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Di Battista fa la vergine: critica Salvini ma non troppo. Così domani potrà allearsi con lui o dire che gli fa schifo

Di Giulio Cavalli
Pubblicato il 13 Giu. 2019 alle 15:47 Aggiornato il 13 Giu. 2019 alle 17:22
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Immagine di copertina
Alessandro Di Battista

Forte Alessandro Di Battista. In un governo in cui già i due alleati si fanno praticamente opposizione da soli lui riesce ad essere il terzo incomodo che ci dà la lezioncina ma non si sporca le mani, pronto così nel futuro prossimo, appena servirà, a rivendicare la sua verginità e a prendere le distanze dal duo Salvini-Di Maio senza scontare nessuna pena.

Ieri il leader esterno del Movimento 5 Stelle ha scritto un lungo post per spiegarci che la vicenda dell’arresto di Arata e figlio è roba pesantissima (ma va?) e ci ha tenuto a spiegarci come la Lega di Salvini stia raccattando in giro il peggio del berlusconismo al sud.

Non solo: ha colto (finalmente) anche il pericolosissimo filo rosso che lega la vicenda Arata (in cui ovviamente c’è anche l’ex sottosegretario Siri) al boss Matteo Messina Denaro.

Scrive Di Battista: “Arata, d’altro canto, prima di diventare (secondi i giudici) ‘socio occulto di Vito Nicastri, a sua volta legato al boss di Cosa Nostra Matteo Messina Denaro’ e prima di partecipare a convention leghiste sull’energia è stato deputato proprio di Forza Italia. D’altronde il berlusconismo proverà a sopravvivere allo stesso Berlusconi. Come? Diventando il tratto distintivo di altre forze politiche”.

E uno si aspetterebbe che finalmente qualcuno di importante dentro al Movimento 5 Stelle denunci lo schifo di un’alleanza con un partito come la Lega che si sta velocemente trasformando nella peggiore Forza Italia con inclinazioni razziste e invece il miracoloso esponente grillino ci tiene a dirci, testualmente: “Lo ripeto, il governo vada avanti perché c’è un contratto da rispettare con ottime proposte ancora da realizzare. Allo stesso tempo il Movimento deve continuare a denunciare il malaffare dilagante, malaffare reso possibile dalle relazioni pericolose dei partiti”.

Chiaro? Secondo Di Battista basta un post su Facebook per avere assolto il proprio ruolo di moralizzatore e avere messo al riparo il Movimento 5 Stelle. Non c’entra il fatto che sia l’alleato di governo.

Non importa che Salvini sia il vero presidente di un governo che viene guidato dal ministero dell’Interno e non gli interessa nemmeno che proprio il leader leghista non abbia detto niente, non abbia fatto nessun mea culpa e tantomeno ne abbia intenzione.

Probabilmente Di Battista crede che la politica si svolga così: un bel post come digestivo e poi via, pronti come prima a governare insieme con una rinnovata verginità.

Però ciò che conta è farlo sempre da fuori poiché la strategia è ben chiara: quando Di Maio si brucerà lui potrà dire io con la Lega non ci ho mai governato e troverà di sicuro qualcuno pronto ad andargli dietro. Beato lui. Poveri noi.

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