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Caso Autostrade, possibile maximulta al posto della revoca della concessione

Di Veronica Di Benedetto Montaccini
Pubblicato il 8 Gen. 2020 alle 23:00
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Immagine di copertina
Un tratto di autostrada italiana Credit: Ansa

Una maxi-multa nei confronti di Autostrade per l’Italia come possibile alternativa alla revoca. Sarebbe questa una delle strade allo studio del governo per chiudere il dossier sulla concessione di Aspi dopo il crollo del ponte Morandi. Intanto, non c’è soluzione per Alitalia.

Non più la revoca della concessione, ma una maximulta. Sarebbe questo l’orientamento del governo per chiudere la partita con Autostrade per l’Italia, la società del gruppo Atlantia controllata dalla famiglia Benetto che ribadisce di essere disponibile ad un confronto sulla compagnia, ma il ministro pentastellato la liquida: “Inutile continuare a parlarne”.

Il dossier è stato aperto dopo il crollo del ponte Morandi e domani potrebbe essere affrontato a margine del consiglio dei ministri, con un confronto tra l premier Giuseppe Conte e la ministra dei trasporti e infrastrutture Paola De Micheli.

Non dovrebbe essere il consiglio dei ministri a prendere la decisione, che dovrebbe arrivare più avanti: il premier dovrà superare le ultime resistenze dei Cinquestelle che rimangono sulla linea della revoca. Come ha ribadito anche ieri il ministro delle Infrastrutture Stefano Patuanelli: “Sono certo che questo sia il risultato che dobbiamo ottenere”.

Le indiscrezioni di queste ore sono alla base del rimbalzo del titolo Atlantia in Borsa: a Piazza Affari, il titolo ha chiuso una seduta positiva in rialzo del 3,93 per cento. Il mercato scommette sul fatto che sia stata trovata la soluzione che permetterebbe ad entrambe le parti di evitare un contenzioso legale legato alla revoca che potrebbe durare anni e dall’esito incerto.

Ma quanto potrebbe “costare” la mancata revoca delle concessioni? Secondo la trattativa sotterranea che, nai confermata ufficialmente, procede per via diplomatica da qualche mese porterebbe a una maximulta da articolare attraverso varie voci: una compensazione in denaro (fino a 4 miliardi, secondo alcune indiscrezioni di stampa), una riduzione della tariffe attuali fino al 5%, aumenti programmati per i prossimi anno non oltre il 2 per cento e una riduzione della remunerazione del capitale investito.

La possibile conclusione del dossier è confermato anche da quanto filtra da parte di Autostrade per l’Iralia, con il nuovo ad Roberto Tommasi impegnato a redigere il nuovo piano industriale che sarà al vaglio del cda entro fine gennaio. I Benetton vogliono dare un ulteriore segnale di svolta, dopo l’allontanamento dell’ad di Atlantia, Giovanni Castellucci.

Tomasi starebbe preparando un piano che prevede investimenti per 13 miliardi di euro nei 18 anni rimasti della concessione. Inoltre, entro la fine dell’anno i sistemi di monitoraggio si baseranno su sistemi di intelligenza artificiale, sviluppato assieme a Ibm, i quali consentiranno di intervenire  in tempo reale. La sperimentazione inizierà in questi giorni su uno dei viadotti che nei mesi scorsi è stato al centro delle indagini dei magistrati per i mancati controlli, il viadotto Bisagno in Liguria, sulla Genova-Livorno.

Va letta in chiave “trattativa” anche la decisione del governo, presa prima di Capodanno, di affidare ad Anas la gestione delle tratte autostradali nel caso di revoca delle concessioni. Un modo per fare pressioni su Atlantia per accettare le compensazioni e la maximulta in cambio di un accordo. Una minaccia presa sul serio dai mercati, come ha dimostrato il calo del titolo dopo l’inserimento della norma a favore di Anas nel decreto Milleproroghe. Nonché la decisione di Fitch che in serata ha declassato il bond da 10 miliardi di Atlantia, nonchè il giudizio sul possibile default delle emissioni a lungo termine di Autostrade per l’Italia Spa (Aspi) a di Aeroporti di Roma.

L’agenzia di rating ha spiegato che avviene dopo “la decisione del governo italiano di modificare unilateralmente le norme esistenti sulla concessione del pedaggio stradale per legge che, a nostro avviso, ha un impatto negativo significativo sul profilo creditizio del gruppo”.

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