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Ecco perché Salvini sventola il rosario nei suoi comizi: vuole conquistare la Chiesa che non sta con Bergoglio

Nel rapportarsi alla religione il leader della Lega ha una strategia molto precisa e molto seria

Di Arnaldo Casali
Pubblicato il 13 Ago. 2019 alle 19:00 Aggiornato il 10 Set. 2019 alle 18:54
Immagine di copertina
Matteo Salvini mostra il rosario alla fine di un comizio. Credit: Miguel MEDINA / AFP

Salvini, il rosario e la Madonna di Medjugorje

Amava ripetere di essere “l’unto del Signore”, Silvio Berlusconi, e dieci anni fa si paragonava in continuazione a Gesù Cristo. Matteo Salvini, in modo apparentemente più dimesso, si definisce oggi “l’ultimo dei buoni cristiani”, invoca i santi patroni d’Europa durante un comizio, consacra la sua causa al cuore immacolato di Maria, commenta i risultati elettorali ostentando un crocifisso e baciando il rosario e dedica l’approvazione del Decreto sicurezza alla Madonna di Medjugorje.

Se le parole del Cavaliere, allora, suscitavano solo ironia (“è affetto dalla sacra sindrome” commentò Roberto Benigni), gli atteggiamenti del segretario della Lega vengono presi molto sul serio dalla Chiesa Cattolica: “Pericoloso” lo ha definito il cardinale Parolin, segretario di Stato del Vaticano, “ipocrita” Famiglia Cristiana, addirittura “sacrilego” Antonio Spadaro, direttore di Civiltà Cattolica e tra gli uomini più vicini a Papa Francesco. Che, da parte sua, si rifiuta di incontrare il ministro finché continuerà a predicare l’odio sociale e a istigare il razzismo contro gli immigrati. Mancherebbe solo la scomunica, se solo Salvini non fosse già scomunicato, avendo divorziato dalla moglie e fatto un figlio con un’altra donna.

Si dirà che Berlusconi, sotto il profilo morale, non era certo messo meglio, eppure ha goduto per anni dell’appoggio della Chiesa italiana: ma il punto è che se le sparate di Berlusconi erano dettate da un delirio di onnipotenza che non mancava di ironia, le azioni di Salvini seguono una strategia molto precisa e molto seria, che mira a delegittimare l’autorità della Chiesa per avocare a sé il potere religioso. Basta osservare le reazioni che, questi scontri, suscitano negli ambienti cattolici che, dentro e fuori il Vaticano, sono in guerra con Papa Francesco da anni e cercano con ogni mezzo di liberarsene, arrivando a definirlo “falso papa” o anticristo.

Non a caso, la crisi mistica di Salvini è iniziata quando le critiche alle sue politiche da parte della Chiesa sono diventate pesanti e sistematiche, e l’ex devoto dell’ampolla del Po ha capito che non sarebbe mai riuscito ad avere il Papa dalla sua parte. E allora, rovesciando il celebre adagio, potremmo dire: “Se non puoi farteli amici, battili”.

Salvini, il rosario e l’islam

Quello che sta facendo Salvini – che a molti appare incomprensibile – ben lontano da forme di devozionismo bigotto, è un modo di usare la religione antichissimo e, paradossalmente, tipico dell’islam. A dispetto di quanto suggerito dai luoghi comuni, infatti, quella di Maometto non è una religione teocratica: non sono, cioè, i capi religiosi a controllare la politica ma esattamente il contrario. L’unico paese musulmano nel quale il clero ha il potere temporale è l’Iran, dove effettivamente la suprema autorità politica è il Grande Ayatollah; una figura che, però, esiste solo nell’islam sciita, ovvero quello minoritario; nel resto del mondo islamico, quello sunnita – dall’Arabia Saudita al Qatar, dagli Emirati all’Iraq di Saddam Hussein, la Libia di Gheddafi o la Turchia di Erdogan – non è l’autorità religiosa ad avere il potere temporale, ma l’autorità politica a detenere il potere religioso: lo stesso Isis, percepito a torto come un’organizzazione religiosa che vuole imporre l’islam in occidente, è in realtà un’organizzazione politica che, come recita lo stesso acronimo, nasce per creare lo Stato islamico dell’Iraq e della Siria.

I terroristi, insomma, fanno leva sul fanatismo religioso per raggiungere un obiettivo politico. E Matteo Salvini non vuole essere da meno: un po’ Bin Laden, un po’ Carlo Magno. D’altra parte la figura del Papa come la conosciamo oggi nasce solo nell’Alto Medioevo per colmare il vuoto di potere lasciato dall’impero romano d’occidente, e il titolo di Sommo Pontefice, il vescovo di Roma, lo eredita solo allora dall’imperatore, che dopo l’editto di tolleranza del 313 era diventato, di fatto, il capo dei cristiani. Basti pensare che il Concilio di Nicea, il più importante dell’antichità, era stato convocato e presieduto da Costantino, e il Papa non aveva nemmeno partecipato.

Dalla lotta per le investiture fino alla presa di Porta Pia tutta la storia medievale e moderna è piena di scontri tra pontefici e sovrani cattolici: ogni volta che un re o un imperatore si è trovato in conflitto con il Papa per motivi politici ha cercato di delegittimarlo sul piano religioso, e a nulla valevano le scomuniche, perché la politica è sempre – in ogni epoca e in ogni angolo del mondo – più forte della fede. Generalmente lo faceva sostituendolo con un antipapa, da cui sono originati i numerosissimi scismi della Chiesa medievale, nel corso dei quali si è arrivati ad avere anche tre papi contemporaneamente, ognuno riconosciuto da un diverso sovrano cattolico d’Europa.

Salvini, il rosario e Papa Beroglio

Oggi Salvini cavalca il malcontento di una parte dei fedeli nei confronti di Bergoglio, quel mondo che è arrivato a definire il Papa eretico e illegittimo e cerca di spingere Benedetto XVI verso uno scisma e che, sotto il profilo politico, si identifica con il nazionalismo e la xenofobia incarnati in Italia dalla Lega di Salvini. Pazienza poi se, in barba alla coerenza, questi cattolici tradizionalisti tutti rosario, dottrina, demonio e sacralità, si indignano per le aperture del Papa verso i divorziati e si galvanizzano per le catechesi di un libertino che esalta la prostituzione, liberalizza la vendita di alcolici nelle discoteche e ostenta una croce rovesciata.

Colmo dei paradossi, poi, è il fatto che il modello ispiratore della Lega Lombarda, trent’anni fa, sia stata l’alleanza tra i Comuni dell’Italia settentrionale e Papa Alessandro III contro l’imperatore Federico Barbarossa; alleanza che, proprio in onore del pontefice, avrebbe dato vita alla città di Alessandria.

In compenso il ruolo che sta cercando di ritagliarsi adesso la Lega è agli antipodi rispetto a quello della vecchia Democrazia Cristiana: dall’Unità di Italia ad oggi nessuno ha mai messo in discussione il concetto di libera Chiesa in libero Stato e tutti i politici di estrazione cattolica, pur con diverse sfumature, hanno rivendicato la laicità del loro ruolo, da De Gasperi (che arrivò allo scontro frontale con Pio XII) a Prodi e Casini. Salvini, che nel suo retroterra, di cattolico, non ha assolutamente nulla, con la progressiva sacralizzazione della sua figura, sta assumendo quindi, pur nel suo piccolo, la linea del Califfato, di Enrico VIII o dei governi comunisti come quello polacco o quello cinese, che hanno promosso e sostenuto delle chiese parallele ribelli al Papa e sotto il controllo del regime.

Dentro il Rojava, guerra di Siria

Non è certo un caso se per la sua dedica il ministro, reduce dai bagordi di Milano Marittima, ha scelto la Madonna “bandita” da Papa Francesco: quella di Medjugorje, le cui apparizioni sono state ripetutamente smentite dal papa anche in modo molto colorito (“la madonna non è un postino che porta tutti i giorni un messaggio”). Non solo ma festeggia il compleanno della Madonna insieme ai fedeli di Medjugorje (tanto che don Davide Milani, presidente dell’Ente dello Spettacolo, lo corregge ricordandogli che la Chiesa Cattolica lo celebra l’8 settembre).

Salvini reagisce attaccando il quotidiano dei vescovi: “Sia i cattolici che gli italiani ragionano con la propria testa. Sulla cover del telefonino ho la medaglietta della madonna di Medjugorje. Spero che Avvenire me lo permetta. Buona fortuna sia ad Avvenire che a Civiltà Cattolica”. Una scelta, quindi, tutt’altro che causale: Salvini vuole colmare i vuoti lasciati dal Pontefice e infilarsi nei punti nevraligici per prendersi – dopo la Lega, il centrodestra, il governo e il Paese – anche la Chiesa.

Oggi non a caso molti cattolici, sui social, consigliano ai preti di smettere di parlare di “ecologismo, corruzione, politica” se vogliono farsi ascoltare dai fedeli, visto che “agitando un rosario qualcuno ha visto aumentare la fiducia che la gente ripone in lui”. Dimenticando, però, che se Cristo non avesse parlato di giustizia, di amore incondizionato e di ipocrisia religiosa e si fosse limitato a fare miracoli, rendere culto al tempio e tenersi buoni i romani (come in molti gli avevano consigliato di fare) probabilmente non sarebbe morto. Ma soprattutto che, tra Cristo e Barabba, la folla ha acclamato Barabba, il criminale.

Madonne e rosari: così Salvini è diventato l’antipapa. E la Chiesa dove sta? (di A. Grisendi)