Caro Pd, con l’aggressione del Cinema America dovevi far vedere chi sei. E invece sei sempre lo stesso

Di Lara Tomasetta
Pubblicato il 17 Giu. 2019 alle 17:07 Aggiornato il 17 Giu. 2019 alle 17:24
0
Immagine di copertina

Aggressione Cinema America Pd | Una notte d’estate, 4 ragazzi passeggiano per le stradine del quartiere Trastevere a Roma, uno di loro indossa una maglietta brodeaux con il logo di una piccola associazione di volontari amanti del cinema. Si chiacchiera, l’ora è tarda e il rumore dei passi sui ciottoli del marciapiede in via San Francesco a Ripa è sempre più fioco.

La notte a Roma è bella, le luci gialle diffondono una luce rilassante e dipingono i lampioni della Capitale, il caldo torrido lascia spazio a un venticello che allevia le fatiche del giorno e la temperatura permette di godere della città nel suo momento di quiete. Nel suo momento migliore. Magari dopo aver visto un bel film in piazza.

“Mi hanno chiesto se fossi antifascista, poi mi hanno tirato una testata sul naso”: parla il ragazzo aggredito a Roma

Improvvisamente una voce, più voci, i passi sempre più fitti di qualcuno avanzano alle spalle.

“C’hai la maglietta dei cinema America, toglila. Sei antifascista?”.

I ragazzi si voltano e si ritrovano prede in trappola, circondati da 4, poi 6, poi 10 persone che insultano, brandiscono bottiglie di birra e urlano. È un agguato.

Non c’è modo di ragionare, non c’è modo di stabilire un dialogo, lo scopo ultimo è l’intimidazione, la violenza. L’antifascismo è la scusa per colpire, per aggredire.

“Togli la maglietta! Togli quella maglietta”. “Non tolgo la maglietta, vado al cinema America da quando avevo 13 anni”.

Le intimidazioni diventano presto azioni concrete: il ragazzo della maglietta viene colpito con una testata sul naso, un altro riceve una bottigliata in testa.

La tranquilla passeggiata notturna si trasforma in breve tempo in un incubo immotivato, un film di paura.

Nel 2017 un’aggressione analoga era accaduta all’Esquilino nei confronti di un minorenne che era stato massacrato di botte perché indossava anche lui la maglietta del Cinema America. Ma quella notte nessuno parlava di “antifascismo”.

Oggi la maglietta la indossano invece i consiglieri del Pd in Campidoglio.

E dal Pd arriva la flebile voce di colui che in molti hanno soprannominato il “bello addormentato”, il segretario del partito Nicola Zingaretti che in un post su Twitter scrive: “siamo tutti il Piccolo America. Dalla parte dei ragazzi che riempiono di cultura le serate di Roma. Siano al più presto individuati gli squadristi di questa notte. A Roma non si può accettare una violenza così”.

Parole deboli cui non seguono atti concreti. Troppo garbo da sinistra borghese perfino per chi, come Zingaretti, sin dal suo insediamento è ancora in attesa del momento buono per lanciarsi in qualcosa di meno pavido rispetto a una rincorsa disperata del conflitto interno al partito.

Aggressione Cinema America Pd | Roma, violenta aggressione ai ragazzi del Cinema America: “Toglietevi la maglietta, siete antifascisti”

Gli fa eco Carlo Calenda, che dà del suo meglio in un retweet degno delle migliori parabole di coraggio e condanna: “Mio figlio indossava la stessa maglietta alla manifestazione di piazza del popolo. Questo paese sta ridiventando pericoloso. Ed è una cosa che tocca tutti”.

Questo Paese sta diventando pericoloso, ma il Pd, di grazia, cosa sta facendo?

La sinistra delle periferie, della difesa degli ultimi, del ripartire dalla piazza, dalle persone comuni, si è dimenticata che la politica vera non si fa a suon di tweet o di post su Facebook, e che non basterà indossare una maglietta al Comune per far sentire la propria presenza.

Quattro ragazzi sono stati violentemente aggrediti e picchiati senza alcun motivo in un Paese in cui la violenza – verbale e fisica – è la manifestazione massima dell’italico pensiero, e il Pd cosa fa? Dove sta?

Qualcuno del Pd era a San Cosimato ieri sera? Troppo comodo appropriarsi delle battaglie altrui seduti su una sedia.

Dice bene la Cirinnà, “mentre ci attardiamo in polemiche piccole e incomprensibili per il nostro elettorato, c’è un Paese che da noi aspetta parole radicali e coraggiose: difesa dei diritti civili e promozione dei diritti sociali, difesa della libertà e della democrazia nella costruzione dell’eguaglianza. Possiamo farcela, ma dobbiamo abbandonare una prudenza forse eccessiva e riscoprire il coraggio, perché senza coraggio non esiste sinistra”.

Esatto. E allora dove lo avete nascosto il coraggio? il Paese non aspetta solo parole coraggiose. Il Paese aspetta gesti, posizioni, azioni. Il Paese vi aspetta in strada, nei quartieri bui, nella violenza degli estremismi, nella vigliaccheria dei lupi con gli agnelli e agnelli con i lupi. Il Paese vi aspetta. Non vi aspetta sui social.

0
Accesso

Se non ricordi la tua password o in precedenza usavi un account social (Facebook, Google) per accedere, richiedi una nuova password.