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“Facebook censura alcune pagine pro-curdi”: la denuncia degli attivisti

"La pagina Facebook dell'associazione Ya Basta Êdî Bese (letteralmente "Ora basta" in lingua curda) e della piattaforma di informazione Globalproject.info sono state completamente oscurate"

Di Madi Ferrucci
Pubblicato il 16 Ott. 2019 alle 12:46 Aggiornato il 16 Ott. 2019 alle 12:50
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Facebook censura alcune pagine pro-curdi

La censura di Facebook si abbatte su alcune pagine che pubblicano abitualmente contenuti informativi sul conflitto in Siria, scatenato il 9 ottobre dall’offensiva della Turchia contro i curdi.

La pagina Facebook dell’associazione Ya Basta Êdî Bese (letteralmente “Ora basta” in lingua curda) e della piattaforma di informazione Globalproject.info sono state oscurate nella notte tra il 15 e il 16 ottobre.

“Su quest’ultima prima dell’oscuramento, sono stati cancellati contenuti relativi a manifestazioni di sostegno alla causa curda, cosa che Globalproject.info ha sempre documentato, anche prima della rivoluzione del Rojava. I contenuti – a detta di Facebook- violerebbero gli ‘standard di comunità'”, denunciano gli attivisti.

“La guerra di Erdogan sta passando anche nel campo dell’informazione, con l’intelligence turca impegnata a segnalare scientificamente migliaia di profili e contenuti che denunciano i misfatti della Turchia. Pochi mesi fa la polizia internazionale turca ha addirittura emesso una condanna contro il sito web di Ya Basta Êdî Bese con l’accusa di terrorismo. Le segnalazioni che trovano terreno fertile in una piattaforma proprietaria come Facebook, il cui enorme giro d’affari non tiene contro degli orientamenti e obiettivi delle informazioni che circolano”, aggiungono.

Il 15 ottobre un articolo del Manifesto di Daniele Gambetta segnalava che la stessa cosa era capitata lo scorso fine settimana a una foto su Instagram del reporter Michele Lapini, scattata al corteo in solidarietà dei curdi, tenutosi a Bologna mercoledì 9 ottobre. Sullo striscione era scritto “Erdogan assassino” e Facebook avrebbe censurato l’immagine perché violava “gli standard in materia di persone e organizzazioni pericolose”.

“Lo stesso giorno – scrive ancora Gambetta – era stata oscurata anche la pagina di “Binxet – Sotto il Confine”, un documentario di Luigi D’Alife con la voce narrante di Elio Germano che raccontava la resistenza del Rojava.

Anche la pagina della Rete Kurdistan Cosenza e quella Palermo Solidale con il Popolo Curdo avrebbe subito lo stesso destino. La piattaforma censura tutti i contenuti che ritiene inadeguati per le proprie linee guida, ma gli attivisti denunciano che la “presunta neutralità” del colosso di Zuckerberg sta di fatto limitando “la libertà di stampa e informazione” su quanto sta accadendo in Siria.

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