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“Noi abbiamo Tallini”: le intercettazioni di Ndrangheta che inguaiano il presidente del Consiglio regionale della Calabria

Di Alessia Bausone
Pubblicato il 24 Nov. 2020 alle 06:37 Aggiornato il 24 Nov. 2020 alle 10:28
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Immagine di copertina
Mimmo Tallini. Credit: ANSA

La vicenda giudiziaria che tocca l’ormai ex presidente del Consiglio regionale della Calabria e vicecoordinatore regionale di Forza Italia Domenico Tallini, consigliere comunale a Catanzaro per oltre 25 anni (prima tra le file del MSI passando poi per poli civici centristi, l’Udeur di Mastella e poi Pdl e Forza Italia), è narrata nelle 357 pagine dell’ordinanza di applicazione di misura coercitiva firmata dal giudice per le indagini preliminari Giulio De Gregorio su richiesta della Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro guidata da Nicola Gratteri.

Leggi anche: ‘Ndrangheta, arrestato presidente del Consiglio regionale della Calabria, Domenico Tallini

Per il super magistrato (che, ospite di Lilli Gruber su La7 , si è autodefinito “un semplice pm di campagna”), nell’inchiesta denominata Farmabusiness, “grazie all’operato dell’onorevole Tallini, il gruppo criminale Grande Aracri ha potuto ottenere queste facilitazioni, contatti e incontri con funzionari della Regione per ottenere agevolazione”. Per questo motivo gli viene contestato il “concorso esterno” e viene considerato “la cerniera tra i clan e la Pubblica Amministrazione”.

Non solo concorso esterno, l’accusa di voto di scambio politico-mafioso
Ma oltre al concorso esterno per associazione mafiosa, a Tallini viene contestato il reato di voto di scambio politico mafioso previsto dall’articolo 416 ter del Codice penale (punito con una pena da dieci a quindici anni di carcere). Tallini, secondo l’accusa, nella campagna elettorale 2014 accettò dagli esponenti della cosca riconducibile a Nicolino Grande Aracri (boss di Cutro al 41bis nel carcere Opera di Milano, condannato a due ergastoli) la promessa di procurare voti mediante modalità mafiose in cambio della promessa di compiere in ambito politico e amministrativo azioni a vantaggio degli interessi economici del sodalizio mafioso.

Le mosse di Tallini per non essere intercettato
Il Gip De Gregorio ritiene fondamentale evidenziare “il carattere particolarmente accorto e scaltro del Tallini nel prevenire i rischi di essere intercettato”. Di questo timore parlano al telefono Domenico Scozzafava, l’antennista considerato trait-d’union tra i mondi comunicanti di mafia, Pubblica Amministrazione ed economia, ed il suo riferimento politico, Michele Paolo Galli, marito dell’ex senatrice del Pdl ora leghista Anna Mancuso (questi ultimi entrambi non indagati).

La conversazione è datata 11 settembre 2013. Scozzafava dice: “Perché lui mi ha detto tramite telefono lui…forse sicuramente ha il telefono sotto… sai com’è…non parlare…mi ha detto lui…Mimmo”. Inoltre, Tallini, come documentato, non salirà mai nell’auto di Scozzafava, sottoposta a monitoraggio da parte della Procura.

In un episodio, datato 27 dicembre 2013, Tallini impone di utilizzare la sua auto (e non quella di Scozzafava) per andare a prendere il commercialista Paolo De Sole (oggi indagato per associazione mafiosa, in quanto considerato uomo a disposizione della cosca Grande Aracri) e poi andare insieme a Crotone.

Nell’intercettazione telefonica tra Scozzafava e Tallini, quest’ultimo dice: “Dove devi andarlo a prendere…a Lamezia? Andiamo con la macchina mia …”. E Scozzafava risponde: “E va bene dai…allora…aspetta che vado a lasciare la macchina Mi… la lascio qua al negozio o a casa mia..”; Tallini: “La puoi lasciare sai dove? Lasciala a via Muraglia…via Lombardo…dove c’è ETR”; Scozzafava: “Ah va bene…va bene dai…e andiamo da la direttamente”; e Tallini conclude: “Vengo da là io”.

Per il Gip quella di Tallini più che una proposta, è una affermazione. A suffragio di ciò il giudice scrive: “Si potrebbe pensare, ancora una volta, ad un caso, ma la ‘storia’ si ripete dieci mesi dopo”. Il riferimento è all’incontro del 28 ottobre 2014, in cui, davanti al Benny Hotel di Catanzaro, nell’auto in sosta di Pancrazio Opipari (indagato anche lui per associazione mafiosa e ritenuto dalla Procura “personaggio di indubbio spessore criminale”) salgono Domenico Scozzafava e Paolo De Sole, ma non Tallini, che rimane all’esterno.

Per il Gip “è ragionevole concludere che Tallini si fosse volontariamente sottratto a rischi di intercettazione ed a frequentazioni imbarazzanti, pienamente consapevole come era della reale composizione del gruppo imprenditoriale che si stava profilando”.

Le ambizioni politiche ed elettorali: “Quello che gli dico io deve fare Mimmo”
In un’altra conversazione tra Paolo Galli e Domenico Scozzafava del 13 novembre del 2013 il marito dell’ex senatrice Mancuso dice: “Il presidente Berlusconi è incasinato, ha 100 cose… cioè per cui non siamo ancora riusciti ad organizzargli un incontro con Mimmo… però cioè ci siamo ancora… è in pole position… appena si sblocca tutto… No? Appena riesce ad incontrare tutti… uno dei primi sarà Mimmo”. E aggiunge: “Stiamo lavorando perché lui possa scindere Forza Italia da Pdl… lui possa essere il coordinatore regionale di Forza Italia… No?”.

In ogni caso, senza l’aiuto di Galli (che dalle carte dell’inchiesta esce presto di scena insieme alla moglie), Tallini divenne nell’ottobre 2015 coordinatore di Forza Italia per la provincia di Catanzaro e nel maggio del 2018 vicecoordinatore regionale, ma la “scalata” politica che lo ha portato ad essere assessore regionale al Personale nella giunta di Peppe Scopelliti fino al 2014, segretario questore del Consiglio regionale durante il governo di centrosinistra (in cui per oltre un anno ha fatto da stampella alla Giunta Oliverio) e poi a ricoprire la seconda massima carica regionale, quella di presidente del Consiglio regionale, è passata dai suoi exploit elettorali.

In una conversazione telefonica datata 19 gennaio 2014 Scozzafava dice a Tallini: “Infatti volevo vederti per quella cosa là… che abbiamo chiuso là a Sellia”. E Tallini risponde: “E con chi l’avete fatta la lista?”; Scozzafava: “Praticamente abbiamo chiuso con lui… con… con Francesco Mauro”… ”naturalmente mi ha detto che quando ti cerchiamo qualcosa… e non ti preoccupare che poi con Mimmo glielo dico io”…” io penso che…non esagero…ma un 180/150… pure a 200 arriviamo…di voti”.

Alle elezioni regionali calabresi del 23 novembre 2014, la previsione di Scozzafava si avverò: Tallini a Sellia Marina ottenne 141 preferenze personali, si desume tramite l’intercessione tra Scozzafava con il sindaco (rieletto l’anno scorso) Francesco Mauro (non indagato), ritenuto fedelissimo dell’ex governatore Mario Oliverio (già coordinatore delle liste Orgoglio Calabria e Comuni protagonisti a sostegno della ricandidatura alle Regionali del gennaio 2020 del governatore uscente del Pd).

Il tutto, però, ha un prezzo. In una conversazione telefonica del 10 dicembre 2013 Scozzafava dice ad una sua amica: “No, non hai capito che quello che gli dico io deve fare Mimmo”.

Scozzafava “l’uomo della pioggia” ed il sostegno elettorale a Tallini del clan dei Gaglianesi
Il Gip nell’ordinanza si chiede: “Ma chi è Scozzafava? L’antennista così vicino ai Gaglianesi che andava in giro a piazzare bottigliette incendiarie e girava in auto insieme all’Opipari con una pistola con la matricola abrasa, per poter avere così tanta considerazione da un assessore regionale (ed attuale presidente del Consiglio regionale?”.

Beh, l’antennista calabrese dalla “smisurata ambizione” si vanta a più riprese al telefono della prontezza con la quale Tallini si muoveva per soddisfare le sue più disparate richieste. Questo perché Scozzafava è “l’uomo della pioggia”, un formidabile portatore di voti ma, secondo le accuse, dal chiaro spessore criminale: un “’ndranghetista sino al midollo”, si legge nelle carte.

In una conversazione del 9 ottobre 2014 tra il personaggio di spicco del clan dei Gaglianesi di Catanzaro (locale di ‘ndrangheta legato ai Grande Aracri di Cutro), il citato Pancrazio Opipari e la moglie Elisabetta Colicchia, quest’ultima dice: “Se apri un’azienda… con tutta la burocrazia che c’è dietro… anzi… loro sono avvantaggiati”. E il marito risponde: “Come no… ma perché… ma perché abbiamo a Mimmo Tallini”.

In un’altra conversazione telefonica, datata 11 settembre 2013, Domenico Scozzafava parla con Walter Manfredi, faccendiere romano al seguito dell’ex senatrice Mancuso (suicidatosi il 5 novembre 2016) e paragona le capacità di risolvere le situazioni di Tallini a quelle di Gennaro Mellea, boss dei Gaglianesi. “Si mette a disposizione”, dice Scozzafava su Tallini.

Su Mellea, invece, in un’altra conversazione, sempre con Manfredi, del 7 settembre 2013, Scozzafava dice che qualora il marito della senatrice Mancuso gli avesse dato un contributo per la festa patronale del quartiere Siano di Catanzaro, “quando torno e glieli do ed è più contento e gira ancora di più per i voti”. Manfredi risponde: “Questo è bene ‘tenerselo da conto'”.

In una conversazione telefonica del 19 novembre 2014 (quattro giorni prima delle elezioni regionali) tra Scozzafava ed il cugino vigile del fuoco Giuseppe De Santis, Scozzafava dice: “A domani vado a Cutro domani… che devo andare a Cutro che devo fare un lavoro…”. E De Santis risponde: “Un lavoro? E per i voti pure… un poco di voti gliel’ho trovati la pure… Ma a chi state portando? A Sergio?”; Scozzafava: “No a Mimmo… E ma infatti… e ma io questo ti volevo chiedere… ma facciamo una figura… ma pure che poi non sono effettivi… segnami dieci… quindici nomi di Sellia.. pure che dopo sono tre… quattro tanto prendere.. li prende i voti… così pare che gli porto un po’ di nomi di Sellia.. hai capito?”; De Santis: “Ce li raccolgo non ti preoccupare… E vedi tu che e sempre grazie a lui se partiamo.. Dobbiamo ringraziare…eh…la verità… Al momento e forte e probabilmente sarà sempre il numero uno a Catanzaro Mimmo.. e non c’è niente … pure che non sale ma sempre la minoranza…”; Scozzafava: “Li porta.. li porta… perché ora pure li prende a Crotone…Vibo…e ne prende… hai capito? Ora gliene ho trovato anche io a Crotone..A Vibo gliene ho trovato… e domani vado a Cutro Domani”.

In una conversazione telefonica tra Paolo De Sole e Domenico Scozzafava del 22 novembre 2014 (il giorno prima delle elezioni regionali), De Sole dice: “A Scandale 50 voti…A Capo Rizzuto un altra”. E Scozzafava: “Un centinaio li prende pure lì”; De Sole: “No…gli ho detto di non esagerare…se no poi…”, tirando in ballo Pasquale Arena (nipote del capoclan Nicola Arena). Conclude De Sole dicendo: ”Una trentina…A Mesoraca…A Mesoraca un’altra trentina..su Crotone un centinaio..Un centinaio”.

In realtà le previsioni si realizzarono solo a Crotone e a Isola Capo Rizzuto, dove Tallini ottenne rispettivamente 94 e 91 voti di preferenza.

Ombre sulle regionali del 26 gennaio 2020
Per il Gip “l’attività di Scozzafava a favore del Tallini si protrarrà anche in occasione delle elezioni amministrative per il rinnovo del Consiglio comunale e l’elezione del sindaco di Catanzaro 11-25 giugno 2017 e soprattutto in occasione delle elezioni regionali del 26/1/2020 e delle elezioni politiche nazionali del 4 marzo 2018” (secondo la nota del Servizio centrale Carabinieri Ros del luglio 2020).

Il Gip conclude scrivendo: “Benché la condotta tipica del reato non esiga la prova che la promessa è stata mantenuta, vale la pena di rilevare che, secondo quanto riferiscono i Carabinieri nella nota nr. 559/23-2 di prot. 2014 del 13 luglio 2020 (nella quale sono riportati i risultati del crotonese, Comune per Comune, anche alle ultime regionali il Tallini ha ottenuto 1093 voti a Crotone; 153 voti a Cutro, 166 voti a Isola Capo Rizzuto, 119 voti a Mesoraca, 158 voti a Petilia Policastro e 103 voti a Cirò Marina”.

Sarà un caso che nella sua struttura politica, quale “collaboratore esperto al 50%” Tallini assunse dopo le ultime regionali anche Denise Razionale, moglie di Salvatore Gaetano, ex consigliere comunale di Crotone e parente dei Grande Aracri. Sta di fatto, che anche lo scorso gennaio, Tallini ottenne più di 8.000 voti di preferenza compensando mancati appoggi (e minor impegno) da parte di persone del suo gruppo di Catanzaro, proprio con i voti del crotonese.

Leggi anche: Calabria, tutti attaccano Morra: così, però, non si parla più dell’arresto di Tallini (di G. Cavalli)

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