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Il conflitto di interessi di Casaleggio con le lobby di scommesse e tabacco: ora il M5S deve chiarire

Di Giulio Cavalli
Pubblicato il 17 Ott. 2019 alle 11:28 Aggiornato il 17 Ott. 2019 alle 13:41
Immagine di copertina
Davide Casaleggio

Alla fine se n’è accorto anche Il Fatto Quotidiano, che oggi con un bell’articolo di Carlo Tecce rilancia la questione del conflitto di interessi che sta dietro all’attività imprenditoriale di Davide Casaleggio e al suo ruolo politico, anche se ufficialmente non dichiarato, all’interno del Movimento 5 Stelle.

Nel Paese che sul conflitto di interesse è marcito per anni sembra che importi a pochi il fatto che un altro imprenditore dopo Silvio si ritrovi a fare politica e impresa contemporaneamente.

In questo caso c’è anche l’aggravante che Casaleggio non riveste nessun ruolo ufficialmente istituzionale, eppure è sempre presente quando all’interno del Movimento (che, per ricordare, sta saldamente al governo) si prendono decisioni cruciali.

Durante il primo anno di governo (il primo Conte, per intendersi) la Casaleggio Associati guidata da Davide Casaleggio ha fatturato centinaia di migliaia di euro da Lottomatica, Philip Morris e Moby Lines, tutte aziende portatrici (legittimamente) di interessi di lobby che cozzano con gli ideali politici del Movimento 5 Stelle.

Le aziende interpellate ovviamente garantiscono che sia una scelta semplicemente di natura economica e di valutazione dei servizi offerti (e ci mancherebbe, avete mai visto lobbisti sventolare il fatto di essere lobbisti?) ma rimane il fatto che dare soldi a chi ha rapporti così stretti con chi legifera su tabacco, ludopatia e trasporti rimane un’ombra su cui varrebbe la pena riflettere.

Le sigarette elettroniche, ad esempio, hanno subito negli ultimi anni un enorme contraccolpo economico per le leggi del governo e da sempre i produttori hanno additato le lobby del tabacco come i grandi suggeritori di queste riforme: è lecito pensare che il rapporto tra Casaleggio e Philip Morris abbia potuto avere un peso?

Carlo Tecce del Fatto Quotidiano ha provato a chiederlo ai diretti interessati: nessuna risposta. Da sempre i conflitti di interesse sono diventati chiari nel momento in cui sono emersi con tutta la loro virulenza, spesso quando ormai non c’era più modo e tempo di intervenire: è possibile imparare la lezione e prepararsi per tempo?

Per questo sarebbe il caso di uscire dalla zona d’ombra in cui il M5S e Casaleggio da tempo continuano a stare e chiarire una volta per tutti i ruoli e i rapporti, ci guadagneremmo tutti in termini di trasparenza. Una volta, ve lo ricordate, lo urlava anche il PD. Ora basta, più niente.

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