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Donnoli (Sardine): “La sinistra ha gli stessi dirigenti da 30 anni. Ora si facciano da parte”

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Lorenzo Donnoli (foto Facebook)

Io e Lorenzo ci conosciamo da oltre 10 anni: abbiamo bazzicato insieme lunghe notti per i luoghi di riferimento della comunità LGBT bolognese tra drink, risate e lunghe chiacchierate sugli accadimenti politici. Ci siamo un po’ persi di vista nei suoi anni australiani (“Un’esperienza di vita incredibile, ma sentivo il bisogno di tornare”) e me lo ritrovo portavoce delle sardine e scrittore di un libro appassionato e biografico dal titolo “Cervello ribelle: diario atipico di una sardina autistica”.

Lorenzo è una sardina gay e autistica nell’Italia del 2021: una sfida non esattamente semplicissima. “Direi che è molto faticosa, ma le cose ardue a me divertono. Vale anche per le battaglie politiche tra fake news e propaganda di una certa destra. Per questo essere sardina non è facilissimo. Essere gay non è una passeggiata ma è sicuramente più facile esserlo a Bologna e con gli under 30 che sono certamente più aperti e liberi delle vecchie generazioni. La parte più faticosa è certamente quella di essere autistico, perché la gente non capisce, si offende. In Italia il diritto alla diversità è assolutamente da costruire da zero”.

Ricordo quando mi raccontavi che il tuo ex ti diceva “Hai una mente ingovernabile”

“Dire le bugie, fingere, tutti i sorrisi forzati, cercare di essere neurotipico per me è come fare l’attore, come quando da giovani fingevamo di essere etero: spesso lo trovo di una noia mortale, altre volte non mi adatto, me ne vado, qualche volta lo trovo divertente dato che mi piacciono tutti gli animali, e gli esseri umani sono i più affascinanti. Rispetto ad altri autistici, io comunque amo la comunità, mi piace il confronto con le persone molto diverse da me: parlo con politici di tutti i partiti, anche di destra. Ho interessi variabili e particolari: durante la pandemia mi sono riletto i Vangeli. Pensa al Vangelo secondo Matteo: Matteo, oltre ad essere il nome del mio fidanzato è quello di Renzi e Salvini. Loro dovrebbero seguire i dettami del Vangelo che dice: accogli. Ma c’è anche il Vangelo secondo Matteo di Pasolini: un Cristo che senti vicinissimo agli ultimi, al dolore degli altri. Ecco la sinistra di oggi dovrebbe assomigliare a quel Cristo lì”.

Cosa ne pensi dell’ingerenza della Chiesa nel merito del Ddl Zan, la cui approvazione è uno dei punti cardine del programma delle Sardine?

“Io penso sia stato uno sgambetto della parte conservatrice della chiesa. Ricordiamo che l’apertura di Papa Francesco, per quanto criticata, è stata veramente rivoluzionaria e ha avuto conseguenze incredibili in luoghi come il Venezuela e in altri paesi del terzo mondo: ha cambiato la società. Stiamo comunque parlando di un concordato fatto nel ’29 e poi rivisto negli anni ’80. Qualcosa di assolutamente lontano dall’Europa del 2021. Infatti apprezzo la risposta coraggiosa che ha dato Draghi”.

Allora, visto che ne sei il portavoce, facciamo un riassunto di quello che è stato detto in questo anno e mezzo di sardine. Un classico: voi siete quelli che non hanno un programma politico.

“In verità ci sono tanti valori condivisi, anche con le candidature che abbiamo sostenuto vedi Melio in Toscana e, ultimamente Matteo Lepore a Bologna: l’antifascismo, la lotta contro le disuguaglianze, la transizione ecologica, la sostenibilità. Basta immobilismo e rassegnazione: questa è l’idea che ha unito tutti i nostri militanti fin dall’inizio”.

Le sardine sono il solito movimento cittadino.

“Pensa che una proposta iniziale di Mattia, le sardine nascevano come movimento delle campagne: siamo stati a Stella in Liguria, terra che ha vissuto lo spopolamento, dai terremotati delle Marche, in Ciociaria dalle persone che aspettano la casa popolare assegnata da 10 anni, dalle braccianti tarantine che chiedono il collocamento, a Marina di Pisa con la croce Rossa e chi si occupa giornalmente di accoglienza, con Mediterranea a Palermo. Poi è chiaro: fanno più effetto le piazze grandi. Anche un concerto con Marracash, Willie Peyote: sarebbe stato più difficile da organizzare nelle piccole piazze di provincia”.

Le Sardine sono figli di papà: paga tutto Prodi.

“Qui c’è un upgrade: dissero che Prodi sarebbe stato mio nonno o che Mattia lavorasse con lui. In verità abbiamo sempre potuto mantenere le iniziative tramite crowdfunding, vendite di magliette, cose così: siamo tutti volontari. Peccato che la gente ha su di noi le stesse aspettative che ha sui politici: la Santanchè mi dice di essere meno aggressivo. Una che è lì da 30 anni e che non ha prodotto una sola legge fondamentale per le nostre vite dice a me di essere meno aggressivo. Loro possono cazzeggiare, noi invece…”.

Le Sardine vogliono solo arrivare in Parlamento.

“No, macché. Il 14 marzo 2020 dovevamo vederci a Scampia per fare un punto sulle strategie politiche e capire cosa fare del nostro futuro. 5 giorni prima è arrivato il lockdown. E le riunioni on line hanno inevitabilmente spento entusiasmi. E’ mancata la piazza, la politica di prossimità di vicinanza, che era la nostra cifra iniziale. Diciamolo: c’è una sfiducia verso il PD e una prateria di micropartiti che non fanno che aumentare la sfiducia. La sinistra non riesce a creare quella narrazione di cui è capace la destra. Bersani, Franceschini devono lasciare spazio: abbiamo gli stessi dirigenti da 30 anni. Se non si fanno da parte di loro autonomamente, questo cambiamento non arriverà mai. Serve un’operazione coraggiosa, che riesca a coinvolgere la società civile. Manca un anno alle elezioni politiche, ci aspettiamo che nasca un grande cantiere progressista e aperto. Presto si voterà in piccoli comuni che sono importantissimi: bisogna investite nelle campagne elettorali tipo a Carbonia, Rimini e che idea di centrosinistra si sta mettendo in piedi? Ricordiamoci che, se lo scenario attuale bastasse non sarebbero nate le sardine, non sarebbero venute un milione di persone in piazza: se i dirigenti rappresentassero il paese reale non esisteremmo”.

Le Sardine sono populiste come i 5 stelle.

“In verità siamo molto diversi. Loro partono dalla rete, noi diciamo che la rete è in mano e a chi la compra. Noi siamo per la buona politica, quella che pensa al bene comune, non per i vaffanculo. Noi siamo garantisti, non fanatici del giustizialismo. Siamo dichiaratamente di sinistra, loro no. Grillo ormai è senile. Conte ha meriti. E’ stato artefice di un cambiamento, per ricollocarli nel centro sinistra. All’inizio il movimento era progressista ed ecologista: si baciavano in Parlamento per il matrimonio egualitario. Spero si riparta da lì. Con, magari, un nuovo Ulivo con tante realtà diverse”.

Ecco, le Sardine da dove stanno ripartendo ora? Vi spaventa la prospettiva di Giorgia Meloni premier nel 2023?

“Giorgia Meloni e tutti i sovranisti d’Italia sono invotabili e sicuramente fanno paura: alleati di Orban, sono il peggio di quello che c’è in Europa. Noi dobbiamo lavorare per creare una visione alternativa di società. E deve essere credibile: su ecologia, sostenibilità, uguaglianza, distribuzione della ricchezza, sanità pubblica. Siamo dalla parte dei diritti umani, sociali e civili: abbiamo contribuito a raccogliere 300.000 firme per la cittadinanza a Zaky. Siamo per la cannabis legale: sarebbero miliardi per lo stato e tolti alle mafie. Dove l’hanno realizzato c’è stato un crollo delle tossicodipendenze ed è calata la spesa sanitaria. Ci vuole qualcuno che racconti dei 2 milioni e mezzo di italiani che sono emigrati in 15 anni. Gli italiani hanno 17 milioni di varianti genetiche: siamo tutti africani, “prima gli italiani” non significa nulla. Togliatti diceva: il parlamento dovrebbe essere specchio del mondo reale: in Italia ci sono 13 milioni di persone con disabilità: uno su sei in parlamento dovrebbe essere con disabilità. E invece”.

Nel centro destra c’è comunque anche chi, come Anna Maria Bernini, ha espresso apertura nei confronti del Ddl Zan.

“La Bernini non la conosciamo ma ci parlerei volentieri. Siamo sempre per mantenere dialogo, gentilezza e collaborazione. Poi gli amici del Ddl Zan sono inevitabilmente nostri amici. E sono un inguaribile ottimista anche in merito alla sua approvazione. Stiamo parlando di leggi (questa e il matrimonio egualitario) che in altri stati europei esistono da 20 anni e sono stati approvati con i voti anche delle destre”.

Rumors dicono che sarà Renzi a fare cadere l’approvazione del Ddl facendo il doppio gioco col voto segreto per dare poi la colpa al PD.

“Dicono sia già successo con Prodi, oltre che col governo Conte. Diciamo che non è una visione fantascientifica, ma rimango comunque ottimista”.

Per chiudere, c’è una frase in cui ti riconosci particolarmente in questo periodo storico?

“Siamo tutti trans”, come dice Vladimir Luxuria: l’essere umano è in costante trasformazione, per fortuna, ogni ora, ogni giorno.

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