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Se il governo Draghi si fida più di Brunetta che dell’Anac sulla corruzione

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“Preoccupanti passi indietro sull’anticorruzione”: così il “governo dei migliori” finisce sotto accusa da parte del presidente dell’Anac, Giuseppe Busìa, in merito al decreto reclutamento della pubblica amministrazione in vista del Recovery Plan, approvato lo scorso venerdì 4 giugno dal Consiglio dei Ministri.

“Preoccupano le scelte effettuate con l’ultimo decreto legge in tema di anticorruzione, proprio in un momento in cui massima dovrebbe essere l’attenzione verso la gestione trasparente delle risorse, anche per il rischio di infiltrazioni della criminalità organizzata e delle mafie” ha dichiarato senza giri di parole il presidente dell’Anac, l’Autorità nazionale anticorruzione, in riferimento alle ingenti risorse che arriveranno nei prossimi mesi con il Recovery Fund.

Ma a preoccupare Busìa è anche e soprattutto la bozza dell’articolo 6 del dl, secondo cui i piani e la verifica degli adempimenti in materia di trasparenza e anticorruzione rischiano di spostarsi dall’Anac agli uffici del ministero della Pubblica amministrazione, il cui titolare è Renato Brunetta.

“Si avrebbe un deciso passo indietro sulla credibilità del nostro sistema anticorruzione: non si può immaginare che il controllore sia gerarchicamente subordinato al controllato, invece che indipendente dallo stesso” afferma Busìa.

L’Anac, dunque, secondo Busìa rischia di essere esautorata dai suoi compiti in favore del ministero guidato da Renato Brunetta.

Ma le preoccupazioni del presidente Anac non finiscono di certo qui. Anche le scelte in materia di reclutamento vengono criticate da Busìa, secondo il quale: “Non si dota l’Anac delle risorse necessarie per rafforzare i presidi di legalità, potenziando ancora una volta per tali fini solo le strutture ministeriali della Ragioneria dello Stato”.

“Tutto questo, mentre vengono addirittura raddoppiate le quote di dirigenti esterni e di nomina politica, invece di valorizzare le risorse già assunte tramite concorso. Confido nella sensibilità del governo per porre rimedio a tali evidenti errori”.

Accuse che sono state respinte dall’esecutivo secondo cui con il decreto non viene pregiudicata nessuna competenza dell’Anac sul controllo anticorruzione nelle amministrazioni, ma che hanno già creato diversi mal di pancia all’interno del M5S, che, attraverso le parole del presidente della commissione Giustizia della Camera, Mario Perantoni, ha fatto sapere che il Movimento non permetterà di “liquidare le conquiste in materia di anticorruzione”.

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