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Prima il monologo, poi il pianto vittimista. La figuraccia della Boschi e la lezione di Lilli Gruber 

Di Luca Telese
Pubblicato il 9 Dic. 2020 alle 10:47 Aggiornato il 9 Dic. 2020 alle 12:19
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Immagine di copertina

Da ieri sera si discute in rete del duello fra Lilli Gruber e Maria Elena Boschi a Otto e mezzo, di questo splendido romanzo auto-vittimista: vai ospite al programma di informazione più visto, parli praticamene solo tu, e poi ti lamenti: “Non mi hanno fatto spiegare”. Geniale, l’ultima grande declinazione del proverbiale chiagni e fotti. I politici della terza repubblica amano il monologo, e piangono come agnellini se si fanno loro delle domande. La capogruppo di Italia Viva, con il suo sorprendente nuovo look frangettato (un po’ figlia dei fiori anni Settanta), si è lamentata sui social subito dopo il programma: “Grazie a tutti per i commenti di solidarietà dopo Otto e mezzo. Quando cercavo di parlare di contenuti – spiegava – venivo sempre interrotta: per Lilli Gruber è più importante parlare delle mie foto che non dei 200 miliardi del Recovery Fund. Mi spiace per gli ascoltatori”.

A questo coro vittimistico si sono aggiunti la collega Teresa Bellanova, e dietro di loro una nutrita pattuglia di compagni di ventura, tifosi e troll, così agguerrita da mandare il caso in tendenza su Twitter, con accuse alla conduttrice del programma. La cosa che non si capisce è lo scandalo per una domanda sulle foto dell’ex ministra con il suo fidanzato. In perfetta par condicio, infatti, da anni Lilli Gruber fa domande “private”, a tutti i suoi ospiti, soprattutto quando pensa che abbiano un interesse pubblico. Così come ha chiesto alla Boschi dell’avviso di garanzia che ha ricevuto, e dell’inchiesta per i finanziamenti alla fondazione Open, sentendosi rispondere addirittura che Renzi non ha attaccato la magistratura (“Ha detto anche altre cose”). Questo mentre Italia Viva spiega da mesi che il magistrato cerca “visibilità personale”.

Ovviamente è una strategia precisa: dire e non dire, attaccare e ritrattare. Tenere due posizioni insieme: una d’attacco per tranquillizzare gli ultras, una più malleabile per fare immagine. Ma il tema sarebbe la presunta violazione della sfera privata, per la domanda sulle foto. Per una come la Boschi, che su Instagram ci ha deliziato persino con le immagini della palestra, del fratellone figo, o delle amiche del mare, fra l’altro, l’invocazione di una presunta virginalità mediatica è francamente pretestuosa, se non grottesca.

Il punto della Gruber è che ha usato lo stesso identico metro sia con Matteo Salvini che con Luigi Di Maio (sulle rispettive fidanzate) e nessuno dei due si è lamentato, malgrado il leader della Lega fosse visibilmente seccato, e il ministro degli Esteri forse persino imbarazzato (su quell’immagine al mare, si erano fatte le ironie più spinte) . Tuttavia nessuno dei due ha gridato alla presunta aggressione inopportuna. E nel caso della Boschi, per giunta, c’era il tema della mancanza della mascherina.

Legittima la risposta difensiva della capogruppo (“Eravamo soli, ci stavano facendo un selfie”), legittima la domanda. Legittime le interruzioni della conduttrice di fronte al tentativo di attaccare pistolotti pseudo programmatici. Fra l’altro la Boschi ha spiegato: “Avevamo le mascherine, ce le siamo solo abbassate”, mentre dalle foto, francamente, appariva che ne fossero privi. Ma su questo giudicano gli spettatori, ascoltando le due campane: la Boschi ha avuto tutto il modo di spiegare e di spiegarsi.

Solo poche ore fa, fra l’altro, l’assessore alla sanità della Lombardia Gallera è stato linciato (giustamente) per i suoi selfie sorridenti (e ugualmente privi di mascherina) dopo la gita sul fiume. A me il punto sembra politico: la numero due di Italia Viva era lì come capogruppo di un partito che stava minacciando la crisi di governo, che annunciava di voler dare battaglia al suo stesso presidente del Consiglio, e lei si lamentava di non poter discutere “di contenuti”.

Tuttavia in mezz’ora ha parlato solo la Boschi, ha detto tutto e il contrario di tutto (gli altri ospiti quasi non sono intervenuti), ha spiegato per dieci minuti quello che le stava a cuore sul Recovery Fund (con l’aria non disinvolta – va detto – di certe studentesse alle interrogazioni programmate). La perla di Meb, a fine puntata, è stata la negazione di ogni tensione nella maggioranza quando ha concluso sicura: “Non c’è una minaccia di crisi di governo”. Ma come? Ma se da una settimana Italia Viva minaccia proprio questo? Forse, invece di criticare la Gruber, farebbe meglio a cambiare ghost writer.

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