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Retroscena TPI – Fonti M5S: “Salvini staccherà presto la spina al governo. E Paragone vuole passare alla Lega”

Immagine di copertina
Matteo Salvini e Gianluigi Paragone

Governo Conte crisi – Sin dal principio, il rapporto politico tra Lega e Movimento 5 Stelle non è stato semplice. Complici le elezioni europee dello scorso 26 maggio, che hanno sostanzialmente consacrato il vicepremier leghista Matteo Salvini come figura chiave, per consenso, dell’esecutivo Conte, gli attacchi tra i due alleati di governo sono andati di fatto via via moltiplicandosi nelle settimane di campagna elettorale, ma il rapporto tra Lega e Movimento 5 Stelle non è mai stato idilliaco e ha mostrato crepe sin dall’inizio.

Fonti interne al Movimento, infatti, hanno raccontato che sin dal giugno 2018, dopo la firma del famigerato contratto di governo, i rapporti tra Lega e M5S si sono fatti sempre più tesi. Nessun tipo di comunicazione tra i due gruppi parlamentari, il Movimento 5 Stelle faceva fatica a parlare con l’alleato di governo ed era solito scoprire la mattina da giornali e agenzie di stampa delle prese di posizione di Matteo Salvini totalmente non concordate con Di Maio.

“Non c’è comunicazione tra noi, non ci parliamo. Spesso capita che scopriamo cosa pensano gli alleati su un certo tema dalle agenzie di stampa o dalla rassegna mattutina”, raccontava nel giugno 2018 una fonte M5S a TPI.

Una persona, però, ha iniziato a fare da ponte tra i due alleati di governo: l’ex direttore de La Padania, Gianluigi Paragone, eletto con M5S al Senato.

“Lui è il tramite con la Lega in Senato sin dal principio. Anzi, è proprio un uomo della Lega”, ci racconta la nostra fonte, che aggiunge, riferendosi alla durissima intervista rilasciata ieri al Corriere della Sera e qualche ora dopo smentita: “Paragone ha dichiarato una cosa per poi ritrattarla. Ma una firma del Corriere della Sera scrive cose diverse da quelle registrate? Secondo me lui è pronto a migrare verso il Carroccio, quell’intervista è stata richiesta da qualcuno. Se dalla Lega o Casaleggio non lo so”.

Nonostante Paragone e nonostante il passare dei mesi, i rapporti tra Lega e M5S non sono andati migliorando, arrivando a deteriorarsi proprio nelle settimane immediatamente precedenti le elezioni europee.

“Stanno crollando a picco, sono terrorizzati da Alessandro Di Battista perché sta facendo più danni che bene”, ci riferisce la stessa fonte nel febbraio 2019 parlando dell’intervista concessa il 13 febbraio scorso dall’ex onorevole pentastellato al programma Di Martedì che generò numerose polemiche.

“Salvini li ricatta di continuo, Di Maio è in difficoltà. Si parlano lo stretto necessario, c’è attrito. I sondaggi non sono buoni e le europee dovrebbero andare male”, spiegava la fonte, facendo intendere che almeno tre mesi prima all’interno del Movimento 5 Stelle fosse già nota la portata del disastro elettorale sancito poi dalle europee.

Non un rapporto idilliaco quello tra Di Maio e Salvini, che nel corso del tempo ha portato il vicepremier pentastellato a essere contestato da moltissimi eletti in parlamento.

 

Governo Conte crisi – “Ci sono centinaia di dissidenti ma sono quasi tutti al primo mandato e non contano niente. Non sono d’accordo su molte cose, si gettano accuse tra loro ma nessuno ha il coraggio di parlare apertamente”, prosegue la nostra fonte.

Luigi Di Maio è, in sostanza, un uomo solo al comando che sta perdendo il contatto con il proprio gruppo, incapace di reagire alle numerose pressioni di Matteo Salvini. “Il partito è nelle mani di un solo uomo e guai a chi gli va contro. La disfatta alle europee sarà il colpo di grazia”, fu il commento prima delle elezioni europee.

E ora, a distanza di qualche giorno dalla conclamata disfatta elettorale? La situazione sembra non essere affatto cambiata, anzi appare peggiorata. Luigi Di Maio e Matteo Salvini sono ai ferri corti, ma il vicepremier pentastellato non intende abbassare la testa. In una situazione decisamente delicata per il Movimento 5 Stelle, la leadership di Luigi Di Maio sembra essere in bilico tanto che la votazione su Rousseau si è resa necessaria a causa delle numerosissime contestazioni.

“Lo contestano la metà dei deputati, molti non lo dicono pubblicamente per timore. Alessandro Di Battista, invece, lo vogliono in molti e ha chance se Di Maio dovesse essere sfiduciato, ma questa votazione su Rousseau sarà la solita pagliacciata”, è il lapidario commento. E per quanto riguarda il futuro del governo Conte? A quanto pare, avrà ancora vita breve: “Salvini staccherà presto la spina. Qui si dice che si andrà al voto a settembre”, conclude la nostra fonte.

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