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Salvini grida al complotto, ma la riforma del Mes è stata avviata proprio dalla Lega

L'ipocrisia di un partito che, a parole, ha (quasi) sempre criticato il Fondo salva-Stati, ma nei fatti ha avallato, sostenuto e sposato il suo processo di revisione. Il commento di Lorenzo Tosa

Di Lorenzo Tosa
Pubblicato il 28 Nov. 2019 alle 19:13
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Credit: Facebook

Mes, Salvini grida al complotto ma la riforma è stata avviata dalla Lega

“Complotto”, grida Matteo Salvini. “Alto tradimento”, tuona Claudo Borghi. “Congiura perpetrata ai danni dell’Italia”, ripetono come un disco rotto i deputati leghisti, che ieri sera, durante la discussione in Aula sul Mes, sono addirittura scesi nell’emiciclo strattonando il presidente della Camera Roberto Fico e minacciando i colleghi della maggioranza.

Il tutto di fronte agli occhi increduli di due scolaresche in visita proprio in quelle ore in Parlamento. Uno spettacolo indecoroso. Eppure, se questo fosse ancora un Paese normale, oggi l’intera stampa italiana non titolerebbe sulla mega-rissa da saloon ingaggiata dalla Lega con i presunti “traditori del popolo italiano” ma sull’ipocrisia di un partito che, a parole, ha (quasi) sempre criticato il Mes, ma nei fatti ha avallato, sostenuto e sposato il suo processo di revisione, a braccetto con il governo gialloverde di cui faceva parte.

È il dicembre 2018 quando l’esecutivo Conte I, di cui la Lega fa parte, avvia i negoziati di modifica del Fondo Salva-Stati. Matteo Salvini partecipa ad almeno due Consigli dei ministri in cui all’ordine del giorno c’è proprio il Mes. Ma agli atti a verbale non risulta neppure un fiato da parte del vicepremier.

I negoziati, nel frattempo, vanno avanti. In quei primi mesi del 2019 il dibattito sul Mes è praticamente inesistente su tv e social. La Lega abbozza e tace, e, intanto, nel silenzio delle stanze parlamentari, non fa nulla per fermarlo.

Come ricorda Valerio Valentini sul Foglio, l’allora ministro per gli Affari Europei, Paolo Savona (quello su cui il Presidente della Repubblica ha posto addirittura il veto all’Economia per le sue posizioni No Euro), nella “Relazione programmatica sulla partecipazione dell’Italia all’Unione europea per l’anno 2019” aveva scritto: “Quanto al Mes, l’Italia sarà favorevole ad iniziative volte a migliorare l’efficacia degli strumenti esistenti, rendendone possibile l’utilizzo ed evitando l’attuale effetto ‘stigma’”.

Una relazione approvata senza se e senza ma dalla stessa Lega. La stessa Lega che, tra fine febbraio e inizio marzo 2019, all’interno della commissione Bilancio presieduta proprio da Claudio Borghi, ha approvato in due differenti sedute la relazione del deputato leghista Ribolla che riconosceva l’impatto del Mes. Anche in quel caso, nessuna polemica, nessuno strattone, nessuna sedia lanciata.

Se era un “complotto” ordito da oscuri eurocrati filo-tedeschi, deve essere nato nelle ultime 24 ore perché, fino a quando la Lega è stata al governo, i negoziati per la revisione del Mes sono andati avanti lisci come l’olio senza che nessun leghista abbia mai eccepito alcunché.

Ma la comunicazione, si sa, in Italia vale molto di più di una relazione o di un verbale di commissione. E allora quale migliore occasione di una seduta parlamentare come quella di ieri sera per puntare il dito contro Conte, contro il Pd, contro il governo giallorosso, tutti succulenti agnelli sacrificali da utilizzare per la propria propaganda sovranista. Tanto poi, si sa, la mattina dopo basta un anello e una proposta di matrimonio in diretta parlamentare per far dimenticare agli italiani incoerenze e ipocrisie di dodici mesi.

E anche questa sera il “popolo” potrà tornare a chiudere gli occhi con la serenità di essere stati protetti dai sedicenti sovranisti dalle grinfie dell’Europa delle banche, da Frau Merkel e dal governo italiano prono ad ogni suo desiderata. Con tanti auguri di matrimonio. E figli maschi.

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