Adesso Salvini accusa Sala di sessismo. Proprio lui che ha appena scatenato gli haters sull’orale di Lucia Azzolina

Il sindaco di Milano viene accusato di critiche sessiste per aver attaccato Lucia Borgonzoni sulla maglietta di Bibbiano in parlamento. Ragionamento misero e manipolatore. Il commento di Giulio Cavalli

Di Giulio Cavalli
Pubblicato il 30 Dic. 2019 alle 12:14 Aggiornato il 30 Dic. 2019 alle 16:43
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Immagine di copertina

Salvini contro Sala: “Sessista”. Parla lui, che ha appena scatenato gli haters contro Lucia Azzolina

E così alla fine, dopo il maglioncino a collo alto, Matteo Salvini annusando le prossime elezioni regionali in Emilia-Romagna, diventa anche un radical chic, uno di quelli che si permette il lusso di accusare di sessismo gli avversari politici da strenuo difensore delle donne e della loro dignità.

Potrebbe essere anche una buona notizia, a pensarci bene, se non fosse che l’inaspettato ravvedimento del leader leghista arriva per difendere la propria candidata Lucia Borgonzoni dalle critiche del sindaco di Milano Beppe Sala, che nulla hanno a che vedere con il sessismo.

“È vergognoso pensare che la destra sia rappresentata da una persona nota per essere andata in Parlamento con una maglietta del genere”, ha detto Sala riferendosi alla Borgonzoni durante un evento in sostegno del candidato di centrosinistra Stefano Bonaccini: il sindaco di Milano parlava della sceneggiata della parlamentare leghista che in Aula indossò una maglietta con la scritta “Parliamo di Bibbiano”.

Vedere nell’espressione di Sala una critica all’abbigliamento della Borgonzoni è un ragionamento talmente misero e manipolatore che non meriterebbe nemmeno una discussione, ma la carenza di eventi e di argomenti ha reso l’uscita di Salvini l’ennesimo caso politico. “Fosse stato detto di una donna di sinistra, l’avrebbero già dichiarata martire! Io comunque ho le spalle larghe: agli insulti del Pd rispondo con il sorriso, l’impegno e la forza delle idee”, ha tuonato Salvini con la solita sicumera da martire via social.

Eppure dovrebbe essere facile intuire che la critica non abbia nulla a che vedere con la maglietta in quanto maglietta ma verta piuttosto sullo slogan come unico atto politico. Ma c’è un altro punto interessante: Matteo Salvini (e la sua Bestia che gestisce i social) da sempre ha giocato sul sessimo come feroce attacco contro gli avversari.

L’esempio della bambolina gonfiabile usata sul palco per parlare di Laura Boldrini è solo l’apice di una gogna maschilista che ha vomitato ciclicamente contro gli avversari. Giusto ieri, tanto per capirsi, la neo-ministra della scuola Lucia Azzolina del Movimento 5 Stelle è stata data in pasto con un’ammiccante foto e un riferimento all’esame orale, come se non sapessero anche i bambini che l’associazione risulta perfetta per i commenti bavosi dei leghisti tutti in fila (“Di orale può fare altro sta qui” e “Bè la faccia da po..ini ce l’ha…” sono solo alcuni dei commenti vomitati sotto il post di Salvini). Ma davvero, dov’è la credibilità?

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