Icona app
Leggi TPI direttamente dalla nostra app: facile, veloce e senza pubblicità
Installa
Banner abbonamento
Cerca
Ultimo aggiornamento ore 17:55
Immagine autore
Gambino
Immagine autore
Telese
Immagine autore
Mentana
Immagine autore
Revelli
Immagine autore
Stille
Immagine autore
Urbinati
Immagine autore
Dimassi
Immagine autore
Cavalli
Immagine autore
Antonellis
Immagine autore
Serafini
Immagine autore
Bocca
Immagine autore
Sabelli Fioretti
Immagine autore
Guida Bardi
Home » Politica

Nessuno ne parla ma anche Draghi ebbe un ruolo decisivo nel crack Mps

Immagine di copertina
Mario Draghi, presidente del Consiglio. Credit: ANSA

Mario Draghi, Andrea Orcel e Banca Mps: a volte ritornano. Da alcuni giorni il Montepaschi è di nuovo al centro della scena politico-economica: dopo mesi di voci mai confermate, Unicredit è infatti uscita allo scoperto e ha annunciato di voler acquisire – a determinante condizioni – la banca senese di cui lo Stato è azionista al 64% tramite il ministero dell’Economia. Il centrodestra ha sollevato la questione conflitto d’interessi, evidenziando come il presidente di Unicredit, Pier Carlo Padoan, sia ex ministro dell’Economia ed ex deputato del Pd, eletto proprio a Siena, seggio ora vacante per il quale si è candidato il segretario dem Enrico Letta. Quasi nessuno, invece, ha rimarcato un altro intreccio cruciale in tutta questa storia: quello che riguarda, appunto, il presidente del Consiglio Draghi e l’amministratore delegato di Unicredit Orcel.

Riavvolgiamo il nastro e andiamo al 2007, un anno determinante (in senso negativo) per Mps. A novembre la banca senese, all’epoca guidata dal presidente Giuseppe Mussari, annuncia l’accordo con gli spagnoli del Banco Santander per l’acquisizione di Banca Antonveneta a 9 miliardi di euro (più 7 miliardi di euro di debiti). Quell’operazione segnerà l’inizio della fine per Mps. Appena un mese prima, infatti, Santander aveva comprato Antonveneta dall’olandese Abn Amro per una cifra assai più bassa: 6,6 miliardi di euro.

I problemi vengono a galla nel 2012, quando si scopre dei rischiosissimi contratti derivati Santorini e Alexandria sottoscritti dal management di Siena per coprire i buchi di bilancio causati dalla disastrosa acquisizione di Antonveneta. Nel novembre 2019 Mussari è stato condannato insieme ad altri alti dirigenti della banca per falso in bilancio e aggiotaggio.

Che c’entrano in tutto questo Draghi e Orcel? Ebbene, nel 2007 Draghi era governatore della Banca d’Italia e autorizzò formalmente la famigerata operazione Mps-Antonveneta nonostante la evidente sproporzione di prezzo.

“L’operazione venne compiuta nell’entusiasmo dei grandi media, della comunità finanziaria e delle autorità politiche e di governo”, ha ricordato in una recente intervista su TPI l’economista Emilio Brancaccio, che in quel 2007 era nel consiglio di amministrazione di una banca del gruppo Mps (Banca Toscana) e fu tra i pochi a opporsi all’acquisizione di Antonveneta. “Tra i favorevoli c’era anche Draghi. L’intero sistema era pervaso da un liberismo viscerale”.

Anche un banchiere navigato come Cesare Geronzi ha sottolineato la colpevole cecità di Draghi in quel frangente decisivo: “Non doveva consentire a Mps di combinare quei pasticci”, ha dichiarato tempo fa in una intervista a Panorama.

E Orcel? L’attuale amministratore delegato di Unicredit nel 2007 era alla guida della divisione global markets & investment banking nella sede londinese della banca d’affari Merrill Lynch. E fu proprio lui il regista delle operazioni di vendita di Antonveneta prima a Santander (a 6,6 miliardi di euro) e poi (appena un mese dopo, a 9 miliardi) a Mps.

Fu Orcel il mediatore della trattativa fra Mussari e lo spagnolo Emilio Botin, fondatore e grande capo del Santander, che aveva bisogno di liquidità per finanziare l’acquisto di Abn Amro insieme a Royal Bank Scotland e Fortis.

Quattordici anni dopo, il banchiere romano – noto anche come “il Ronaldo della finanza” – è pronto, alla guida di Unicredit, a mettere le mani su Mps, che nel frattempo non si è mai ripresa dal crack. Ma Orcel vuole garanzie: per cominciare, niente crediti deteriorarti e niente rischi legali. Unicredit, insomma, dovrà solo guadagnarci.

Orcel dovrà trattare con il ministero del Tesoro, azionista della banca senese, ma si interfaccerà certamente anche con Draghi, che oggi siede a Palazzo Chigi e che non potrà esimersi dal dire la sua sul dossier.  A far discutere sono le condizioni che reggeranno l’accordo tra lo Stato e Unicredit, dal prezzo della vendita agli esuberi del personale.  Mario, Andrea e Mps: a volte ritornano.

 

Ti potrebbe interessare
Ambiente / È uscito il nuovo numero di The Post Internazionale. Da oggi potete acquistare la copia digitale
Economia / Gli Agnelli vendono “La Stampa”: chi è il nuovo proprietario, Alberto Leonardis
Economia / Quanto costerà la guerra in Medio Oriente agli italiani: previsti rincari per oltre 2mila euro a famiglia
Ti potrebbe interessare
Ambiente / È uscito il nuovo numero di The Post Internazionale. Da oggi potete acquistare la copia digitale
Economia / Gli Agnelli vendono “La Stampa”: chi è il nuovo proprietario, Alberto Leonardis
Economia / Quanto costerà la guerra in Medio Oriente agli italiani: previsti rincari per oltre 2mila euro a famiglia
Economia / Modello 730/2026: tutte le novità su bonus e detrazioni nella dichiarazione dei redditi
Economia / Tende da sole, bonus 2026: come fare la domanda e quali sono i requisiti
Economia / L’auto elettrica non c’entra, il maxi-rosso di Stellantis viene dal Nord America
Economia / Buy now pay later nel 2026: tra tendenze e nuove norme
Lavoro / Carta del Docente 2026, erogazione confermata: soldi accreditati, c’è la data
Economia / Dazi Usa al 15%: l’Italia è il secondo Paese più colpito al mondo dalle nuove tariffe doganali di Trump
Economia / Spid a pagamento: cosa cambia e perché è stata presa questa decisione