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Home » Politica

Governo, parla Draghi: “Centrodestra responsabile della crisi, era già tutto deciso. Ora basta politica”

Immagine di copertina
Il Presidente del Consiglio incaricato, Prof Mario Draghi al termine del colloqui con il Presidente Sergio Mattarella,al Quirinale,comunica la lista dei Ministri del nuovo Governo (foto di Francesco Ammendola - Ufficio per la Stampa e la Comunicazione della Presidenza della Repubblica)

Il governo è caduto per scelta del centrodestra, che ha colto al volo l’occasione offerta dal M5S con il mancato voto di fiducia: questa l’analisi che Mario Draghi ha restituito del crollo del suo esecutivo secondo un retroscena pubblicato dal Corriere della Sera. Un “divorzio unilaterale” in cui Forza Italia e Lega hanno colto la palla al balzo dopo “l’errore” di Giuseppe Conte e i suoi. Per anticipare la corsa alle urne a cui puntavano dall’inizio insieme a Giorgia Meloni.

Stando alla ricostruzione la “sfarinatura” citata da Draghi nell’ultimo discorso in Senato è dipesa dall’atteggiamento del segretario del Carroccio, accusato di non rispondere nemmeno alle telefonate del primo ministro, ma anche da quello del Cavaliere, che giocava a specchio. “Siete dei rompiscatole. Tanto lo so che domani vi inventerete un’altra cosa”, diceva il presidente del Consiglio al termine di ogni colloquio. Per questo secondo Draghi anche un atteggiamento più accomodante nell’invettiva pronunciata a Palazzo Madama non avrebbe cambiato le carte in tavola. “Tutto era stato già deciso“, avrebbe ipotizzato Draghi.

In una serie di retroscena circolati dopo l’intervista in cui Berlusconi lo definiva “stanco”, il premier – ancora in carica per gli affari correnti – aveva già fatto sapere di essersi sentito “mandato via” e di essersi convinto che l’offerta del centrodestra di un nuovo governo senza M5s fosse una trappola. Anche perché quell’esecutivo sarebbe durato “un giorno”. Ma Draghi non nega che il piano ha iniziato a inclinarsi per responsabilità di Conte. La situazione è poi precipitata dopo le dimissioni, che il premier ha accettato di congelare andando in Parlamento come richiesto dal Capo dello Stato.

“Le cose andavano bene e bisognava farle andare male. Senza la sciocchezza del Movimento il governo sarebbe andato avanti, anche nelle difficoltà prodotte dai partiti che ogni giorno avanzavano nuove richieste”, avrebbe detto il banchiere.  Il tentativo di ricompattare la maggioranza sarebbe stato “genuino”, avrebbero spiegato al Corriere i suoi stretti collaboratori, eppure nei cinque giorni che hanno separato il voto sul dl aiuti dalla definitiva caduta del governo la sensazione era che sarebbe stato impossibile ricomporre quello che ormai si era rotto, anche perché nel frattempo il centrodestra stava facendo i suoi calcoli.

Secondo Politico.eu il destino dell’ex Bce è stato deciso al pranzo convocato a Villa Grande il 19 luglio, quando intorno al tavolo della casa del Cavaliere si sono seduti anche Salvini e Meloni. La fine della legislatura sarebbe stata decisa durante il vertice di centrodestra a Roma sud. Ora il premier ha detto “basta” alla politica. A chi in questi giorni gli ha chiesto di usare il suo nome in campagna elettorale ha replicato: “Lasciatemi fuori“.

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