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Emanuele Filiberto entra in politica? Questa volta fa sul serio, ma i pubblicitari lo stroncano

Il rampollo di Casa Savoia ha affidato a un video la sua intenzione di scendere in campo, ma la bocciatura è netta: "Ha cercato di copiare il famoso annuncio di Silvio Berlusconi, ma senza riuscirci"

Di Lorenzo Zacchetti
Pubblicato il 9 Giu. 2020 alle 19:22 Aggiornato il 9 Giu. 2020 alle 19:26
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Immagine di copertina

Questa volta fa sul serio. Ma non convince i pubblicitari. Emanuele Filiberto aveva già annunciato in passato la sua discesa nell’agone politico, ma si trattava di un espediente pubblicitario per lanciare una serie televisiva. Questa volta fa sul serio… e i pubblicitari lo stroncano! Secondo Luciano Nardi, uno dei più noti pubblicitari italiani e internazionali, “lo spot di Emanuele Filiberto è un brutto tuffo negli anni ’90”.

“Il principe ha realizzato un video promozionale che comunicativamente è indietro di almeno 30 anni, senza alcuna innovazione. La cura dei particolari in comunicazione è fondamentale, lo sfondo dietro di lui è confusionario e poco curato. Dai quadri, ai libri posizionati in modo posticcio, per finire con le abat-jour storte. Le immagini a corredo dello spot, poi, sono retorica pura. In un momento come questo l’Italia avrebbe bisogno di qualcosa di veramente concreto. Per assurdo sarebbe stato meglio, per una volta, vedere un principe lavoratore, magari senza giacca e con le maniche della camicia risvoltate e non in un lussuoso salotto”, commenta Nardi.

“Il principe in questa sua, chissà poi se è verosimile, discesa in campo – commenta lo spin doctor Davide Ciliberti a capo del gruppo di comunicazione Purple & Noise PR – ha fatto come l’ultimo della classe, ovvero ha copiato, ma male. Pare infatti chiaro che l’‘ispirazione’ sia lo spot del Cavaliere al momento della sua discesa in campo, che però, a differenza di quello del rampollo di casa Savoia, era realizzato professionalmente, ragionato, calibrato e stenografato sino ai più piccoli dettagli (la libreria, le foto della famiglia) in modo da passare, insieme al discorso, una serie di riferimenti simbolici”, spiega Ciliberti.

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