Cacciari contro Pd e M5s: “Si illudono di aver cacciato Salvini, ma non lo hanno neutralizzato”

Il filosofo critica l'ipotesi di governo giallorosso

Di Valeria Sforzini
Pubblicato il 2 Set. 2019 alle 20:18 Aggiornato il 10 Gen. 2020 alle 20:26
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Immagine di copertina
Luigi Di Maio, Massimo Cacciari e Nicola Zingaretti

Cacciari contro il governo M5S-Pd

Il filosofo Massimo Cacciari boccia l’ipotesi di un governo sostenuto da M5S e Pd. “Se i gruppi dirigenti pensano solo a salvare le poltrone e se stessi, le cose si complicano”. Secondo Cacciari, il Movimento 5 stelle e il Partito Democratico dovranno dimostrarsi uniti e trovare un accordo, o il nuovo governo giallorosso potrebbe rivelarsi un’arma a doppio taglio. Il filosofo ed ex sindaco di Venezia Massimo Cacciari in un’intervista rilasciata al quotidiano La Verità ha sottolineato come Partito democratico e M5s siano ben lontani dall’aver eliminato la Lega dalla scena: “Se pensano di aver neutralizzato Salvini semplicemente con questa mossa, sognano”, ha commentato il filosofo ed ex sindaco di Venezia, che da sempre orbita nella sfera di centrosinistra. “Ma siccome qui è tutto un delirio, il controllo della situazione può sfuggire a chiunque, in ogni istante”.

Pd e 5 stelle, secondo Cacciari, hanno la possibilità di trovare punti di contatto, ma per il momento l’incontro tra i due partiti si sarebbe basato solo sull’obiettivo comune di scalzare Salvini dal governo. “Le intese di governo durano quando c’è una classe dirigente con una strategia e quando c’è stato un lavoro di preparazione”. Ha commentato Cacciari, che ha aggiunto:  “Le indicazioni programmatiche sono vaghissime. E la gente capisce perfettamente che quello di cui si sta parlando in realtà sono il premier, gli eventuali vicepremier e i ministri chiave. Questo è un altro elemento di debolezza dell’avvio del governo”.  Il filosofo ha poi aggiunto: “Non c’è dubbio che, se siamo arrivati a questo punto, è per la paura di andare al voto con la Lega ben oltre il 30 per cento”.

Un accordo di governo nato da esigenze di partito e non da programmi comuni potrebbe avere l’effetto di un boomerang: “Salvini ha saldamente in mano un partito che controlla tutte le più importanti Regioni italiane. Basterebbe questo per capire che siamo ben lungi dall’averlo messo nell’angolo”. Continua Cacciari, che dipinge Conte come il “vero beneficiario della crisi di governo” innescata a metà agosto e della creazione del nuovo esecutivo, spalleggiato dal Quirinale.

Secondo Cacciari, Pd e M5s dovranno dimostrare di avere delle basi più solide rispetto a quelle gettate con l’esecutivo gialloverde. Il rischio è un ribaltamento dello scenario politico: “Se nel primo mese si prenderanno decisioni concrete, può darsi che si avvii un processo positivo per l’intesa Pd-5stelle. Altrimenti si arriva alle regionali, il Pd perde l’Emilia Romagna e il governo si scioglie”, commenta, “La comica sarebbe se facessero quest’intesa di governo e poi, per battaglie campali come quella dell’Emilia, Pd e M5s si presentassero divisi. Allora la gente capirebbe che l’unico scopo di questo governo era di evitare il massacro elettorale di quei due partiti”.

Secondo la lettura di Cacciari, Di Maio si starebbe ora barcamenando tra due questioni: da un lato, sarebbe impegnato a reggere il confronto con Conte, dall’altro cercherebbe di mantenere solida l’immagine del Movimento come partito guida in Italia. “Penso che Di Maio non abbia la forza di fermare un treno che è già partito”, ha commentato al quotidiano di Maurizio Belpietro “la ragione del suo comportamento è duplice: da una parte vuole rassicurare certi settori della sua base che i 5 stelle continuano a essere l’ago della bilancia del governo. Dall’altra parte, certamente vuole limitare l’ascesa di Conte, che è ormai il vero leader dei 5 stelle. Io non credo che Di Maio voglia andare alle elezioni, ma in quel caso il candidato premier del Movimento sarebbe Conte, non lui”. Per il Partito Democratico, invece i nodi da sciogliere sarebbero tutti interni al partito, con Matteo Renzi (che ha avuto un ruolo chiave nelle contrattazioni tra Pd e M5s) che cerca di riconquistare una posizione di rilievo.

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