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Caso Durigon: Draghi ha capito di non poter continuare a far finta di nulla ed è deciso a scaricare il leghista

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Sono volati “schiaffoni” anche al pacifico e cattolicissimo Meeting di Rimini tra Enrico Letta e Matteo Salvini sulla questione “Durigon”. E se questo è l’antipasto di quello che potrebbe accadere alla ripresa, Mario Draghi farebbe bene a prendere provvedimenti immediati per sminare il terreno prima che la situazione e i rapporti interni alla maggioranza degenerino irrimediabilmente: “Draghi può certamente rimuovere Durigon, ma non può fare nulla per rimuovere la Lamorgese, estremamente gradita al Quirinale, come invece chiede Salvini” ragiona un big “centrista” della maggioranza di governo.

Il segretario del Pd ha confermato che la mozione di sfiducia per il sottosegretario all’Economia è pronta: “L’apologia del fascismo è incompatibile con questo governo e con la nostra storia”, dice il leader Dem.

Ma anche la linea Maginot eretta in un primo momento dal leader leghista a difesa del suo sottosegretario da Matteo Salvini non è più così granitica e cominciano ad intravedersi le prime crepe: “Lui è il papà di Quota 100 e con lui sto lavorando alla riforma pensioni, e sto seguendo anche il tema fiscale delle cartelle e del saldo e stralcio. Ragioneremo insieme su cosa fare e cosa sia più utile per la Lega e per il governo. Discuterò io con Claudio, il quale ha la mia massima fiducia”.

L’incontro con Mario Draghi pare aver avuto effetto: secondo autorevoli indiscrezioni, infatti, al di là delle smentite di rito, ieri con Draghi Matteo Salvini avrebbe affrontato anche il caso legato al sottosegretario Claudio Durigon che, nei giorni scorsi, aveva proposto di intitolare un parco di Latina ad Arnaldo Mussolini, il fratello del duce.

In un primo momento a Palazzo Chigi avevano sperato che le polemiche si potessero placare nel giro di pochi giorni. Ma così non è stato. “Non possiamo permetterci frizioni nella maggioranza ora che stanno per finire le ferie e bisogna ricominciare a lavorare seriamente per le riforme e la ripartenza del paese, scuola in primis” il refrain che circola in queste ore a palazzo Chigi.

Insomma, per Durigon sembra proprio essere cominciato il conto alla rovescia. Anche da Palazzo Chigi seppur a mezza bocca trapelano conferme: il premier starebbe lavorando a delle dimissioni “spontanee”, ovvero senza costringerlo direttamente alle dimissioni ma facendo in modo che sia lo stesso Durigon (grazie alla moral suasion di Salvini) a fare il “bel gesto” e a togliere il disturbo (anche se il diretto interessato, a quanto spiegano ambienti vicini al sottosegretario, non ne vuole assolutamente sapere di mollare la poltrona).

Insomma, Mario Draghi non vorrebbe essere costretto a cacciarlo ma preferirebbe che fosse Salvini a far “ragionare” Durigon spiegandogli che non si può più continuare a mettere in imbarazzo il governo. Peraltro, a Palazzo Chigi non hanno nemmeno gradito l’atteggiamento tenuto dal segretario Pd Enrico Letta sulla questione che, come su altre questioni, non perde occasione per cavalcare qualsiasi battaglia contro la Lega creando non poche difficoltà all’azione di governo.

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