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Mes-tatori: perché è opportuno ripristinare le pene corporali per chi dice No al Mes

Di Mimmo Lombezzi
Pubblicato il 14 Ott. 2020 alle 22:40 Aggiornato il 15 Ott. 2020 alle 11:35
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Immagine di copertina
Meccanismo salva Stati Credits: ANSA

Prima che Mao diventasse una statua di plastica nello studio di Chiambretti i funzionari cinesi corrotti venivano fucilati, e questa “tradizione” – una delle poche eredità del comunismo – arriva sino ai giorni nostri. A Sumatra il gioco d’azzardo viene punito con la fustigazione, che nel mondo musulmano contempla però anche una versione light, “moderata”: l’esecutore, dicono gli ulema, deve frustare le chiappe del reo, reggendo un Corano sottobraccio che impedisce di infliggere colpi troppo duri.

Cito questi esempi per dire che anche in Italia, con buona pace di Beccaria e di “Nessuno tocchi Caino”, occorrerebbe un ripristino, almeno temporaneo , delle pene corporali per i crimini economici, specie quelli di tipo colposo, che nascono cioè dalla dabbenaggine o dal calcolo elettorale.

Un paese che ha perso un milione di posti di lavoro e quasi il 10 per cento del PIL, quando già annaspava per emergere da una crisi decennale, non può più permettersi sprechi, “esperimenti” e apprendisti stregoni. Prendiamo la formula magica di Toninelli : “il calcolo costi & benefici”. Applicato anche al tunnel del Brennero, questo mantra è emerso ogni volta che c’era da smontare le scelte dei governi precedenti –  dall’euro, ai vaccini, alla Tav, alla Tap, alle Olimpiadi, ai vitalizi, ai Salvabanche, all’Ilva- ma oggi che l’Italia fronteggia la Seconda Ondata è il momento di chiedersi: quali sono i costi e i benefici di questo continuo stop-and-go ? Quali sono i costi del ritardo criminale nel ricorso ai fondi europei immediatamente disponibili, quelli del MES? Se in Italia avessimo un tv libera, questo sarebbe il tema di un’intera serie di speciali, ma oggi non credo che li lascerebbero fare neppure all’ottimo Sigfrido Ranucci. Per fortuna qualcuno ha cominciato a lanciare l’allarme.

“Se avessimo usato quelle risorse per un sistema sanitario di prossimità, territoriale, oggi non dovremmo affrontare la seconda ondata senza aver investito nulla sul futuro – dice a TPI Ivan Pedretti segreario Spi-Cgil – qui a Roma ci si preoccupa del fatto che le persone si ammassano sui bus, ma se non ci sono più corse e ci sono meno automezzi, diventa inevitabile. Si sarebbe dovuto investire per avere più bus, corse, più personale. Sconteremo presto il fatto di non averlo fatto. Lo stesso vale sul piano sanitario. Occorrono più medici di medicina generale, più infermieri, più assistenti sociali. C’è il tema delle case della salute territoriali, della ridefinizione del sistema ospedaliero, di un intervento sociale per evitare che le pandemie entrino nelle Rsa.

E poi ci sono gli investimenti sull’innovazione, come il fascicolo sanitario elettronico che permetterebbe al tuo medico di sapere che patologie hai. Il Mes è un’occasione che rischiamo di perdere. Gli altri fondi europei destinati alla sanità sono 9 miliardi, da dividersi fra 27, mentre col Mes avremmo a disposizione 35 miliardi per intervenire sul sistema sociosanitario. Il governo negli ultimi 2 anni ha messo a disposizione della sanità quasi 2 miliardi che non possono bilanciare un taglio, avvenuto negli anni precedenti, di oltre 10 miliardi . La pandemia ha fatto implodere una situazione già difficile e ora abbiamo liste di attesa che si allungano del 40 o 50 per cento non solo per i vaccini ma per tutte le patologie precedenti il Covid. In una sanità centrata sugli ospedali è chiaro che, se il virus rallenta il funzionamento dell’ospedale rallenta tutto il resto e questo è drammatico per i malati oncologici, cardiopatici diabetici che avrebbero bisogno di assistenza quotidiana”.

Sul Foglio Luigi Marattin che ha spiegato che le code di 7 ore per un tampone sono anche il frutto nel No al Mes : “Se lo avessimo attivato a metà maggio- ha scritto  – “ci avrebbe coperto le spese sostenute fin da febbraio, ad un costo 25 volte inferiore a quello che abbiamo sostenuto indebitandoci (a maggio il rendimento dei Btp era sopra il 2 per cento). Alessandro Berta (direttore generale di Confindustria a Savona) va anche più in là: “il MES libererebbe altre risorse che potrebbero essere spese sul territorio per fare anche micro-infrastrutture , che possono partire subito in attesa dei grandi investimenti , del Recovery Fund : scuole, completamento della digitalizzazione in varie regioni, strade provinciali , interventi ambientali… Sono cose che si potrebbero fare velocemente in tutto il paese con micro-appalti che si finalizzano in un mese e mezzo, ma avremmo bisogno di risorse che oggi sono impegnate nella sanità. Con i soldi del MES che sono disponibili domattina verrebbero liberate. E’  una sciocchezza dire che il MES e i Recovery Fund sono alternativi . Sono due sistemi completamente differenti e con vincoli diversi. Per il MES usato per la sanità non ci sono vincoli e risparmierei interessi fra 5 e 8 miliardi facendo ripartire le piccolo e medie imprese”

Tito Boeri, che non le mandava a dire al governo neppure quando era presidente dell’Inps , ha denunciato sia in tv che in un libro (1) sia il mezzo flop del Reddito Di Cittadinanza sia il disastro di Quota Cento. Se il primo non raggiunge moltissimi poveri perchè metà dei percettori non sono poveri e disincentiva la ricerca di lavoro, “Quota 100” impatta direttamente sulla Seconda Ondata “ perché – ha detto a La7 (3)- ci ha disarmato davanti alla crisi Covid lasciando ospedali sguarniti senza personale paramedico e amministrazioni pubbliche in difficoltà”. Boeri ha criticato anche il “Metodo Serra Creativa“, adottato dal governo per i progetti del Recovery Fund. Dopo aver chiesto a tutte le amministrazioni pubbliche di formulare progetti, ora Conte si trova davanti a una giungla di proposte da sfrondare col machete, come Fidel Castro quando partecipava , sudato ilare e ‘macho’, alla “ZAFRA”.

C’è però una differenza: Castro aveva davanti a sé i tempi lunghi, le discese ardite e le risalite del socialismo caraibico, mentre sulla chioma ben pettinata di Conte pende la spada di una recessione balcanica. “Il MES è una istituzione preziosa perché ha dato un contributo decisivo per risolvere le crisi di paesi che avevano perso l’accesso al mercato –  spiegava invano alla Camera il professor Giampaolo Galli il 6/11/2019 (2)- Il solo fatto che esista è un fattore che tranquillizza i mercati e rende meno probabile il ripetersi di situazioni di crisi. In sostanza, il MES è un’assicurazione che noi paghiamo, come tutti gli altri, e che non solo ci protegge in caso di crisi, ma anche riduce la probabilità che la crisi si verifichino…”

E ai latrati di chi tutt’ora insulta “La culona Tedesca” spiegava che “Il MES rappresenta una notevole manifestazione di solidarietà dei paesi più solidi dell’Eurozona, a cominciare dalla Germania che è il suo principale contribuente, nei confronti dei paesi più fragili, tra cui il nostro… La Germania contribuisce con la quota più elevata (pari al 26,9 per cento), anche se la sua rischiosità, misurata dagli spread o dai CDS è la più bassa dell’eurozona. L’Italia contribuisce con una quota del 17,8 per cento che corrisponde a 14 miliardi di capitale versato e 125 miliardi di capitale autorizzato”.

Gli unici che non sembrano accorgersi della gravità sella situazione e dell’urgenza di intervenire sono gli Assassini di Congiuntivi: da Barbara Lezzi che sta all’economia come la xilella alla silvicoltura, all’ineffabile Di Stefano, il sottosegretario alla geografia, che nel giorno della mega-esplosione di Beyrut offrì la sua solidarietà ai Libici , senza dimenticare quel genio della diplomazia internazionale che confondeva il Cile col Venezuela.

Da quando è ministro degli esteri Di Maio si è segnalato soprattutto per i suoi silenzi: sui lager degli Uiguri in Cina, sui pestaggi degli oppositori a Hong Kong, sugli omicidi di oppositori in Russia e ora sul massacro del Nagorno-Karabach. Si potrebbe dire che con Di Maio agli esteri i “Diritti Umani” stiano regredendo all’epoca di Berlusconi e del suo clan di amici-dittatori : da Putin a Erdogan, da Orban a Lukashenko, scendendo sino a Kouchma ed ad Afeworki.

Purtroppo l’opposizione al MES è l’ultima bandiera ideologica che resta in mano ai Grillini. Dopo che hanno ceduto tutte le altre, in un lunghissimo strip-tease , in cui cadevano i guanti, la sciarpa, la guépière, il reggiseno, gli slip. Il MES è come il cache-sex, l’ultima foglia di fico , di una classe digerente che ha avuto un unico merito : arginare Salvini e la svolta verso l’Ungheria.

Ma, se nei prossimi mesi, l’economia andrà a catafascio, se il guinzaglio di Zingaretti verrà strappato, sarebbe giusto sin da ora, prospettare per i responsabili del disastro fustigazioni pubbliche e gogne. Gogne vere, con i pomodori, non “mediatiche”, come quelle così spesso usate dal Movimento contro dissidenti e oppositori. Se ciò avverrà – e spero proprio di no – affiderei la frusta alla fascinosa Cristina Bicceri, la serissima coordinatrice ligure di “Italia in Comune” che oltre ad aver rubato a Mara Carfagna il primato politico della bellezza è, come Mara, una che non le manda a dire: “Siamo in emergenza e servono immediatamente soldi per potenziare le strutture sanitarie – ha scritto su Fb – i reparti di terapia intensiva, per assumere personale, per mettere in pratica il tracciamento e la diagnostica. La posizione sul MES di M5s non è ideologica. È criminale”.

NOTE:
(1) “
Riprendiamoci lo Stato: Come l’Italia può ripartire (Feltrinelli) scritto con Sergio Rizzo 

(2) Giampaolo Galli Osservatorio sui conti pubblici

(3) https://www.la7.it/omnibus/video/la-maggioranza-tra-mes-e-recovery-fund-lintervista-a-tito-boeri-quota-100-un-disastro-per-litalia-25-09-2020-341511

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