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Il Cardinale Ruini difende Salvini e i baci al rosario: “Un modo per affermare il ruolo della fede”

Di Lara Tomasetta
Pubblicato il 3 Nov. 2019 alle 12:24 Aggiornato il 4 Nov. 2019 alle 07:08
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Immagine di copertina

Il Cardinale Ruini difende Matteo Salvini e i baci al rosario

“Non condivido l’immagine tutta negativa di Salvini che viene proposta in alcuni ambienti. Penso che abbia notevoli prospettive davanti a sé; e che però abbia bisogno di maturare sotto vari aspetti”.

Il Cardinale Camillo Ruini, ex presidente della Cei, risponde così alle domande del Corriere che gli chiede un giudizio sul leader della Lega.

“Il dialogo con lui mi sembra pertanto doveroso, anche se personalmente non lo conosco e quindi il mio discorso rimane un po’ astratto”, prosegue il Cardinale.

“In ogni caso vale per lui come per ciascuno di noi la parola del Vangelo sull’amore del prossimo, senza però sottovalutare i problemi che le migrazioni possono comportare”.

“Il suo bacio al rosario? Il gesto può certamente apparire strumentale e urtare la nostra sensibilità. Non sarei sicuro però che sia soltanto una strumentalizzazione – afferma -. Può essere anche una reazione al ‘politicamente corretto’, e una maniera, pur poco felice, di affermare il ruolo della fede nello spazio pubblico”.

L’ex presidente della Cei chiede un impegno dei cattolici in politica, ma ritiene che “non è questo il tempo per dar vita a un partito dei cattolici. Mancano i presupposti: per il pluralismo molto accentuato all’interno della Chiesa stessa, e per la sua giusta ritrosia a coinvolgersi nella politica. I cattolici possono però operare all’interno di quelle forze che si dimostrino permeabili alle loro istanze. È una strada oggi più faticosa di ieri, perché la scristianizzazione sta avanzando anche in Italia; ma non mi sembra una strada impossibile”.

Infine, sulle conclusioni del Sinodo sull’Amazzonia e la possibilità di consentire ai diaconi sposati di diventare preti, il Cardinale osserva che “si tratta di una scelta sbagliata. E spero e prego che il Papa, nella prossima Esortazione apostolica post-sinodale, non la confermi”.

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