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Governo, Salvini e Di Maio non si parlano più: è rischio crisi. Il leghista: “Alcuni ministri M5S non all’altezza”

Di Donato De Sena
Pubblicato il 19 Lug. 2019 alle 08:30 Aggiornato il 19 Lug. 2019 alle 08:45
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Immagine di copertina

Governo, duello Salvini-Di Maio: rischio crisi. “Ministri M5S non all’altezza”

Il duello tra Matteo Salvini e Luigi Di Maio al governo alimenta lo spettro della crisi. Il leader della Lega, che oggi non andrà in Consiglio dei Ministri, ha attaccato: “Con il M5S si è persa la fiducia, anche personale”. Il capo politico del Movimento 5 Stelle ha replicato accusando l’alleato di voler andare al voto.

Sono le ultime puntate di una telenovela che dura ormai da quasi due mesi, da quando, alle Elezioni Europee, si sono ribaltati i rapporti di forza tra i due azionisti della maggioranza. Il boom del Carroccio e il tracollo dei pentastellati ha fatto esplodere tensioni mai viste durante il primo anno di vita dell’esecutivo gialloverde, accentuate dallo scandalo dei fondi russi e dalle divisioni sul voto al Parlamento Ue alla presidente della Commissione Ursula von der Leyen (con il sì del M5S e il no dei leghisti).

Rischio crisi di governo, Salvini non va in Consiglio dei ministri

Salvini ha annunciato che non sarà presente né al Consiglio dei ministri di oggi né al successivo vertice sulle Autonomie, lanciando il segnale più forte sulla tensione nella maggioranza. Formalmente non c’è una crisi di governo. Ma la rissa è continua. La rottura è nei fatti. E l’assenza del vicepremier leghista in Cdm e a un vertice su un tema molto caro alla Lega accentua le divergenze.

Salvini: “Alcuni ministri M5S non all’altezza”

“Domani non cade nessun governo”, ha detto ieri sera Salvini a Fuori dal Coro su Rete 4. Ma – ha continuato – “semplicemente vado avanti tranquillo se ci sono dei sì”. “Sto in un governo che dice dei sì su autonomia, riforma della giustizia: se devo sentire no tutti i giorni non sto al governo per scaldare la poltrona”. È la stessa posizione che il segretario della Lega aveva già espresso in un’intervista a Repubblica.

Quando parla di “no” Salvini si riferisce ad alcuni ministri M5S. Il leader della Lega prende di mira il titolare delle Infrastrutture Danilo Toninelli. “Se i sì torneranno a essere tanti andremo avanti ma se ci sono i no alla Toninelli…”. E poi: “Io penso che o questo governo ha la forza di andare avanti o ai torna a votare, una terza opzione non è possibile, esperimenti strani raccattando qualche ‘poltronaro’ sarebbero inaccettabili, questo è il mio pensiero. Poi decide il presidente della Repubblica, ma sarebbe un insulto se in Parlamento venissero fuori ammucchiate. O c’è questo governo o ci sono elezioni con un nuovo, altre soluzioni non ci sono”.

Salvini ha esplicitamente parlato di ministri “non all’altezza”. “Io stimo e rispetto Di Maio, ritengo che alcuni ministri dei M5S non sono all’altezza. Lui è persona seria onesta e preparata”, ha detto il leader della Lega in tv. “Se mi chiedono: sei soddisfatto di quanto fatto dai ministri della Lega? Sì e ‘tutti gli altri hanno fatto il massimo?’ No, ma non dipende da me”.

“Confesso che essere attaccati dalle opposizioni ci sta, che ci siano attacchi frequenti anche da parte degli alleati M5S è un pò più strano”.

Di Maio: “Se la Lega vuole tornare al voto, lo dica”

“Noi abbiamo voglia di continuare”, è stato l’intervento in serata di Di Maio in un post su Facebook. “Se la Lega vuole tornare al voto, lo può dire chiaramente, ma se ne assume la responsabilità. Se cade questo governo, il rischio è che torni l’asse Pd-FI. Il M5S non lascia il Paese in mano alla gente che l’ha distrutto. Per me questo è il solo governo possibile, che può fare le cose per gli italiani. Se non c’è questo governo, si torna al voto”.

“Io gli italiani non li tradisco. Non abbiamo paura del giudizio della storia. Sappiamo di stare dalla parte giusta”. Di Maio ha elencato i provvedimenti approvati dal governo nel primo anno, commentando: “Tutto questo l’abbiamo fatto anche grazie alla Lega. Non mi sembra poco, per due forze politiche che non avevano mai lavorato insieme prima dell’1 giugno 2018. Questa non è una corsa, è una maratona. E andiamo spediti se pensiamo che a breve porteremo a casa il salario minimo, l’autonomia che non danneggi nessun italiano, la flat tax, l’abolizione del canone Rai e nuovi aiuti alle famiglie. Per questo noi abbiamo voglia di continuare”.

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