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Governi Conte 1 e 2 a confronto: cos’è cambiato nell’esecutivo

Le differenze riguardano struttura e programma: via i due vicepremier e inversione di rotta su immigrazione e politica economica

Di Valeria Sforzini
Pubblicato il 5 Set. 2019 alle 17:17
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Immagine di copertina
Le due squadre di governo (Conte 2 e Conte 1)

Le differenze tra i due governi Conte

Il premier è rimasto lo stesso, ma sono cambiati i colori. Da gialloverde a giallorosso, ma le differenze tra i due governi Conte non riguardano solo la palette cromatica. Scompaiono i due vicepremier e il programma punta su politica economica espansiva e ricerca di un accordo con l’Unione europea sul tema dei migranti. La presenza di donne nella squadra di governo è passata dal 17 al 19 per cento, ma il numero rimane basso: solo 7 su 21. L’età media dei ministri si è abbassata, passando da 50 ai 47,3. Alto il numero di ministri meridionali: 11 in totale.

Il nuovo governo Conte bis ha prestato giuramento nelle mani del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella questa mattina, 5 settembre, entrando ufficialmente in carica. Ventuno i ministri insediati oggi, di cui 10 del Movimento 5 stelle e 9 appartenenti al Partito democratico. La poltrona scottante del Ministero dell’Interno, occupata nel governo Conte 1 da Matteo Salvini, è passata a un tecnico: Luciana Lamorgese. Mentre a Roberto Speranza, di Leu è andato il ministero della Salute.

Governo Conte, le differenze nella struttura dei due esecutivi

La struttura dell’esecutivo ha subìto una trasformazione non indifferente: se nel primo governo guidato da Giuseppe Conte, il premier aveva assunto il ruolo di “avvocato del popolo” ed era stato affiancato dai due vicepremier Matteo Salvini e il leader del Movimento Cinque Stelle Luigi Di Maio, venendo accusato di essere un fantoccio nelle mani dei due probiviri, nel governo Conte 2 il premier sarà affiancato solo dal suo Sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Riccardo Fraccaro (M5S).

Dopo il discorso tenuto in Senato prima di rassegnare le dimissioni, con un durissimo attacco rivolto all’ex Ministro dell’Interno Matteo Salvini, Giuseppe Conte ha visto impennarsi il proprio indice di gradimento e si è conquistato anche la benevolenza del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella.

Due gli avvicendamenti di ministri nel governo Conte 1: a luglio, Lorenzo Fontana è passato dal ministero della Famiglia a quello degli Affari europei, occupato in precedenza da Paolo Savona. Fontana è stato sostituito da Alessandra Locatelli, facendo anche salire il numero delle donne presenti nell’esecutivo, che è passato da 5 a 6.

Le differenze del governo Conte 1 e 2: tutti i record

Quello Conte 2 è l’esecutivo più giovane della storia della Repubblica italiana, battendo il governo Renzi del 2014. L’età media dei ministri del nuovo esecutivo è infatti 47,4 anni, come riporta lo studio del Corriere della Sera contro i 50 del Conte 1 e i 47,8 anni del governo Renzi. Il più giovane è l’ex vicepremier e attuale ministro degli Esteri Luigi Di Maio, 33 anni, mentre il membro senior della squadra di governo è la ministra dell’Interno Luciana Lamorgese. Il membro più anziano dello scorso esecutivo invece era Paolo Savona, 82 anni.

Il numero delle presenze femminili all’interno del governo Conte 2 è cresciuto rispetto al precedente esecutivo, senza però segnare una svolta decisiva. Sono infatti 7 su 21 le donne all’interno dell’attuale squadra di governo, contro le 6 su 20 del Conte 1. Numeri non paragonabili al 50 per cento di presenze femminili del governo Renzi del 2014 e che hanno suscitato proteste tra i dem, compreso il sindaco di Milano Giuseppe Sala.

Anche il numero di ministri provenienti dal sud Italia costituisce un record, con 11 ministri meridionali, di cui 2 nati a Potenza, in Basilicata. Sono 2 invece i membri del governo provenienti da Roma, mentre 8 arrivano dal nord Italia.

Il neo ministro dell’economia, Roberto Gualtieri, è stato classificato fino a poco tempo fa dal sito mepranking.eu come uno dei membri con il maggior numero di presenze al Parlamento Europeo, mentre l’ex ministro dell’interno Matteo Salvini si è conquistato l’appellativo di “assenteista” con sole 17 giornate di presenza al Viminale in cinque mesi dall’inizio del 2019—.

Per quanto riguarda invece il numero di ministri che hanno ricoperto incarichi in governi precedenti, in questo esecutivo sono 5 i pentastellati passati incolumi dal Conte 1 al Conte 2 ( Di Maio, Bonafede, Costa,  Fraccaro, prima ministro dei Rapporti con il Parlamento e ora sottosegretario alla presidenza del Consiglio e Spadafora, passato da sottosegretario a ministro dello Sport e Politiche giovanili). Mentre per quanto riguarda il Pd, il veterano Dario Franceschini ha passato ben 5 governi.

Riguardo i titoli di studio, ministri del governo Conte 1 non in possesso di una laurea erano 3 su 18 (il 17 per cento del totale). Tra loro, il vicepremier e ministro del Lavoro e dello Sviluppo economico Luigi di Maio, Matteo Salvini, vicepremier e ministro dell’Interno  e la ministra del Sud Barbara Lezzi. Nel nuovo esecutivo Conte, sono 4 i ministri non laureati su un totale di 21: Luigi Di Maio agli Esteri, Nunzia Cataldo, ministra del Lavoro, Teresa Bellanova all’agricoltura, Enzo Amendola agli Affari europei e Vincenzo Spadafora ministro dello Sport.

Governo Conte: le differenze nei programmi dei due esecutivi a confronto

Il Governo Conte 1 e 2 hanno molte differenze nei loro programmi. L’uno, quello del governo a conduzione Lega-M5S, nato da un contratto su modello tedesco creato su due matrici parallele.  Quella leghista, guidata da principi sovranisti (prima gli italiani), una netta politica anti migratoria e flat-tax, e quella pentastellata incardinata su reddito di cittadinanza, salario minimo obbligatorio e “no”a grandi opere considerate anti-ecologiste e non necessarie (come l‘alta velocità Torino-Lione e al gasdotto Tap). Un esperimento, quello del contratto rigido, che non ha dato vita a punti di contatto tra i due partiti giallo e verde, in disaccordo su moltissimi punti programmatici, e che si è concluso con la crisi di governo innescata lo scorso 8 agosto dal leader della Lega Matteo Salvini.

Le premesse su cui si basa il governo creato dall’alleanza Movimento Cinque Stelle e Partito Democratico, sempre guidato dal professore Giuseppe Conte, sembrerebbero essere diverse. L’obiettivo che i due partiti si sono prefissati è quello di creare un programma nato da convergenze su punti condivisi sia da M5S e Pd. A partire da una politica economica espansiva (appoggiata anche dal presidente della Commissione europea Ursula Von der Leyen, votata sia da M5s che da Pd) e dalla riduzione delle tasse sul lavoro.

Focale per il nuovo governo anche il nodo dell’Europa: l’obiettivo è quello di iniziare un dialogo con il duplice scopo di superare la rigidità dei vincoli imposti sul bilancio del paese e di trovare un accordo sulla questione dell’accoglienza e redistribuzione dei migranti.

Una delle grandi battaglie del Movimento verrà portata avanti anche nel secondo esecutivo Conte: i due partiti al governo sono concordi sulla necessità di ridurre il numero dei parlamentari e continueranno inoltre il processo di autonomia differenziata e la battaglia di contrasto all’evasione fiscale.

Una delle novità previste è il cosiddetto Green-new-deal: il patto per inserire la protezione dell’ambiente all’interno del sistema costituzionale. Un piano di riforme economiche e sociali.

Dopo il giuramento avvenuto questa mattina, lunedì 9 settembre il premier Giuseppe Conte terrà il discorso per la fiducia davanti alla Camera, mentre martedì 10 toccherà al Senato.

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