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Commissario Sanità Calabria: “La verità è che neanche Gesù Cristo accetterebbe un incarico del genere”

Di Lara Tomasetta
Pubblicato il 24 Nov. 2020 alle 14:35
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Un valzer di nomi durato settimane e che potrebbe finire in una bolla di sapone: già, perché dopo essere saltati ben tre commissari alla Salute in Calabria nel giro di soli 10 giorni ora non se ne parla più. Problema sparito. Eppure la Regione è ancora scoperta, così qualcuno si permette persino il lusso di chiedere cosa stia accadendo e se il governo abbia trovato una soluzione. Perché, contrariamente a quanto afferma il ministro per gli Affari regionali e le Autonomie Francesco Boccia, il commissario ad acta rischia davvero di diventare una figura mitologica. Una figura tanto combattuta e sulla quale così a fondo si è discusso ma il cui lavoro rischia, ancora una volta, di essere affidato a personaggi più noti per sanare gli appetiti delle varie parti politiche, che a curare le sorti della malconcia sanità in Calabria.

A fugare ogni dubbio ci ha pensato comunque il premier Giuseppe Conte: la nomina del nuovo commissario dovrebbe arrivare oggi stesso. Il consiglio dei ministri è convocato per le 18 a Palazzo Chigi, l’argomento non è all’ordine del giorno ufficiale della riunione ma, come il premier ha anticipato – ospite ieri dalla Gruber – la partita potrebbe chiudersi proprio oggi.

Sul tavolo, oltre al nome del prefetto Francesco Paolo Tronca, che nelle ultime ore avrebbe optato per il no, ci sarebbe, tra gli altri, quello di Luisa Latella, già prefetto a Catanzaro e alla guida delle universiadi di Napoli, oggi commissario all’Asp del capoluogo calabrese dopo lo scioglimento per infiltrazioni mafiose.

L’altro nome sarebbe quello di Narciso Mostarda, direttore della Asl Roma6, gradito al Pd e a Leu. Domenica ha declinato Federico Maurizio D’Andrea, manager calabrese trapiantato a Milano, due lauree, ex investigatore della Guardia di Finanza ai tempi di Mani pulite, già presidente di Sogei e di numerosi organismi di vigilanza in società importanti come Metropolitane Milanesi, Banco Bpm, Fondazione Fiera, A2A: dalla sua, oltre alla competenza, aveva il merito di aver messo d’accordo tutti. Sia il centrosinistra, sia il M5S.

Lui però, di fronte a un impegno lungo due anni, con la possibilità di arrivare a tre, si è tirato indietro: al massimo sarebbe potuto rimanere 6-8 mesi, il tempo di impostare il lavoro. Giudicato però insufficiente dal premier. La sanità calabrese in questo mese di novembre ha conosciuto il suo punto di crisi più profondo con gli ospedali pieni e i morti per Covid in aumento.

“La verità è che neanche Gesù Cristo accetterebbe un incarico del genere”, ha confidato un ministro all’Adnkronos, confermando l’immobilismo sulla nomina dell’uomo chiamato a risanare i conti della disastrata sanità calabrese. “Si sta valutando un nuovo commissario, ma anche una squadra che lo supporti, perché avere dei dirigenti locali che possano aiutarlo è importante”, dice il viceministro Sileri. Ma allora chi ha davvero intenzione di aiutare i calabresi?

L’unico punto fisso resta quindi il lavoro di Strada con la sua Emergency. “Il rapporto con Emergency e Gino Strada è importante, e li ringrazio per la loro disponibilità. Grazie alla loro rete e alla Protezione civile, riusciremo a intervenire con medici, operatori e con un modello d’intervento per gli ospedali da campo che potrà esserci solo utili. Tutte le reti che ci aiutano a migliorare le condizioni sono bene accette”, dice Francesco Boccia. 

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