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Care Sardine, ma quale Erasmus? Sulla sofferenza del Sud non si scherza

Il movimento nato a Bologna propone uno "scambio interculturale", dimenticando che al Sud sono obbligati a emigrare perché non c'è più niente

Di Veronica Di Benedetto Montaccini
Pubblicato il 12 Feb. 2020 alle 16:16 Aggiornato il 12 Feb. 2020 alle 17:45
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Immagine di copertina
Mattia Santori, leader della Sardine Credit: Facebook 6000 Sardine

Ultimamente le Sardine stanno perdendo colpi. Dopo la foto con Benetton, la nuova polemica riguarda la proposta fatta dal Movimento al ministro Giuseppe Provenzano: un Erasmus tra Nord e Sud Italia.

Accerchiato dai microfoni, davanti a uno schieramento di giornalisti sotto Palazzo Chigi, Mattia Santori l’ha detto davvero: “Tra le nostre proposte, per cambiare il paradigma, perché non ripristinare fin dall’Università una sorta di Erasmus tra regioni del sud e del nord? Perché un napoletano non può farsi sei mesi al Politecnico di Torino e un torinese sei mesi a Napoli o a Palermo per studiare archeologia, arte, cultura o diritto?”.

Quello di ieri era il primo incontro ufficiale tra movimento e governo. E Mattia Santori se l’è giocato così. Male.

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La frase dell’Erasmus è un’idea fanciullesca, dato che paragona le regioni del Sud a quelle del Nord o fuori dall’Italia. Santori è stato quantomeno un po’ naif.

Care Sardine, ma lo sapete quanti studenti meridionali abbandonano gli atenei del sud perché hanno chiuso interi corsi di laurea, non ci sono borse di studio, mense, alloggi? Per l’anno 2016-2017 su 685.000 iscritti meridionali, più di 153.000 sono andati a studiare negli atenei del Nord. Uno su quattro.

I dati sono desolanti. Secondo l’ultimo rapporto Svimez nel sud Italia ci sono più emigrati che immigrati: oltre 2 milioni nel periodo compreso tra il 2002 e il 2017, di cui 132.187 nel solo 2017. La ripresa dei flussi migratori è, secondo Svimez, “la vera emergenza meridionale, che negli ultimi anni si è via via allargata anche al resto del Paese”.

E una volta andati al nord, i ragazzi non tornano. Perché non è un viaggio di divertimento con gli aperitivi e la spensieratezza di chi va a scoprire un posto nuovo, è un esilio forzato dagli affetti, dalle case, dai luoghi in cui si è cresciuti.

Siete un giovane movimento capace di riempire le piazze, di riscaldare gli animi, di far fronte comune contro il linguaggio che vomita odio. Non diventate turbo-mondialisti con proposte nonsense. Lasciate il geniale programma di mobilità studentesca dell’Unione europea, che dal 1987 muove generazioni e generazioni di studenti, agli Atenei che funzionano.

Il Mezzogiorno prima di fare degli “Erasmus” deve risanare la ferita dello spopolamento, la piaga delle infrastrutture inesistenti, l’emorragia di risorse umane, oltre che l’assenza di politiche industriali.

Care Sardine, sulla sofferenza del Sud non si scherza.

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