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Consultazioni, il M5S apre a Renzi ma solo “con Conte”: cosa può succedere ora

Di Veronica Di Benedetto Montaccini
Pubblicato il 29 Gen. 2021 alle 17:08 Aggiornato il 29 Gen. 2021 alle 17:24
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Oggi pomeriggio ci sarà un colpo di scena durante il terzo e ultimo giorno delle consultazioni al Colle: il Movimento Cinque Stelle apre a Renzi e a Italia Viva. A confermarlo a TPI sono delle fonti interne al Movimento, che chiariscono: “Pronti a una maggioranza con Renzi purché faccia il responsabile”.

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La delegazione pentastellata guidata dal ministro degli Esteri Luigi Di Maio riferirà dunque al presidente della Repubblica Sergio Mattarella che i 5S sono “disposti a formare un governo anche con Italia Viva, ma solo se c’è Conte”.

L’obiettivo è condiviso con il Pd, che ieri al Colle ha espresso la stessa posizione di apertura a Iv ma unicamente con Conte, ed è quello di ‘stanare’ Renzi, costringerlo – viene spiegato da una fonte parlamentare – a dire chiaramente che vuole un altro schema e un altro premier.

Quando era “mai con Renzi”

Va ricordato che per i Cinque Stelle si tratta di un turning point, perché finora avevano portato avanti la linea del “mai con Renzi”, facendo quadrato attorno al premier dimissionario. Il reggente pentastellato Vito Crimi si era incaricato di restare in asse con il pensiero di Conte, che però giovedì pomeriggio ha dovuto piegarsi e telefonare al leader di Italia Viva. Sempre fonti interne ai Cinque Stelle, spiegano a TPI come è andata nel dettaglio: sono stati degli emissari di Renzi a contattare il presidente della Camera Roberto Fico per intercedere con Conte e richiedere una chiamata mezz’ora prima che il leader di Iv salisse al Colle.

Il Movimento è spaccato

Con le consultazioni di oggi, il 5S mostra una posizione del tutto nuova, ma al suo interno il Movimento è spaccato: da una parte la corrente di Di Maio è arrivata alla conclusione che tendere la mano a Italia Viva sia l’unica strada percorribile (e sarà quello che verrà detto in Quirinale); dall’altra, l’ala di Alessandro Di Battista e quella della senatrice Barbara Lezzi vorrebbero invece chiudere la porta al senatore fiorentino, anche a costo di rischiare le elezioni o addirittura di passare all’opposizione. D’altronde, Di Battista aveva mostrato chiaramente la sua chiusura verso Renzi già in un’intervista video del direttore di TPI Giulio Gambino del 15 gennaio scorso.

“Renzi non può più essere coinvolto. Non è affidabile, saremmo costretti a subire ancora i suoi capricci e sono certa che riaprirebbe una crisi tra qualche mese. Non siamo all’asilo, dove possiamo aspettare che il bambino faccia il bravo” ha dichiarato la Lezzi.

Posizione condivisa anche dal senatore Lannutti, che ha dichiarato: “Renzi, anziché mostrarsi col capo coperto di cenere e chiedere scusa al Paese per averlo immobilizzato quando più ha bisogno di andare avanti, ha dettato le sue condizioni con arroganza più sfacciata del solito. Per noi la strada resta: sempre col presidente Conte, ma senza Renzi”.

Conte o non Conte?

Il risultato di questa mossa potrebbe essere duplice. Opzione più probabile: i Cinque Stelle non vogliono lasciare alibi ai renziani, ovvero con un’apertura si dimostrerebbero “volenterosi” ed inclusivi anche nei confronti dell’ex premier e di Italia Viva all’interno della maggioranza, e così alcuni tra i 18 senatori di Iv si potrebbero convincere a votare la fiducia a Conte.

E questo avrebbe una sua logica, perché senza i numeri dei parlamentari Iv si ritorna infatti esattamente al punto che ha portato il premier a dimettersi. Non ci sono al momento ingressi aggiuntivi: nonostante sia nato a Palazzo Madama il nuovo gruppo “Europeisti-Maie-Centro democratico”, il pallottoliere di chi vota la fiducia all’esecutivo resta fermo a 156 più uno (ovvero il Cinque Stelle assente per Covid alla votazione del 19 gennaio).

Oppure, altra opzione, con la posizione che i Cinque Stelle porteranno oggi davanti a Mattarella, il Conte ter perderebbe ancora quota. Cosa potrebbe significare infatti questa apertura a Renzi? Che in vista c’è una maggioranza così composta: Partito Democratico, Movimento Cinque Stelle, Liberi Uguali e Italia Viva. Ma non è affatto scontato che Giuseppe Conte sia il premier di questo schieramento.

Leggi anche: 1. Così la crisi può cambiare la corsa al Quirinale (di Stefano Mentana) / 2. Il rientro di Renzi nel governo è un cavallo di Troia contro Pd e M5S (di Luca Telese) / 3. Conte l’impolitico (di Luca Serafini)

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