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Governo, la sfida non è solo al Senato: timori di una maggioranza “risicata” anche alla Camera

Di Anna Ditta
Pubblicato il 18 Gen. 2021 alle 08:30 Aggiornato il 18 Gen. 2021 alle 08:32
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Immagine di copertina
Il premier Giuseppe Conte Credits: ANSA

Il premier Giuseppe Conte si presenterà oggi alle 12 alla Camera dei deputati per tenere le sue comunicazioni sulla situazione politica in Italia dopo il ritiro dei rappresentanti di Italia Viva dal governo, poi chiederà il voto di fiducia per capire se l’esecutivo potrà andare avanti o se si aprirà una crisi vera e propri (qui le anticipazioni sul discorso del premier).

Se alla Camera il governo può contare su numeri più rassicuranti – anche se comunque risicati – la vera prova per Conte sarà il voto di fiducia domani in Senato, dove la maggioranza è in bilico (qui le ultime notizie sulla crisi di governo).

Numeri “risicati” anche alla Camera

La maggioranza da raggiungere a Montecitorio è di 316, e voti “persi” dei renziani sono 38. Considerato che il governo Conte bis ottenne 343 voti favorevoli al momento della sua nascita, a settembre 2019, sottraendo i voti di Italia Viva si arriverebbe a quota 305.

Alcuni deputati di Iv, come Michela Rostan, vicepresidente della commissione Affari sociali della Camera, hanno deciso di votare comunque la fiducia all’esecutivo. Ma il numero resta comunque incerto, come sottolineato sulle chat grilline citate dall’Huffington Post. “Davanti a questi numeri risicati non ci si può ammalare”, commenta un grillino. “Qui c’è il rischio che il governo cada per un raffreddore. E faccio presente che siamo in pandemia”.

Senato, Conte va avanti anche con la maggioranza relativa

A Palazzo Madama il presidente del Consiglio deve rimpiazzare i voti dei 18 senatori renziani, finora decisivi per avere la maggioranza assoluta fissata a 161. Dopo l’uscita di Italia Viva, il governo può contare su 151 voti in Senato. Per questo, Conte è alla ricerca di dieci “responsabili” o “costruttori”. Un numero che finora non sembra essere stato raggiunto. La maggioranza, secondo quanto riporta il Corriere della Sera oscilla al momento fra 151 e 157 voti, a seconda di quali saranno le scelte dei singoli e delle trattative delle ultime ore.

Ai voti su cui il governo può contare senza Italia Viva, si aggiungerebbero quelli di un paio di senatori a vita che normalmente non ci sono in aula ma che domani prenderebbero parte al voto, e di due o tre senatori “tra renziani e berlusconiani”, secondo quanto riporta Repubblica, che avrebbero già accettato di passare alla maggioranza.

Conte sembra essere “sicuro di farcela”, scrive Fabio Martini su La Stampa. Stando ai retroscena, il premier si accontenterebbe di arrivare alla maggioranza relativa al Senato. Il leader di Italia Viva Matteo Renzi ha anticipato che i suoi parlamentari si asterranno dal voto, per cui a Conte basterebbero 155 parlamentari.

Un risultato tuttavia debole rispetto alla soluzione stabile auspicata dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella, ma che forse consentirebbe di riaprire un tavolo coi renziani. Da Italia Viva arrivano segnali di apertura (“Se Conte vuole la situazione si può risolvere in due ore”, dice il presidente di Iv Ettore Rosato). L’ipotesi, tuttavia, viene respinta per il momento sia dal Pd sia dal Movimento Cinque Stelle.

“Una cosa è rilanciare, un’altra è distruggere”, ha dichiarato il segretario dem Nicola Zingaretti. “Se non si rispettano le opinioni degli altri, avendo la presunzione di tenere in considerazione solo le proprie, allora viene meno la possibilità di lavorare insieme”.

“Non lasceremo mai gli italiani nelle mani di persone irresponsabili”, dice il ministro degli Esteri ed ex capo politico M5S Luigi Di Maio mentre Vito Crimi sottolinea che “Renzi ha fatto una scelta molto grave che ha separato definitivamente le nostre strade”.

Leggi anche: 1. Di Battista a TPI: “De-Renzizzare il governo val bene una messa. Ora il M5S è coeso, ripartiamo con Conte”/2. Le ombrelline di Renzi: lui parla mentre le “sue” ministre dimissionarie tacciono (di Selvaggia Lucarelli) / 3. Il governo è diventato un’alleanza politica, e Italia Viva non ne fa parte: ecco perché la crisi avrebbe senso (di S. Mentana)

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