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Consultazioni governo: il riepilogo del primo giorno

I primi incontri delle consultazioni si sono svolti senza particolari intoppi, ma la soluzione non sembra vicina. Intanto, le principali forze politiche proseguono colpi e contraccolpi tattici

Di Anna Ditta
Pubblicato il 5 Apr. 2018 alle 10:30 Aggiornato il 12 Set. 2019 alle 02:26
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Immagine di copertina
Corazzieri al Quirinale durante le consultazioni del 4 aprile. Credit: Fabio Frustaci

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Si è svolta senza intoppi la prima giornata di consultazioni da parte del presidente della Repubblica Sergio Mattarella, mercoledì 4 aprile 2018, mentre tra le principali forze politiche proseguono colpi e contraccolpi “tattici” in vista della possibile formazione di un’alleanza di governo.

Il leader del Movimento Cinque Stelle Luigi Di Maio ha ribadito il veto posto ieri alla Lega, aprendo a un’alleanza con il centrodestra a condizione di lasciare fuori Forza Italia.

“La Lega deve decidere da che parte stare: se contribuire al cambiamento che il M5S vuole realizzare per il paese o se invece rimanere ancorata al passato e a Silvio Berlusconi, un uomo che ha già avuto la possibilità di cambiare l’Italia e che non lo ha fatto”, ha scritto Di Maio sul Blog delle Stelle nel primo pomeriggio.

“Di Maio non è il vincitore delle elezioni, ha vinto la coalizione di centrodestra che è solida e si candida a governare”, gli ha risposto Antonio Tajani. Il presidente del parlamento europeo domani non parteciperà alla delegazione di Forza Italia che incontrerà Mattarella, ma oggi è stato presente alla riunione dello stato maggiore del partito a palazzo Grazioli per fare il punto della situazione. Al termine dell’incontro, FI ha diramato una nota in cui sottolinea l’unità della coalizione di centrodestra.

Di Maio ha rilanciato inoltre l’apertura del M5S al Pd, definendolo il “primo interlocutore” e lodando l’operato di alcuni ministri, tra cui Franceschini, Minniti e Martina.

Dal canto loro, gli esponenti del Partito democratico hanno attaccato duramente il leader grillino, negando ogni possibilità di accordo. “Di Maio vuole solo occupare poltrone”, ha detto Andrea Romano. “Di Maio vuole usarci per alzare prezzo con Lega”, gli fa eco Lorenzo Guerini.

Ettore Rosato, deputato dem e vicepresidente della Camera, ha poi escluso un incontro del Pd con Di Maio. “Di Maio non vuole costruire premesse per incontro con Pd”, ha detto. “Non conosco il regista dell’accordo, ma la trama: credo che alla fine Lega e M5s imbarcheranno anche Forza Italia per necessità oggettive”, ha aggiunto Rosato.

Gli incontri di mercoledì 4 aprile

La prima mattinata di consultazioni si è aperta con l’incontro tra Mattarella e la presidente del Senato Maria Elisabetta Alberti Casellati, esponente di Forza Italia eletta lo scorso 24 marzo con i voti favorevoli della coalizione di centrodestra e del Movimento Cinque Stelle. Dopo di lei, è stato il turno del presidente della Camera Roberto Fico, eletto con la stessa maggioranza.

Come da prassi, le figure istituzionali incontrate dal presidente non hanno rilasciato dichiarazioni subito dopo la loro audizione.

Casellati ha espresso la sua opinione in un’intervista pubblicata mercoledì 4 aprile dal Messaggero, in cui auspica che il prosieguo della legislatura sia improntato “alle stesse dinamiche che hanno caratterizzato le prime sedute del nuovo Parlamento” e ha definito “impossibile” uno strappo da Lega e Forza Italia. Fico invece ha pubblicato un post sul suo profilo Facebook, in cui ha definito “particolarmente cordiale” l’incontro con il capo dello Stato.

Poi è stato il turno del presidente emerito Giorgio Napolitano, che ha lasciato lo Studio alla Vetrata del Quirinale dopo un lungo colloquio con il presidente Mattarella, senza rilasciare dichiarazioni ai giornalisti.

“Non mostrate sorpresa”, ha risposto il presidente emerito ai giornalisti che gli chiedevano se avrebbe rilasciato una dichiarazione.

Nel pomeriggio, i primi delegati a fare ingresso nello Studio alla Vetrata del Quirinale sono stati quelli del Gruppo delle Autonomie. Poi è stata la volta del Gruppo misto del Senato, presieduto da Loredana De Petris.

Della delegazione faceva parte anche Pietro Grasso, leader di Liberi e uguali. Grasso ha detto ai giornalisti che Leu è aperta al dialogo con il M5S, purché inseriscano nel programma temi cari a Liberi e uguali, come un piano di investimenti per il lavoro e l’occupazione, i diritti dei lavoratori, il rafforzamento del welfare, il diritto allo studio e l’ambiente.

Emma Bonino, coordinatrice di +Europa, parte della coalizione di centrosinistra, ha escluso invece qualsiasi ruolo del suo partito nella formazione del governo. “Noi al governo? Abbiamo perso”, ha detto.

Riccardo Nencini, vicepresidente del Gruppo Misto al Senato e capo della componente Psi-Mae-Usei, ha invece criticato la scelta di escludere l’opposizione dagli organi di controllo interno delle Camere, un atto definito dal senatore “la rottura di una consuetudine”.

Sono stati poi ricevuti da Mattarella i delegati del Gruppo Misto della Camera, con Maurizio Lupi (Noi con l’Italia, coalizione di centrodestra) e Beatrice Lorenzin (Civica Popolare, coalizione di centrosinistra).

“Quella del centrodestra è una maggioranza relativa, il nostro compito adesso è cercare maggioranza per formare il governo”, ha detto Lupi. “Sui programmi si cerca il consenso verso altri, come è normale che sia. Porre veti è la condizione peggiore per rispondere al compito che ci è stato affidato”, ha aggiunto il deputato.

“Siamo qui con spirito assolutamente costruttivo, perché ci rendiamo conto che il paese ha bisogno di un governo”, ha detto invece la ministra della Salute Beatrice Lorenzin. “Al momento noi ci troviamo in una fase interlocutoria e siamo in minoranza. La responsabilità di formare un governo spetta a chi ha vinto le elezioni”.

Infine, a chiudere la giornata di incontri è stata la delegazione di Fratelli d’Italia, guidata da Giorgia Meloni.

“Fratelli d’Italia farà del suo meglio per dare subito un governo al paese”, ha detto Meloni ai giornalisti.

Le leader di Fratelli d’Italia ha chiarito che il suo partito accetterà solo un governo guidato da Matteo Salvini (almeno al termine di questo primo giro di consultazioni) e che in nessun caso è disposta a rompere l’unità del centrodestra. “È naturale che chi è arrivato secondo alle elezioni tenti di dividere chi è arrivato primo”, ha detto Meloni.

Quanto alla proposta di “contratto alla tedesca” avanzato da Luigi Di Maio, Meloni ha sottolineato che “il contratto noi lo abbiamo stipulato con gli elettori, ed è il programma elettorale di centrodestra” e che “la proposta di contratto dovrebbe arrivare da chi è arrivato primo”.

Meloni ha annunciato inoltre che Fratelli d’Italia ha depositato alla Camera un disegno di legge di un articolo, da sottoporre alla Commissione speciale della Camera, per dare all’Italia una nuova legge elettorale nel caso in cui si dovesse tornare al voto.

“Se non dovessimo riuscire a formare un governo guidato da Matteo Salvini, potremmo prendere in considerazione insieme alla coalizione del centrodestra di scegliere una figura più inclusiva per la premiership”, ha detto Giorgia Meloni. “Il centrodestra gode di ottima salute”, ha concluso la leader di FdI.

Gli incontri di domani 5 aprile e le prossime tappe

Ecco gli incontri previsti per domani, giovedì 5 aprile:

ore 10 – Partito Democratico

ore 11 – Forza Italia

ore 12 – Lega

ore 16.30 – Movimento Cinque Stelle

Saranno questi incontri, che riguardano i partiti con un numero maggiore di seggi all’interno delle due Camere, a determinare l’esito delle consultazioni avviate oggi.

Molto dipenderà da eventuali accordi tra le forze politiche, che in queste ore non hanno però mostrato particolari convergenze.

Sono tre gli scenari più plausibili che potrebbero verificarsi all’esito di questo primo giro di consultazioni:

Ipotesi 1: un secondo giro di consultazioni

L’ipotesi più probabile è che il presidente Mattarella proceda a un nuovo giro di consultazioni, se non addirittura di un terzo.

Mattarella, in altre parole, dovrebbe cominciare a sondare la volontà dei partiti provando a smussare gli angoli e a favorire un dialogo che però, nell’immediato, difficilmente potrà condurre alla formazione di un governo.

Lo stallo potrebbe protrarsi anche per diverse settimane, almeno fino alla fine di aprile

Ipotesi 2: la ricerca immediata di una maggioranza

In linea teorica, se già domani dovesse trovarsi una sintesi tra le forze politiche (presumibilmente Lega e M5S), Mattarella potrebbe affidare, al termine delle consultazioni, un mandato a un esponente politico che dovrebbe poi cercare la fiducia in parlamento.

Poiché però Di Maio rivendica la premiership, e il centrodestra non sembra disposto a concedergliela, Mattarella dovrebbe probabilmente individuare una figura terza, che dovrebbe trovare il gradimento di Lega, M5s e Forza Italia.

Uno scenario di difficile realizzazione nell’immediato, e che potrebbe diventare più concreto solo a fronte di uno stallo protratto per diverse settimane, una volta che i partiti si rendessero conto dell’impossibilità di soluzioni alternative.

Ipotesi 3: mandato esplorativo

Non è obbligatorio che il capo dello stato dia direttamente l’incarico a qualcuno per formare un nuovo governo. Il presidente può inizialmente attribuire a una figura politica un “mandato esplorativo”.

Questo avvenne anche nel 2013, quando l’allora presidente Giorgio Napolitano affidò un mandato esplorativo all’allora leader del PD Pierluigi Bersani che, però, non ebbe esito positivo.

In altri termini, il capo dello stato designa una persona per cercare di formare attorno a questa una maggioranza e, qualora dimostri di averla, può dargli un mandato.

Anche in questo caso, allo stato attuale un mandato esplorativo potrebbe essere assegnato a una figura terza, che verificherebbe la disponibilità di alcune forze politiche di convergere sul suo nome.

Difficilmente, però, il Movimento Cinque Stelle potrebbe accettare subito una soluzione di questo tipo.

Esiste una quarta ipotesi, che è quella del ritorno alle urne, ma è improbabile che Mattarella voglia percorrerla.

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