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Il ritorno tra i banchi: il lockdown ha incentivato le disuguaglianze?

Di Vittoria Zaccari
Pubblicato il 26 Ago. 2020 alle 18:40 Aggiornato il 26 Ago. 2020 alle 19:16
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Tutti reclamiamo l’apertura della scuola e che sia garantito assolutamente il diritto classico allo studio. Ma come affronteranno gli alunni questo reinserimento? A pochi giorni dall’apertura della scuola nell’immaginario collettivo sembra non essere presente una salda percezione che ciò avverrà sebbene le rassicurazioni dal MIUR e dai media. Il virus continua a forgiare la coscienza collettiva e ad attivare incertezza, paure, timori e insicurezze.

Le misure precedenti assunte dal governo di chiusura, isolamento e distanziamento sociale, volte alla tutela della salute delle famiglie italiane, hanno pesato in modo significativo su bambini e adolescenti. Sono loro quelli che hanno pagato un prezzo particolarmente alto durante il lockdown. Non poter andare a scuola, non poter vedere le proprie maestre, i propri professori, i propri compagni di classe, non poter correre, fare sport, giocare all’aperto con i propri amici, assistere alle difficoltà familiari economiche e sociali ove presenti, ha certamente avuto un impatto.

Sebbene la letteratura medica dimostri che i bambini/adolescenti sono meno suscettibili al Covid-19, sono stati sicuramente loro i più colpiti dall’impatto psicosociale di questa pandemia. Diversi studi negli ultimi mesi hanno divulgato dati circa la salute mentale e il benessere psicologico di bambini e ragazzi essendosi trovati in modo improvviso a “stoppare” il loro percorso didattico nonché evolutivo documentando un significativo impatto psicologico. Sicuramente dopo un lungo e faticoso lockdown, tutti siamo stati richiamati alla normalità e alla “libertà”. Tuttavia, sebbene una fetta di popolazione sembra essere tornata ad una serena normalità, con un grado di controllo e vigilanza sul virus modesto e accettabile, diversi atteggiamenti disfunzionali si sono osservati e prodotti: negazionisti-iperallarmati/ipervigili.

Come hanno influito tali atteggiamenti sui ragazzi? Alcuni esempi eclatanti possono essere facilmente riconducibili alla frenetica vita mondana a cui molti si sono esposti nelle ultime settimane senza valutare il rischio e senza, forse, un richiamo indiretto alla responsabilità. Molti hanno avuto la possibilità di fare delle vacanze appaganti, ristorative, visitare posti bellissimi. Altri non hanno potuto perché reduci delle indirette conseguenze economiche familiari o sociali del lockdown, continuando a rimanere nella propria casa, impossibilitati nel fare una vacanza. Le differenti condizioni economico-sociali e psicologiche, non possono essere ignorate. Potrebbero incrementare le disuguaglianze. Inoltre, pongono una domanda che nasce spontanea: cosa pensano i bambini e i ragazzi relativamente al rientro a scuola essendo ancora “nell’aria” il virus? Come si sentono? Come ha influito la pandemia, il lockdown e la brusca sospensione scolastica sulla loro vita? Come è vissuto allo stato attuale il timore del ”Nemico Covid”? Sono tutti pronti ad affrontate la vita scolastica canonica senza che l’impatto pandemico abbia lasciato traccia o avuto, in alcuni casi, soprattutto di ragazzi bambini affetti da difficoltà psicologiche esiti negativi? I docenti sono pronti ad accogliere gli esiti da coronavirus? Sebbene tutti reclamino l’apertura della scuola e che sia garantito il diritto classico allo studio è fondamentale non perdere di vista il “come” si affronterà questo reinserimento.

È dovere delle istituzioni e della scuola, quale canale educativo per eccellenza, tutelare il benessere psicologico, affrontare il “lutto” dello stop per l’emergenza Covid-19. È importante che gli eventi pregressi siano elaborati, affrontati e che tutti vicarino su possibili difficoltà che la pandemia ha slatentizzato, esacerbato difficoltà psicologiche o elicitato atteggiamenti di negazione.

Inoltre, sono da attenzione non solo gli effetti psicologici che potrebbero essere insorti ma i costi che tutti ragazzi hanno dovuto pagare: essersi sentiti poco compresi; non essere immersi nella routine quotidiana; aver interrotto la cooperazione con i pari; aver avuto difficoltà nel consolidamento di alcune competenze accademiche; aver riscontrato difficoltà nella Didattica a Distanza (basti pensare a tutti i bambini o ragazzi affetti da disturbi del neurosviluppo o difficoltà emotivo-comportamentali); non aver avuto l’accesso a tutti mezzi informatici; non aver avuto la disponibilità dei genitori o aiuti esterni; ecc.

Si alla riapertura delle scuole, quale bene essenziale per la società e la vita di ogni cittadino, ma attenzione all’accompagnare gli alunni in questa nuova fase. Questo reinserimento scolastico avviene sulla scia delle conseguenze e comunque sotto la minaccia costante, in vivo, del virus. Non tutti saranno sereni. C’è chi si sentirà in allarme e in ansia in quanto potrebbe contrarre il virus; chi in modo onnipotente si percepirà immune. Chi sarà pressato dall’esterno nel mantenere un atteggiamento ipervigile e iperprudenziale. Chi sarà condizionato a mantenere comportamenti di eccessivo evitamento e così via.  Sebbene questi aspetti possano apparire utili, per alcuni, per gestire il virus, attenzione all’altra faccia della medaglia: l’ipersensibilizzazione e l’induzione a non trasgredire le norme potrebbe innescare un circolo vizioso che rinforza vissuti di ansia e allarmismo o di contro atteggiamenti di sfida e oppositività.

Resta fondamentale educare alle regole con modalità psicoeducative, veicolare messaggi di
responsabilità condivisa, evitare divieti esasperando i conflitti ma promuovere regole che siano condivisibili, flessibili ma formulate in modo chiaro specificandone l’utilità e il significato, costruire un dialogo adatto alla loro età validando le emozioni che i ragazzi stanno vivendo attraverso momenti di condivisione.

Dunque, accompagnare i ragazzi per mano, far si che si sentano più forti e sicuri, consapevoli che si può combattere e vincere anche una battaglia difficilissima come quella che condividiamo contro il coronavirus. Genitori, pediatri, psicologi, assistenti sociali, ospedali, autorità, governo e organizzazioni non governative hanno un ruolo importante da svolgere per mitigare gli effetti negativi psicosociali del Covid-19 su bambini e adolescenti. Fornire i servizi di base, la sicurezza sociale, l’assistenza medica e ridurre al minimo le disuguaglianze tra i bambini dei diversi strati della società sono le priorità principali.

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