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Paesi Bassi, Wilders e gli anti-immigrati fanno flop: per Salvini e i suoi alleati è rischio debacle

Di Luca Serafini
Pubblicato il 24 Mag. 2019 alle 12:57 Aggiornato il 12 Set. 2019 alle 02:02
Immagine di copertina
L'italiano Matteo Salvini, l'olandese Geert Wilders e la francese Marine Le Pen sono tre fra i principali esponenti del gruppo parlamentare europeo Enl. Credit: Getty Images

Europee 2019 Olanda Wilders – Dovevano essere le elezioni della grande marea populista, dell’avanzata impetuosa delle forze euroscettiche, sovraniste, anti-immigrati.

Gli exit pool dell’Olanda (qui tutti i dati), il primo paese assieme al Regno Unito ad aver votato, raccontano una storia molto diversa. Si tratta solo di un paese, è chiaro, ma potrebbe essere spia di una tendenza destinata ad allargarsi a macchia d’olio su tutto il continente. Aggiornamento: scivolone per il Partito per la Libertà (Pvv) di Geert Wilders, alleato della Lega di Matteo Salvini, alle Europee in Olanda. Secondo Europe Elects, con l’85% dei voti contati, la formazione registra il suo record più basso e non raggiunge la soglia del 3,85% restando senza seggio all’Eurocamera.

> L’APPROFONDIMENTO DI TPI SUI RISULTATI DEL VOTO OLANDESE

Nei Paesi Bassi, il vero perdente delle consultazioni è Geert Wilders (qui il suo profilo). Nelle elezioni nazionali del 2017, il suo PVV aveva conteso la vittoria finale al Partito Popolare per la Libertà e la Democrazia (Vvd) di Mark Rutte, poi eletto premier.

A distanza di due anni, Wilders vede il suo consenso in picchiata: il PVV, secondo gli exit pool, non otterrà nemmeno un seggio al parlamento europeo.

Nel 2014, quando non Wilders non era ancora al picco della popolarità, di seggi ne aveva ottenuti quattro.

Ad affermarsi sono stati, sempre secondo gli exit pool, i laburisti del PvdA di Timmermans con il 18 per cento e cinque seggi al parlamento europeo.

A seguire, i liberali del VVd, il partito del premier Rutte, con il 14,6 per cento e quattro seggi. Al terzo posto con il 12,5 per cento i cristiano-democratici. Al quarto troviamo gli euroscettici di Forum voor Democratie, con l’11,2 per cento.

Ma a fare rumore, come detto, è il flop di Wilders, e per diversi motivi. Innanzitutto, segnala come la principale forza xenofoba e sovranista dell’Olanda abbia perso parecchio terreno rispetto al passato.

Ciò avviene, per giunta, proprio nell’ambito di elezioni europee definite da commentatori e leader politici “storiche”, consultazioni da cui dipende il destino stesso dell’Ue.

Dentro il Rojava, guerra di Siria

Europee 2019 Olanda Wilders | Il sovranismo all’angolo – I sondaggi degli ultimi mesi segnalavano come i partiti sovranisti potessero avanzare, ma non sovvertire gli attuali rapporti di forza all’interno del parlamento europeo.

Il nuovo presidente della Commissione europea, infatti, dovrebbe essere ancora espresso dalle forze europeiste, il Partito popolare e quello socialista.

A rafforzare il fronte europeista ci hanno pensato proprio loro, popolari e socialisti: lo spitzenkandidat dei primi, Manfred Weber, ha chiarito che non intende allearsi con i sovranisti, e che dopo il voto cercherà intese con liberali e socialisti.

Una linea chiara, che mette in qualche modo nell’angolo i leader euroscettici che speravano di poter fare breccia tra la destra moderata spostandone il baricentro verso il sovranismo.

Tra chi ha vagheggiato scenari di questo tipo c’è sicuramente Matteo Salvini. Il leader della Lega è alleato con il PVV di Wilders, e il flop di quest’ultimo rappresenta già un primo campanello d’allarme.

Il leader di Forza Italia Silvio Berlusconi, in un’intervista a La Stampa, ha affermato che “il declino di Salvini è già iniziato”. Una delle classiche sparate dell’ex Cavaliere, che però alla luce non solo del voto olandese, ma anche dei sondaggi che danno la Lega in calo, appare non del tutto campata per aria.

Dentro il Rojava, guerra di Siria

Il flop dell’alleato Wilders rischia di essere un pessimo segnale anche in vista delle consultazioni in altri paesi chiave: se è vero che, in Francia, Marine Le Pen sembra viaggiare col vento in poppa, gli altri alleati di Salvini potrebbero ottenere risultati piuttosto magri.

Ciò significa che, anche se Salvini dovesse festeggiare una netta affermazione con la Lega in Italia, in Europa è destinato a rimanere minoranza, anche in considerazione della frammentazione delle forze euroscettiche, con i Cinque Stelle alleati con Farage e la Meloni in un gruppo parlamentare ancora differente.

Quelli dei Paesi Bassi al momento sono solo exit pool. Ma il campanello d’allarme già risuona forte nelle orecchie di Salvini.

Se le elezioni europee più importanti della storia dovessero trasformarsi in un flop per i sovranisti, anche l’affermazione della Lega in Italia resterebbe una vittoria di Pirro, con Bruxelles pronta a far sentire la propria voce sui conti pubblici e l’immigrazione.