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Cosa succede ora a Marco Cappato dopo la sentenza della Corte Costituzionale

L'esponente dei Radicali era sotto processo con l'accusa di aiuto al suicidio

Di Laura Melissari
Pubblicato il 25 Set. 2019 alle 20:39 Aggiornato il 25 Set. 2019 alle 21:00
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Immagine di copertina

Cosa succede ora a Marco Cappato dopo la sentenza della Corte Costituzionale

Cosa succede ora a Marco Cappato dopo la sentenza della Corte Costituzionale? Per l’esponente dei Radicali e dell’Associazione Luca Coscioni l’iter giudiziario per la morte di Dj Fabo si è di fatto concluso. Il tribunale di Milano, infatti, adesso dovrà riprendere il giudizio che aveva lasciato in sospeso dopo aver interpellato la Corte Costituzionale per mettere la parola fine sulla vicenda, ma si tratta di una pura formalità.

Cappato, la sentenza della Consulta: “Aiuto a suicidio non sempre punibile”

Marco Cappato rischiava dai 5 ai 12 anni di carcere per l’aiuto fornito a dj Fabo nel trasportarlo in Svizzera, dove l’uomo ha scelto di sottoporsi a suicidio assistito. Ma, dopo la sentenza della Corte Costituzionale, che ha stabilito che in determinate condizioni “l’aiuto al suicidio non è sempre punibile” Cappato di fatto è stato assolto da ogni accusa.

“Da oggi in Italia siamo tutti più liberi – ha dichiarato Marco Cappato subito dopo la sentenza – anche quelli che non sono d’accordo. Ho aiutato Fabiano perché ho considerato un mio dovere farlo. La Corte costituzionale ha chiarito che era anche un suo diritto costituzionale per non dover subire sofferenze atroci. È una vittoria di Fabo e della disobbedienza civile, ottenuta mentre la politica ufficiale girava la testa dall’altra parte. Ora è necessaria una legge”.

L’avvocato Filomena Gallo, segretario dell’Associazione Luca Coscioni e coordinatore del collegio di difesa di Marco Cappato ha invece commentato la sentenza della Consulta con le seguenti parole: “La Corte costituzionale apre la strada finalmente a una buona normativa per garantire a tutti il diritto di essere liberi fino alla fine, anche per chi non è attaccato a una macchina ma è affetto da patologie irreversibili e sofferenze insopportabili, come previsto dalla nostra proposta di legge di iniziativa popolare per l’eutanasia legale depositata alla Camera dei Deputati nel 2013. Mi auguro che finalmente il Parlamento si faccia vivo. Noi andremo avanti, e invitiamo a unire le forze laiche e liberali in occasione del Congresso dell’Associazione Luca Coscioni dal 3 al 6 ottobre a Bari”.

Dalla morte di Dj Fabo alla decisione della Consulta: le tappe della vicenda

Marco Cappato venne rinviato a giudizio dopo essersi autodenunciato al suo ritorno in Italia dalla Svizzera. Il processo si aprì l’8 novembre 2017, per poi concludersi in parte il 14 febbraio 2018, con l’assoluzione per il reato di istigazione al suicidio.  Per quanto riguardava il reato di aiuto al suicidio invece, la Corte d’assise di Milano si era appellata alla Corte Costituzionale, chiedendo un giudizio di legittimità dell’articolo 580 del codice penale. La Consulta si era riunita il 23 ottobre scorso e aveva rinviato di un anno la decisione, al 24 settembre 2019, poi rinviata nuovamente al 25 settembre, chiedendo al Parlamento di intervenire per legiferare in materia. Il parlamento però in questi 12 mesi non ha fatto nulla.

Fabiano Antoniani, noto come dj Fabo, aveva avuto un incidente in auto nel 2014, che lo aveva reso paraplegico e cieco. Nel gennaio 2017 chiese aiuto a Marco Cappato perché lo aiutasse a raggiungere la Svizzera, dove si sottopose a suicidio assistito.

Qui un video di TPI con le dichiarazioni di Marco Cappato prima della decisione della Corte Costituzionale:

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