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Elezioni Friuli Venezia Giulia 2018 | Chi è Massimiliano Fedriga, candidato del centrodestra: “Dobbiamo controllare i confini”

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TPI ha intervistato Massimiliano Fedriga, candidato del centrodestra alla presidenza del Friuli Venezia Giulia

Elezioni Friuli Venezia Giulia 2018 | Chi è Massimiliano Fedriga, candidato del centrodestra

TPI ha intervistato Massimiliano Fedrigacandidato governatore del centrodestra alle elezioni del Friuli Venezia Giulia del 29 aprile 2018.

Fedriga è sostenuto da Lega, Forza Italia, Fratelli d’Italia, Autonomia Responsabile e progetto FVG.

Nato a Verona, vive a Trieste. Ha 37 anni ed è laureato in scienze della comunicazione.

Dal 2014 al 2018 è stato capogruppo alla camera della Lega e sempre dal 2014 è segretario nazionale della Lega Friuli Venezia Giulia.

Anche in Friuli Venezia Giulia si fa sentire il problema della disoccupazione giovanile. Cosa si può fare in merito?

Noi abbiamo già lanciato un progetto, che prevede di incentivare le imprese a investire in Friuli Venezia Giulia.

Abbiamo la possibilità di mettere in campo una fiscalità di concorrenza, cioè abbassare la pressione fiscale, ovviamente agendo nei limiti delle competenze regionali.

La nostra proposta è di eliminare totalmente l’Irap per la piccola e media impresa, in modo che il Friuli Venezia Giulia possa avere un vantaggio di carattere competitivo rispetto ad altre regioni.

Durante la campagna elettorale il Friuli Venezia Giulia è stato spesso dipinto come una regione che ha molte potenzialità che non vengono sfruttate. Perché? E cosa si può fare?

Bisogna iniziare a fare sistema e anche mettere in campo progetti a medio e lungo periodo.

Purtroppo, sopratutto negli ultimi cinque anni, si è operato pensando alla convenienza elettorale del momento e non pensando a progetti e medio e lungo termine.

Penso che la politica debba tornare a fare un po’ di progettualità invece che spot elettorali.

Come valuta il lavoro dell’amministrazione Serracchiani?

Purtroppo lo valuto negativamente. Penso alla riforma della sanità, alla riforma degli enti locali, che sono stati due disastri riconosciuti dalla destra e dalla sinistra.

E poi penso alla gestione dell’immigrazione, dove noi siamo stati regione capofila, anche se non abbiamo competenza diretta.

C’è stato un indirizzo politico chiaro dalla regione per l’accoglienza diffusa, ovvero sparpagliare tutti i migranti clandestini sul territorio regionale impedendo, di fatto, controlli seri.

Quindi secondo lei come andrebbe gestita la tematica dell’immigrazione?

Noi dobbiamo chiedere al governo di mettere uomini e mezzi per controllare i confini, perché abbiamo subìto un’immigrazione via terra di afghani e pakistani che arrivano attraverso altri paesi europei .

L’ingresso di queste persone avviene principalmente dall’Austria: una volta entrati in regione, sono stati sparpagliati dappertutto.

Addirittura oggi, nel programma del Partito Democratico, c’e scritto che vogliono migranti clandestini in ogni comune. Bisogna fermare queste persone ai confini e se entrano devono essere messe in dei centri, trattandoli con dignità e rispetto.

Centri dai quali non possono circolare liberamente fino a quando non avranno risposta positiva, se l’avranno, alla domanda di protezione e la maggioranza di queste persone ne è sprovvista.

Come intende gestire la Ferriera?

Bisogna chiudere l’area a caldo della Ferriera e andare in quella direzione, in accordo ovviamente con la proprietà.

Sono convinto che si troverà una via condivisa, ma oggettivamente un impianto di quell’impatto ambientale dentro un centro molto abitato come quello di Servola, nel 2018 è impraticabile.

Come reputa le relazioni del Friuli Venezia Giulia con l’Austria e la Slovenia?

Sicuramente c’è del potenziale: penso che abbiamo già un ottimo rapporto con il centrodestra sloveno e dobbiamo intensificare i rapporti con Austria e Slovenia.

Sulle elezioni in Friuli Venezia Giulia c’è molta aspettativa anche per le eventuali ripercussioni a livello nazionale. Cosa ne pensa?

I cittadini del Friuli Venezia Giulia hanno due compiti: il primo, ovviamente, è quello fondamentale di scegliere il futuro della nostra terra e in secondo luogo c’è la possibilità che dalla regione parta quel vento di cambiamento, potenziando magari le scelte del 4 marzo e dando un messaggio chiaro a tutto il Paese che indietro non si torna.

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