: “Immaginavo che sarebbe stato un grosso rischio affrontare un agone in cui, come in tutti i referendum politici, alla fine ci si pronuncia con un sì o un no sganciato dal quesito referendario. E la tentazione di riversare sul No ogni problema, arrabbiatura, è fortissima. Tanto più dopo i toni di questa campagna elettorale. Staremo a vedere quali saranno gli effetti concreti sul consenso al governo — che io ritengo ancora solidissimo — ma sicuramente la sua immagine ne può uscire rafforzata. E questo perché un premier coraggioso, determinato e rispettoso della parola data, fa quello che ha fatto lei. Porta avanti una battaglia anche se non è quella di bandiera del proprio partito ma di un altro della coalizione, rispetta il programma presentato agli elettori”.
“Alla fine ha fatto benissimo a giocare la partita nell’ultima settimana per cercare di invertire l’esito negativo che si profilava. Anche io nel mio piccolo ho dovuto superare i miei dubbi sull’opportunità del referendum in nome dell’unità della coalizione e del tenere fede al programma” continua La Russa. Il presidente del Senato, poi, chiarisce cosa sta succedendo dopo le tre dimissioni avvenuta in sequenza all’interno del governo: “Succede che un referendum con un’affluenza così alta e una politicizzazione così netta — che anche noi non abbiamo saputo evitare dando vita a diversi ‘falli di reazione’ — ha sempre conseguenze. Con il Sì le avrebbe avute il centrosinistra, con il No le abbiamo noi, anche se io credo che pure i nostri avversari presto capiranno che dovranno affrontare nodi”. Secondo La Russa nel partito “non ci sono impresentabili da cui liberarsi, né rese dei conti. Si sta cercando — se saranno scelte giuste o sbagliate lo vedremo — di creare le condizioni per una ripartenza in vista dell’ultimo anno di legislatura sottraendo agli avversari facili argomenti di strumentalizzazione”.
“Nessuno verrà decapitato. A quanto ne so Gasparri andrà a rivestire altri ruoli importanti, Santanchè — che io ringrazio per la scelta di responsabilità non dovuta — sarà una risorsa per il partito, non certo un peso”. La Russa assicura che l’ex ministra del Turismo non abbandonerà Fratelli d’Italia: “Lo escludo, perché conosco Daniela e perché lei stessa nella sua lettera — che le rende giustizia e onore — ha scritto che per lei la cosa più importante era preservare l’amicizia con Giorgia e il futuro di FdI. E non si scrivono certe cose se si vuole andare via”. E ancora: “Andava sollevato il governo dal peso di accuse continue — soprattutto da parte del M5S — di fare una politica squilibrata rispetto alla magistratura, o chiusa in difesa dei propri interessi. Non è affatto così, e questo forse non è stato spiegato bene”.
Secondo il presidente del Senato “i toni sono degenerati e forse era davvero difficile far capire che noi di FdI non siamo mai stati un partito anti-giudici, semmai il contrario”. E sulla legge elettorale afferma: “Se prima la sinistra poteva accusare la Meloni di voler fare una legge “pigliatutto”, dopo il 53% di No sul referendum dovrebbe stare più tranquilla, no? Se credono di poter vincere (anche se è un errore pensare che tutti i no siano matematicamente loro) allora come fanno ad opporsi ad una legge elettorale che prevede che governerà chi otterrà un voto in più? Dovrebbero volerla quanto noi”.