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Home » Politica

Di Maio contro i negozi cinesi e pakistani: scoppia la polemica

Immagine di copertina

Di Maio negozi cinesi pakistani – Sembra un meme, ma non lo è. Sui canali social del Movimento 5 Stelle è apparsa una foto del vicepremier Luigi Di Maio accompagnata dalla scritta: Controlli anche sui negozi di cinesi e pakistani.

Sguardo severo, mano tesa davanti a sé in segno di ammonimento, il capo dei 5 Stelle ha lanciato così l’iniziativa volta a effettuare controlli più stringenti sugli esercizi commerciali gestiti da “cinesi e pakistani”.

di maio negozi cinesi pakistani

Una strategia comunicativa che non è piaciuta ai deputati e ai senatori 5 Stelle, che hanno criticato la decisione di inserire nella “black list” solo i negozi gestiti da non italiani.

La soluzione migliore, suggeriscono gli scontenti, sarebbe stata attivare dei controlli su tutti gli esercizi commerciali, senza discriminazioni.

Quell’immagine è “una porcheria”, è il commento rilasciato alla Adnkronos da un eletto alla Camera. “Chi prende queste decisioni? Ormai ci ritroviamo a scimmiottare la Lega: perché non annunciare più controlli nei negozi italiani dove si fa il nero o dove, soprattutto al Sud, ragazzi lavorano anche solo per 200 euro al mese?”.

Le critiche sono giunte anche dai social, con gli utenti che hanno fatto notare l’importanza di effettuare controlli su tutti i negozi e di lasciar perdere le strategie comunicative in stile Salvini.

“Ma siete così sicuri che gli italiani siano onesti? Perché non fate un bel controllo a tappeto sull’evasione fiscale delle attività commerciali?”, è il commento di Franco sotto all’immagine di Di Maio.

E ancora: “Andate a fare i controlli nei ristoranti, bar e hotel stagionali e vedrete quanta evasione e quanti camerieri assunti con pochi soldi e tante ore di lavoro senza giorni di riposo!”.

Non mancano però anche i commenti favorevoli:”Finalmente qualcuno che incomincia a far rispettare le regole, ottimo lavoro”.

A sostenere l’idea del vicepremier anche chi non vota M5s: “Da leghista, hai il mio vivo apprezzamento signor ministro… Bravo”.

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