Autostrade, Conte: “I Benetton ci prendono in giro. Così c’è solo la revoca”

Di Lara Tomasetta
Pubblicato il 13 Lug. 2020 alle 10:09 Aggiornato il 13 Lug. 2020 alle 10:26
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Immagine di copertina

“I Benetton non hanno ancora capito che questo governo non accetterà di sacrificare il bene pubblico sull’altare dei loro interessi privati. Hanno beneficiato di condizioni irragionevolmente favorevoli per loro: può bastare così”. Così il premier Giuseppe Conte, in una intervista alla Stampa. E sul Fatto Quotidiano ribadisce: “È altrettanto inaccettabile la pretesa di Aspi di perpetuare il regime di favore in caso di nuovi inadempimenti degli obblighi di concessione”, “i Benetton non prendono in giro il presidente del Consiglio, ma i famigliari delle vittime del ponte Morandi e tutti gli italiani”.

Lo scontro tra Conte e i Benetton è alle battute finali. Ancora 24 ore prima della decisione sul destino di Autostrade. Il governo sarebbe orientato a procedere alla revoca della concessione martedì 14 luglio in Consiglio dei ministri, anche se la riunione non è ancora stata ufficialmente convocata. La precondizione per evitarla — posta dal premier Conte, supportata dai Cinque Stelle — non verrebbe soddisfatta: cioè la totale estromissione di Atlantia dalla controllata Autostrade attraverso la vendita ad investitori pubblici e privati dell’88% che la capogruppo detiene nella società concessionaria.

Sul dossier autostrade il premier Giuseppe Conte porterà in Consiglio dei ministri una proposta di mediazione solo se “irrinunciabile”. Ma i partiti sono divisi: il Pd ritiene che la proposta dell’azienda soddisfi gran parte delle richieste poste dall’esecutivo e che ponga dunque buone basi. Il M5s si presenta al tavolo con una posizione assai rigida: “Revoca o fuori i Benetton”. Mentre Italia viva ritiene “surreale” il dibattito sull’ingresso dello Stato in Aspi. Divergenze che fanno dire a Gianni Mion, presidente di Edizione, la holding di Benetton, che la “proposta è seria” ma “non c’è ottimismo” su un’intesa.

Ma Conte si sente appunto “preso in giro”: “La mia sensazione è che Autostrade, forte dei vantaggi conseguiti nel tempo e di una concessione irragionevolmente rinforzata da un intervento legislativo, abbia scommesso sulla debolezza dei pubblici poteri nella tutela dei beni pubblici. A un certo punto Aspi si è irrigidita confidando, evidentemente, nella caduta del mio primo governo. Con questo nuovo governo si è convinta di avere forse delle carte da giocare e ha continuato a resistere. Solo all’ultimo si è orientata per una soluzione transattiva. La verità è che le varie proposte transattive fatte pervenire da Aspi non sono soddisfacenti”. Il premier è intenzionato a proseguire la linea dura nella trattativa con Autostrade. “Lo Stato ha il dovere di valutarle per lo scrupolo di tutelare l’interesse pubblico nel migliore dei modi possibili. Ma adesso dobbiamo chiudere il dossier ed evitare il protrarsi di ulteriori incertezze”.

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